23 gennaio 2013

Ogni tanto ci vuole un po' di classico: come il tubino nero, il n°5 di Chanel e i Levi's 501

Non ho mai avuto uno spiccato senso materno: ho più un senso gatterno, vedendo come mi comporto con il mio adorato felino che se ne sta allumacato a dormire su qualche cuscino disperso.
Non sono spiccatamente mamma ma mi piace fare la chioccia con gli amici: li coccolo preparandogli da mangiare. Ho sempre avuto lo spirito di accoglienza da porto di mare e la mia casa è aperta a tutte le ore e per tutte le esigenze amicali possibili: storie finite, emergenze sentimentali, paranoie, discussioni in famiglia. C'è spazio per tutti sul lettone dove confidarsi, confortarsi e confrontarsi, finché non ci si addormenta in una spiaggia di briciole di biscottini e spuma di cioccolato sparsa.

Stasera era la volta del Bàttero (sì, l'accento sulla prima), l'amico batterista che conosco da poco meno di metà vita e che ha punteggiato di chiacchiere e musica tantissime serate bolognesi. Il Bàttero sbeffeggia il gergo gggiovane e ride, noccheggia sul tavolo e snocciola gossip, ramazza idee per i suoi mille progetti musicali e ti abbraccia, sudando adrenalina, alla fine dei concerti.
È una di quelle figure più o meno indescrivibili quanto a importanza perché è lì, come i monoliti di Stonehenge: senza tempo, inderogabile e inamovibile. Arriva, si gira una paglia e comincia la serata.

Per questo gli dedico un classicone della pasticceria, riarrangiato per le sue rullate poco convenzionali: intollerante per quanto mi riguarda, ma perfetto per i celiaci perché non ha farina. Le dosi sono per tre cocottine abbondanti: si sa, di dolcezza non ce n'è mai troppa.

La Crema Catalan-Apolide del Bàttero (ovvero, la Crema Catalana meno ortodossa della terra)






Ingredienti
400 ml di latte fresco intero
4 tuorli d'uovo bio
3 cucchiai di zucchero semolato
2 cucchiai di amido di riso (io Pedon, certificato gluten free)
Scorza di limone
Una stecca di cannella
Zucchero semolato per caramellare

NB: è indispensabile il cannello a gas. Non diciamo eresie su grill del forno e palliativi vari che mi parte la scomunica.

Sbattere i tuorli con lo zucchero fino a ottenere la classica massa spumosa: usate la frusta senza pietà. Aggiungete l'amido di riso e continuare a sbattere e spumeggiare. Scaldate leggermente il latte con la scorza di limone pelata a vivo (povero limone) e la stecca di cannella: dovrà essere tiepido. Incorporatelo alla spuma di tuorli e zucchero poco alla volta, sbattendo sempre delicatamente, poi ritrasferite tutto nel pentolino dove avrete scaldato il latte -si chiama "economizzare sulle pentole"-.
Ponete il pentolino in una pentola più grande, riempita con acqua fredda, e procedete la cottura a bagnomaria con santa pazienza e polso slogabile. Io, che son paziente solo con chi mi pare, ad un certo punto mi ero sbattuta le p... più dell'uovo con lo zucchero, quindi ho optato per accelerare i tempi a mio rischio e pericolo: come le donne lunatiche, le creme impazziscono facilmente ed è bene non farle incavolare troppo.
Quindi aspettate con santa pazienza che la crema si rassodi nel bagnomaria; trasferite tutto nelle cocottine e mettetele a raffreddare. Santo gennaio gelido ci aiuta, quindi fate come me e mettetele sul davanzale a prendersi del sano freddo umido da pianura emiliano-paranoica.
Quando saranno belle fredde e ringalluzzite dal polonordesterno, spolverizzatele con un cucchiaio di zucchero, accendete il cannello e fate scempio e puzzo di bruciato di tutta la superficie saccarina (o sacca-erotica).


Poi prendete esempio da Amélie e sgodolate mugugnando di soddisfazione.


In abbinamento, su consiglio del Bàttero che per i classici ha l'orecchio fino:
Franco Battiato - Up patriots to arms