21 novembre 2013

Falafel con salsa di zucca

Oggi mi cimento con un menu vegano e preparo i falafel (volgarmente: polpette di ceci). Poiché immaginavo che sarebbero uscite un po' - come dire - pastose, ho deciso di servirle con una crema, che sarà di zucca, in quanto in Baviera, in questa stagione, le zucche escono fuori dalle fottute pareti.

Ecco di cosa avrete bisogno per seguirmi in quest'impresa.

Per le polpette:
400 g di ceci secchi 
1/2 cipolla
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di coriandolo
sale, pepe

Per la crema:
1 kg di zucca
1 cipolla
parmigiano a piacere (per i non vegani)

Ma, soprattutto, vi servirà l'attrezzo magico di ogni donna in cucina, ovvero il minipimer.



La preparazione delle polpette inizia il giorno precedente, mettendo i ceci in una bacinella con abbondante acqua fredda e lasciandoceli dentro per tutta la notte (almeno otto ore). Se non avete voglia di farvi tanti sbattimenti, utilizzate quelli in vetro (evitate i barattoli di alluminio come la peste bloggonica): in tal caso, saltate l'ammollo.

Una volta ammorbiditi, ponete i ceci in una nuova bacinella (o nella stessa di prima, che avrete sciacquato; insomma, chi meglio di voi sa come comportarsi nella vostra cucina?) insieme alla cipolla e all'aglio tritati grossolanamente e conditeli con tutte le spezie. Frullateli adesso con il minipimer (avrete certamente notato che non vi ho detto di cuocerli: difatti i ceci devono essere crudi) fino a ottenere una pasta omogenea e lavorabile.

Con le mani umide, lavorate la pasta e ottenete delle polpette che metterete in frigo per un'ora, affinché tutti gli ingredienti si compattino tra loro. 

A questo punto avete davanti due opzioni di cottura: le vostre polpette possono infatti essere fritte in olio d'oliva (in tal caso spolveratele previamente con del pangrattato) oppure adagiate su una terrina appena oliata e infilate nel forno a 180 gradi per 20 minuti. Io ho optato per il forno.

Preparare la crema è una sciocchezza. La parte più infelice sarà quella in cui voi, armate di un bel coltellaccio giapponese, pulite la zucca da semi e filamenti e ne separate la polpa dalla buccia: una volta fatto questo dovrete solo ridurla a tocchetti e adagiarla in padella su un soffritto di cipolla, aggiungere poi un filo d'acqua e lasciar cuocere per circa dieci minuti, o comunque fintanto che la zucca non si sarà ammorbidita. A questo punto frullate il tutto, sempre con l'aiuto del vostro fidato alleato (il minipimer, non certo il vostro marito o fidanzato), unite il parmigiano e versate copiosamente la salsa ottenuta sui vostri falafel caldi. 

Buon vegan-appetito a tutti.

1 ottobre 2013

La solitudine del primo giorno del mese - Riso Venere con Piselli e Fagiolini Alla Menta

Settembre è volato via tra viaggi, rullate sulle autostrade italiane, troppe emozioni, sbalzi d'umore, concerti, interviste, tappe intermedie, saluti, amici, pance che crescono, fame atavica di cibo.
Sono ingrassata.
La vita sedentaria, il nervosismo, le ansie, le paure, trovano sfogo in eccessi quantitativi di ingestione e fretta nel mangiare. Torna un poco di quella ciambellina di pancia che un anno fa era sparita: mi dispiace, la detesto, ma non posso fare altrimenti, ho fame di mondo, ho fretta di ingollare. E' sbagliato, lo so: mi ci vorrà un altro poco di regime come quello che mi fece aprire questo blog, due anni fa.

Ottobre è arrivato e con esso un autunno umido col sole freddo. Ferrara è bellissima e vorrei davvero viverla di più, ma la mia condizione precaria non mi permette di affezionarmi troppo ai posti che frequento. Bologna l'ho amata tantissimo ma come tante storie è finita per sfinimento, lasciando un senso sgradevole ogni volta che mi trovo a guidare e camminare tra le sue strade. Non è più casa mia. Anche Ferrara non è casa mia, perché la tengo lì come quei maschi che frequenti perché un po' ti interessano e ti piace come ti guardano e ti accolgono, ma in fondo stai meglio da sola, a coccolare il gatto sul letto, a vederti un film, a pensare agli affari tuoi.

