14 novembre 2014

Chiama i ricordi col loro nome

Volta la carta e finisce in gloria.
(Fabrizio De Andrè)

Ascoltare le canzoni giuste funziona come una cura terapeutica praticamente per tutto. Non smetterò mai di ripetere che certi brani sono in grado di descrivere la mia vita attraverso piccole frasi estrapolate dal contesto originario.

Anche certi cibi, fondamentalmente, descrivono la mia vita attuale, rimbalzata tra la nuova cuccia minimalista bolognese nella quale mi sono amichevolmente ritrovata per intrecci di preziose amicizie e la precarissima stanzetta della residenza universitaria dove mi appoggio due/tre notti a settimana per inseguire un sogno in bocciolo dalla scorsa primavera.

Apri il frigorifero e trovi buste di insalata bio pronta, immancabili scatole di hamburger vegetali elegantemente impilate, confezioni di minestrone surgelato. In dispensa troneggiano i cibi più rapidi e meno distruttivi concepiti dall'industria alimentare. Insomma, la mia voglia di cucinare è pari a zero e si traduce in sporadicissime infornate di dolci per la gioia del mio nuovo coinquilino, che chiameremo l'Informatico per comodità di identificazione. Preferisco mangiare fuori, il che la dice lunga sul nuovo corso di una vita che sembra spaziare senza confini.

Però mi perdo in certi vicoli guardando panni stesi e ascoltando dialetti misteriosi. Annuso profumi profondi di pomodoro, aglio, crema, effluvi di pasticceria che si intrecciano all'odore denso del mare, conosco gente nuova che sembra incastrarsi perfettamente in questa urgenza di vita più leggera, meno zavorrata, quasi "strana" secondo un aggettivo che si rincorre su whatsapp da qualche tempo a questa parte.

Non c'è nulla di strano nel voler essere una nuova se stessa.

For once in my life I have someone who needs me
Someone I've needed so long
For once, unafraid, I can go where life leads me
Somehow I know I'll be strong
E quel qualcuno, in fondo, sono io.