Ci sarà una città per me, che amerò tutta la vita come l'uomo che ho scelto?

Riso Venere Tiepido con Piselli e Fagiolini Alla Menta (VEGAN)
Riso Venere nero biologico
100 gr di fagiolini spuntati
100 gr di piselli freschi (ma anche surgelati vanno bene)
Qualche foglia di menta (in alternativa, mentuccia)
Uno spicchio di aglio
Olio extravergine
Sale
Pepe

Riso Venere con Piselli e Fagiolini Alla Menta


Sfruttate il vapore dell'acqua calda che avrete preparato per lessare il riso e improvvisate una vaporiera per cuocere i fagiolini e i piselli, separatamente e previa leggera salatura che preserva il verde brillante: ci vorranno circa 15 minuti di cottura, dovranno risultare sodi. Nel frattempo preparate in una ciotola una leggera infusione di aglio a fettine, fogliette di menta e tre cucchiai di olio. Trasferite le verdure nella ciotola e lasciatele riposare.
Lessate il riso per il tempo necessario, scolatelo e unitelo alle verdure. Aggiustate di sale e pepe se necessario. Servite tiepido.

In abbinamento, per un pranzo veloce che sa di momento di pausa nella fretta:

10 agosto 2013

Muoviti, pranzi funky - Penne Integrali con Zucchine Grattugiate e Pomodori Secchi al Basilico

Giornate intense di lavoro, fame, caldo e pisolini che mi stendono in coma per venti minuti ogni pomeriggio senza soluzione di continuità. Scrivo e lavoro, ascolto musica, preparo sfizi monopasto per togliermi vogliette subdole. Ferrara si svuota lentamente e ancor più lentamente torna il vento a ingentilire il contatto della canotta di seta sulla pelle.

Come previamente anticipato sulla pagina Facebook di CookInMusic, ieri era una di quelle giornate dove si è reso necessario un pranzo funky. I pranzi funky sono quelli pensati e realizzati in non più di mezz'ora, tempo di far bollire l'acqua (se c'è pasta, riso o altri cereali da lessare) e assemblare un sughino o i condimenti necessari. Io adoro i pranzi funky, si sposano bene con le urgenze e lo sciuè-sciuè che anima le mie pause: per preparare questo ci sono voluti esattamente 25 minuti, ovvero la durata di qualunque lato A di un caro vecchio vinile.

Penne Integrali con Zucchine Grattugiate e Pomodori Secchi al Basilico
Ingredienti del sugo per 2 persone:
2 zucchine medie
6 pomodori secchi sott'olio
olio evo
basilico fresco
una punta di coltello di curcuma
poca scorza di limone grattata 
sale

circa 200 gr di penne integrali biologiche 

Scaldate un cucchiaio di olio in una casseruola antiaderente e mettete in una pentola grande l'acqua per la pasta. Lavate le zucchine e grattugiatele direttamente nella casseruola usando la grattugia a fori grandi, salatele leggermente e fatele andare a fuoco vivace ma senza bruciarle. Sgocciolate i pomodori secchi dall'olio di conserva e tagliateli a filetti, uniteli alle zucchine saltate aggiungendo la curcuma e una tazzina di acqua di cottura della pasta integrale, che nel frattempo avrete messo a cuocere.
Quando la pasta è pronta, scolatela, saltatela nella padella del sugo, aggiungete la scorza di limone e il basilico fresco, mescolate e servite subito.

Foto dell'AM


In abbinamento, considerato le smosse di culo (si può dire culo) che mi devo dare in questo periodo:
James Brown - Get Up (I Feel Like Being Like A Sex Machine)

7 agosto 2013

Frittelle di fiori di zucca e ricette di famiglia

Come sapete dal The Who (Are Them) della colonna di destra, mia mamma è una grandiosa ideatrice di ricette con gli avanzi, ben prima che le mode dell'eco-cucina e dell'inventarsi manicaretti usando con scarti prendessero piede o meglio, bocca; la famosa PDF, celebrata anche nella puntata di Sentieri Notturni di Radio Capital che a maggio mi ha vista protagonista assieme a Sergio Mancinelli di un'attenta analisi dei miei dischi preferiti, è uno dei suoi punti d'onore, ciò che le ha permesso di accordare armonicamente quattro bocche affamate e ognuna coi suoi gusti (figlio scoglionato, marito pesciveriano, figlia controscoglionata e lei, l'unica che mangi tutto ad esclusione di meloni e cetrioli).

La Mater ha una dote che in cucina è fondamentale: la curiosità. Se può sperimentare, seduta in un tavolo di qualunque ristorante o comodamente a casa sua, state tranquilli che proverà qualcosa di diverso ogni sera. A volte rivisita i classici accumulati in quasi quarant'anni di carriera culinaria, altre si lancia in esperimenti che grazie alla conoscenza riesce ad azzeccare senza problemi, mantenendo al minimo la percentuale di errore e quasi sempre senza fallimento totale.

(Non come me. Non come me che una volta ho provato a fare i falafel e non ho pianto sull'olio bollente per non far esplodere la cucina, ma quasi)

Raramente la chiamo per delle ricette, ché ormai l'indipendenza mi fa cucinare sulle mie gambe e i nostri gusti tangono solo su una determinata area del cibo. La guardo sempre con un po' di fascinazione quando, nella sua cucina, inventa con una creatività che riesce a radicarsi in tradizioni orali e visive a me sconosciute. Mia mamma ha la levità di una ballerina mentre controlla quattro pentole contemporaneamente e spedisce il Pater verso il supermercato più fornito, in qualità di procacciatore del nutrimento per il desco famigliare nella moderna versione della caccia libera primitiva.

Oggi, però, avevo bisogno di lei e della sua memoria, nel senso duplice di "mandare a" e filo storico che lega le tradizioni della sua famiglia di origine a quella che lei si è creata e che ha fatto di lei La Mater. Breve consulenza telefonica, un rimprovero ("ma come, non ti ricordi nemmeno la consistenza?") ed ecco la Ricetta Di Famiglia più estiva che ci sia, originariamente preparata a giugno in piena fioritura delle zucchine: qualcosa che riusciva ad accontentare tutti e quattro.

Le Frittelle Di Fiori Di Zucca
(dosi approssimative per due persone molto affamate o quattro che fanno l'aperitivo)


Ingredienti
Olio per friggere 1 lt circa (arachidi o girasole, ma anche oliva va bene)
100 gr di fiori di zucca
circa 300 gr di farina bio
circa 250 ml di birra chiara 
foglie di basilico 
una punta di zucchero (facoltativa)
sale per condire in uscita

In largo anticipo sul momento della cottura, per dar tempo alla pastella di fermentare e risultare più digeribile, sbattete con la frusta la farina e la birra, incorporandola a filo fino a raggiungere una bella consistenza densa. Aggiungete una punta di zucchero per puro scrupolo, in modo da favorire la fermentazione, e riponete la terrina in frigorifero per almeno due ore. Pulite i fiori di zucca eliminando il picciolo e lo stigma interno e sfilateli grossolanamente, tritando poi qualche fogliolina di basilico per profumare: mettete tutto nella pastella già pronta e fate riposare per un altro poco, almeno mezz'ora.

Usate una casseruola alta di media grandezza: riempitela di olio per metà e scaldatelo a fuoco basso. Verificate che sia pronto con un goccino di pastella: se risale immediatamente, siete pronti per la frittura.
Con l'aiuto di un cucchiaio, fate tante piccole frittelline che colerete poco per volta nell'olio bollente (consiglio massimo quattro frittelle a giro, a seconda della grandezza della casseruola, per dargli modo di dorarsi adeguatamente e friggersi nel modo giusto). Spolverizzate di sale e servite subito, su un letto di insalatina fresca o di valeriana che smorza l'unto del fritto.

Foto, come sempre, dell'AM

Le dosi che vi ho dato sono indicative e lo ammetto, anche io sono andata un po' ad occhio sugli aggiustamenti di consistenza, badando alle effettive quantità.

In abbinamento, in omaggio al genio assoluto dell'invenzione musicale (e a tutte le volte che mio fratello la metteva a volume massimo in casa):

Frank Zappa And The Mothers Of Invention - I'm The Slime

8 luglio 2013

Non si vive di solo cibo: c'è anche la biocosmetica! - Gli indirizzi di CookInMusic

Molte volte vi ripeto nelle ricette di fare attenzione ai cibi che scegliete, prediligendo la specifica extravergine buono quando parlo di olio e biologico nel resto degli alimenti. Non sono una di quelle esageratone che pretenda l'assoluto integralismo mangereccio, ma il "siamo ciò che mangiamo" è effettivamente vero; scegliere di consumare biologico, nonostante i costi altissimi che sono un'altra vergogna italiana (ma la nostra corrispondente dalla Germania dice che anche lì mangiare bio costa di più) e nonostante i recenti scandali che fanno venir voglia di impugnare i forconi contro certa gente, significa a latere scegliere di mangiare cibi più sani, meno impregnati di pesticidi o porcherie. E se ve lo dice una che a causa di pesticidi non può più consumare fragole, altrimenti diventa la Pimpa, le potete credere.

Foto dell'AM per Derigo Events

Ma non solo di bio-alimentazione si vive e questo va sottolineato. Negli ultimi anni è iniziata la grande rivincita di una grande industria orientata specialmente alle donne, ma che sta iniziando ad interessare anche gli uomini: la biocosmetica.
Principio fondamentale della biocosmesi è l'utilizzo di materie prime il più possibile naturali, come piante, fiori e frutti provenienti da agricolture biologiche certificate e sulle quali c'è un controllo rigidissimo: in Italia se ne occupa l'ICEA, Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, che vigila sulla produzione di cosmetici ecologici che devono rispettare determinati precetti per poter essere dichiarati biologici:
-  evitare le sostanze vietate (come il Sodium Laureth Sulfate o i sali di alluminio antitraspiranti nei deodoranti, al centro di molti studi una correlazione con alcuni tipi di cancro);
-  rifiutare l'uso di OGM;
-  non utilizzare le radiazioni ionizzanti;
-  impiegare i prodotti agricoli e zootecnici da agricoltura biologica certificati.


Fortunatamente non è difficile orientarsi in quello che sembra un mondo complicato e, sotto molti versi, contraddittorio e integralista: basta sapersi appoggiare alle persone giuste e dedicarsi un poco alla ricerca, oltre che alla prova dei cosmetici e dei prodotti che utilizziamo, esattamente come si fa per quelli non biologici, consapevoli che si sta per compiere una scelta da rispettare fino in fondo. Insomma, siamo ciò che mangiamo ma anche quello che ci spalmiamo sulla pelle.

Io sono entrata ufficialmente da poco nel trip della biocosmetica, complice la mia amica di Stending Ovuléscion che già l'anno scorso mi indottrinava sui benefici delle creme eco-bio e sugli scrub fai da te (diciamole di tornare, che ci mancano i suoi post), oppure la nostra Sara con la sua crociata intelligente contro gli antitraspiranti; adesso sono nel pieno della scoperta e della sperimentazione, complici due strepitose ragazze che mi spacciano campioncini e consigli su tutti i cosmetici sui quali mi intrippi, da brava neofita eccitata. Chiara e Alessandra sono in due città diverse ma le frequento regolarmente, complice questa nuova vita da globetrotter cui mi sto dedicando con passione.

Alessandra ha da poco trasferito il suo negozio, Thymiama Bio Profumeria, nel quartiere San Donato di Bologna. Le pareti gialle, il suo trucco impeccabile naturalmente minerale e le continue anticipazioni che posta sul profilo Facebook della profumeria sono un continuo divertimento, oltre che un coinvolgimento interessante nelle novità e nella serietà sul lavoro. Lei prova e sperimenta su di sé tutti i prodotti in negozio (ad eccezione dello shampoo secco per cani, ma non escludo che ne abbia verificato l'efficacia sui suoi splendidi bau) ed è una miniera preziosissima di informazioni. Sa consigliare con entusiasmo i cosmetici e le creme più indicate a seconda delle esigenze e, se appartenete alla schiera di quelle che amano impastarsi i cosmetici in casa, vi può fornire anche gli ingredienti per cominciare a sperimentare. Occhio agli scontoni che applica su certi prodotti a scadenza ravvicinata, si trovano vere e proprie chicce.

Chiara invece ha aperto poco più di un anno fa Le Ninfe Biocosmesi, un negozio piccolo ed elegante nel centro di Ferrara, giocato sul bianco e nero del bellissimo logo fumettoso di ispirazione giapponese. Ha un sorriso dolcissimo e professionale e ti indottrina con competenza e passione, facendoti sperimentare ogni singola goccia di crema che ti incuriosisca; spiega la sua filosofia lavorativa con piccoli esempi pratici e il suo negozio è la chiara espressione di tutto questo: non spara mai troppo in alto, sa convicerti per gradi e sconsigliare prodotti che forse potrebbero essere troppo aggressivi o non indicati per te, fidelizzando la cliente a tornare a chiacchierare sotto lo spettacolare soffitto a cassoni del suo negozio, che profuma di buono.

Io ammiro queste due ragazze per l'impegno e la scelta di portare avanti le loro attività in un periodo così difficile: scegliere la cosmetica biologica è importante e vi assicuro che non costa poi così tanto, basta sapersi orientare come in tutti i campi della vita. Andate a trovarle, sapranno consigliarvi al meglio: mi riferisco anche a quei maschi che non sanno dove sbattere la testa quando si tratta di fare un regalo alle proprie fidanzate. Oh, vi sto aiutando di brutto!

Thymiama Bio Profumeria (Alessandra)
Via Romolo Amaseo 3/c, Bologna
tel. 051 0410872

Le Ninfe Biocosmesi (Chiara)
Via Carlo Mayr 11/a, Ferrara
 tel. 0532 1861085

In abbinamento, un ritornello promettente dopo le cure biocosmetiche: Coldplay - Yellow



UPDATE: la mia collega Ran mi segnala che giustamente la biocosmetica si prefigge anche di scegliere prodotti e componenti non testati su animali, il che è un valore aggiunto all'etica che anima chi sceglie bio.

29 giugno 2013

CookInMusic July Newsletter: uso pubblico di mezzo privato


Tanto per non smentirci mai, continuiamo a improvvisare ricettine, chiacchierare e segnalare eventucci inerenti le tre cose che so fare meglio (e che ho raccontato pure a Radio Capital, se ve lo ricordate).

Mercoledì 3 Luglio, dalle ore 19, al Pane Burro & Wifi di Via Tiarini a Bologna, sarà possibile assistere al concertino aperitivo del duo Clover, composto dalla sottoscritta alla voce e da Claudio Giovannini al pianoforte. L'ingresso è gratuito e noi ci riserviamo di farvi canticchiare qualche vecchio successo reinterpretato in chiave intimistica e molto cazzona. Venite pure a farci compagnia: per ogni dettaglio, l'evento è qui.

A livello culinario, comincerà ufficialmente il 1 Luglio la collaborazione a distanza col progetto Wildmobil, che vede due fotografi naturalisti alla ricerca di animali speciali e scorci irresistibili nei parchi naturali per un anno intero, dall'Italia fino all'Australia passando per mezza Europa e l'Asia. Il mio contributo sarà farmi ispirare dalle loro fotografie e studiare le ricette tipiche dei posti dove saranno, reinterpretandole sempre in chiave personale con gli ingredienti a disposizione dalle nostre parti. La pagina Facebook di Wildmobil è aggiornata con tutti i dettagli sul viaggio e moltissime foto mozzafiato: seguiteli, perché stanno avendo un'avventura veramente straordinaria e vanno supportati.

L'11 Luglio sarò in Piazza Castello a Ferrara per seguire da reporter la data estense degli Arctic Monkeys con Miles Kane come opening act: inutile dire che mi trema anche il pizzo delle mutande dall'emozione di rivederli dal vivo. Son passati ben sette anni dalla prima volta, che fu al Vox di Nonantola dopo l'uscita del disco di debutto, e malgrado qualche delusione sono in grado di caricarmi come pochi al mondo. L'ultimo singolo Do I Wanna Know? mi piace da morire, non posso fare a meno di ascoltarlo almeno una volta al giorno; il disco, che uscirà a Settembre (ma voi lo sapete già, leggete Soundsblog!), ha già intorno un hype senza pari, alimentato anche da me che di fronte a certe band e cantanti regredisco a livello tredicenne.


Segnalasi inoltre la trasferta del 28 Luglio per i Blur all'Ippodromo del Galoppo di Milano: io e l'AM le tenteremo tutte per sgroppare tra le prime file e lasciarci andare al ricordo delle adolescenze fortunatamente passate cantando a squarciagola. Se siete da quelle parti fatevi vivi, possiamo fare un miniparty improvvisato sotto il sole. Sì, siamo ancora in mood tredicenni (lasciamo perdere la resistenza fisica inesistente)

Fino al 6 Luglio, inoltre, è possibile partecipare all'estrazione per vincere una copia dell'ebook della nostra collaboratrice della rubrica di CookInMusic La Baviera Sopraffina, Sara Mazzini, che ha scritto e autoprodotto un libro di racconti dal titolo Cronache dalla fine del mondo. Partecipare è facilissimo: basta cliccare sull'evento, condividerlo in bacheca e attendere pazientemente l'estrazione. Tutti i dettagli e i parteciperò vanno qui: avete ancora una settimana di tempo per candidarvi e provare a vincere qualcosa.

In bocca al lupo per le vittorie. Vi aspetto in giro, con un microfono in mano e le scarpe pesanti contro questa estate fredda e piena di strane energie.

12 giugno 2013

Pizza integrale con lievito simil-madre prima di un concerto: la ConcertPizza per risparmiare

Inaugurare una nuova vita è sempre divertente, specialmente se l'amato AM si trova ribaltato nel letto da una temperatura oltre i 38 gradi per due giorni consecutivi e tu devi lavorare più febbrilmente della sua influenza per guadagnarti la pagnotta e capire come gestire il tuo primo concerto da accreditata stampa ufficiale (i Fun. al Ferrara Sotto Le Stelle, per chi se lo chiedesse). Ma il nuovo coinquilino e vecchio amico Messere decide di sfoderare le sue speciali conoscenze in materia di panificazione e non esistono più pensieri da stress o nervosismi vari, solo la passione di condire una superficie brunita con gli ingredienti migliori per renderla speciale.

(almeno sembra)
(non son mica tanto sicura, eh)

Così ieri sera, finita la giornata lavorativa a squadrare occhi e culetto davanti al computer, mentre l'AM ronfava e sudava tutta la sua stanchezza malata, è nata la ConcertPizza: un modo meraviglioso per non dover spendere otto euro per un paninazzo schifoso nelle baracchine intorno alle aree concerti. Potete anche preparare la base il giorno prima, avendo l'accortezza di condirla e cuocerla prima di uscire: basta avere l'accortezza di accoppiare due fette nell'alluminio e nasconderle in borsa, tanto la pizza fredda è una perversione che abbiamo in molti, non fate gli schizzinosi.

Vi offro tre tipi di condimento, a voi la scelta.

ConcertPizza

Ingredienti per l'impasto:
500 gr di farina integrale biologica
150 ml di acqua (circa: dipende molto dalla farina, da quanto assorbe)
100 ml di birra chiara
200 gr di lievito madre (sostituibili con mezzo cubetto di lievito di birra)

Ingredienti per le farciture
con zucchine e ricotta:
3 fiori di zucca 
2 zucchine da fiore di zucca (quelle piccoline)
ricotta di pecora
olio
sale
yogurt bianco, normale o di soia (facoltativo)

con funghi, patate, cipolle
una patata piccola
mezza cipolla rossa
funghi champignon (ne bastano tre, tagliati a fette)

margherita classica
salsa di pomodoro
basilico
mozzarella di bufala
olio
sale
zucchero di canna

Ponete tutti gli ingredienti per l'impasto della pizza in una ciotola e lavorateli per una decina di minuti vigorosamente, in modo da permettere alle fibre glutinose di stendersi debitamente. Coprite con un panno umido o con pellicola per alimenti e ponete a lievitare per un paio d'ore, magari in forno, al riparo dalle correnti d'aria. Riprendete l'impasto, dividetelo in due pagnottelle che impasterete lievemente e riponetelo a lievitare per almeno altre due ore.

Riprendete le pagnottelle, stendetele all'altezza desiderata -la mia, di solito, è abbastanza alta perché amo le pizze consistenti alla napoletana- e procedete ai condimenti a piacere.



Per la margherita classica (vegetariana)
Condite la salsa di pomodoro (che deve essere buona, non lesinate: pomodoro italiano 100% della migliore qualità che reperiate sul mercato, se poi è biologico certificato è anche meglio) con sale, olio, basilico spezzettato e poco zucchero per correggere l'acidità; tagliate la mozzarella di bufala a dadini e fatela sgocciolare per almeno un'ora, in modo che perda tutta l'acqua.



Per la zucchine e ricotta (vegetariana)
Tagliate le zucchine a rondelline e pulite, aprendoli a libro, i fiori di zucca. Lavorate la ricotta di pecora fresca con un cucchiaio di olio, sale, pepe e se dovesse servire un cucchiaino con poco yogurt, anche di soia, per fare una crema densa.

Per la funghi, patate, cipolle (vegan)
Affettate la patata, i funghi e la cipolla a fettine sottili. Lasciate cipolle e patate a mollo in acqua calda per almeno un quarto d'ora prima di utilizzarle.

Ricordate solo che la mozzarella e la ricotta continuano comunque a perdere siero, quindi è meglio aggiungerle alla fine della cottura per non bagnare eccessivamente la superficie della pizza. Io ho fatto una margherita grande e nella teglia più piccola le due a base bianca, dividendo a metà per il condimento.
Cuocete per una ventina di minuti in forno al massimo: dovrà essere croccantina sotto e morbida dentro.

(le foto sono un po' unammerda perché le ho fatte io)

In abbinamento, mentre arriva il concerto dei Fun a Ferrara e io scovo somiglianze che mi fanno ridere (dai, i Fun. l'hanno copiata in Some Nights, è indubbio) 

10 giugno 2013

CookInMusic alla prova costume

Sembra finalmente che la primavera sia arrivata.
Sembra, perché di notte il trapuntino leggero staziona ancora sul letto e Holden ancora viene ad accoccolarsi in mezzo alle gambe, invece di spanzarsi sul pavimento alla ricerca dei refoli d'aria.
Sembra, perché ci si abbraccia sotto le coperte, rubandosi scampoli di lenzuolo.
Io ho le energie a terra e questo tempo incerto mi mette addosso una languida voglia non fare assolutamente niente, perdendo gli occhi sulle news musicali che a mano a mano scremo per Soundsblog. Cucino poco, fotografo i miei piatti ancora meno. Che pessima autopromozione.

CookInMusic, intanto, si veste di nuovo. C'è una fanpage su Facebook, un account Twitter (che è il mio personale, dove sbrodolo e posto cose di musica) e presto arriveranno altre diavolerie marketing-tecnologiche, se avrò tempo, voglia e soprattutto sbattimento.

Il bellissimo logo che vedete nell'header è stato realizzato da Lamberto Azzariti, un amico bravissimo disegnatore, illustratore, graphic designer e quanto altro permetta di esprimersi con penne, matite e tavolette grafiche: l'idea del muffin con ciuffo, occhiali e cuffie è tutta sua e direi che mi rispecchia in una maniera imbarazzante. Siccome da queste parti siamo per la promozione di chi sa lavorare e soprattutto è creativo, come Lamberto, io direi che possiamo anche aiutarlo a far crescere la sua fama: altri lavori li trovate sul suo bellissimo profilo su Behance, alla pagina dedicata Lambdesign.

Detto questo, io tornerei anche a lavorare: ultimamente questa mi carica moltissimo.

29 maggio 2013

Sentieri Notturni di Radio Capital, ovvero "dettare ricette a caso in radio"


Non credo che riuscirò mai più a riprendermi dall'emozione.

In questi giorni di girandole per l'Italia, con la macchina Lucilla che macina chilometri ronzando rumori nuovi ad ogni curva, ho trovato anche il tempo di andare a Roma, negli studi di Radio Capital, per partecipare alla puntata di Porte Aperte di Sentieri Notturni con Sergio Mancinelli, uno dei miei programmi preferiti in radio, in onda tutte le sere feriali alle 23.


Ieri sera ero lì, negli studi, in compagnia della simpatia trascinante di Sergio, mentre l'AM e il Bro gironzolavano tra i sorrisi sornioni di Tommy in regia che manipolava le nostre voci di qua dal vetro. E ne è venuta fuori un'ora di chiacchiere e musica che ha coperto la spina dorsale del cuore come un'onda calda da coperta. Superfluo dire che il sogno di lavorare in radio ce l'ho sempre avuto, assieme a quello di scrivere, ma essere fisicamente lì e vedere come funziona, fare il tour della redazione deserta, annusare quell'odore strepitoso di caldo, fili, mixer e musica. Non ci potevo credere.



Sono arrivata lì emozionata, con i miei jeans gialli preferiti e lo stivalaccio antifreddo, dopo una giornata a passeggio turistico per Roma, e mi sono sentita a casa. Un microfono, le cuffie e le chiacchiere con Sergio.

Se volete riascoltarmi, il podcast è qui, la puntata del 28 Maggio.

E alla fine, visto che rientrano sicuramente nella categoria delle ricette sciué-sciué, ecco la trascrittura della ricetta esplicitamente preparata per la fame serale, quando rientri con un appetito notturno devastante e non hai voglia del panino del kebbabaro sotto casa.

Mezze Maniche ai Sentieri Notturni

Mezze maniche 
Aglio
Olio
Scorza di Limone biologico
Pomodorini
Pecorino romano stagionato
Erbe aromatiche (facoltative e a piacere) 

Scaldate piano l'olio e l'aglio. Lessate la pasta e saltatela nell'olio e aglio, aggiungete pomodorini a tocchetti, scorza di limone grattuggiata, una bella grattata di pecorino romano all'uscita e erbe aromatiche a piacere, quelle che avete tra basilico, origano fresco, maggiorana, timo, melissa, menta, anche un trito di tutte.
Una bella mescolata e via, seduti a tavola senza nemmeno la tovaglietta, giusto una bottiglia d'acqua o birra da bere a collo, mentre le canzoni della notte ti accompagnano.

14 maggio 2013

Chi ha tempo, lo perda tutto a riorganizzarsi la vita

Ci ho messo due mesi a riaprire l'editor di Blogger e rendermi conto che fosse passato così tanto tempo.
Mi sento un po' in colpa, del resto è una condizione abbastanza frequente nella mia vita attuale.

In questi due mesi sono state prese delle decisioni importanti.
Ho vissuto l'esperienza dei ladri in casa, per fortuna non con me dentro, che hanno portato via un bel po' di ricordi, cianfrusaglie, bigiotterie inutili e purtroppo anche il mio prezioso Air e la mia vecchia amatissima Nikon analogica. Duro il confronto notturno con una casa che tu non hai messo in disordine; impegnativo improvvisarsi psicologhe feline per confortare un gatto che ha visto il suo regno violato da pedate e manate sconosciute e frettolose.
Tant'è.
L'ho virata in positivo: mi hanno tolto un sacco di roba inutile da mezzo, rendendo più facili altre scelte conseguenziali.

La vita è sempre più un gigantesco sistema nervoso ramificato, con altrettante terminazioni che conducono ad altri tipi di esistenza. Se entri in quest'ottica, hai vinto.

Così sono andata a vedere Londra per la prima volta nella mia vita, riflettendo per quattro giorni. Sono rientrata in Italia e in una mattina di sole ho cambiato direzione.
Via il lavoro al ristorante, che da semplice sostentamento temporaneo stava diventando intossicante: lettera di dimissioni a mano, preavviso di venti giorni, niente più dispiaceri e appuntamenti quotidiani con le avances dei clienti.

Una mia amica mi disse un giorno "quello che farai a trent'anni lo farai per tutta la vita" e per quanto io ami il contatto con le persone, il cibo, le avventure culinarie e le cucine dei ristoranti, non mi ci vedo a fare la cameriera in una trattoria per il resto dei miei giorni.
Ho pensato che a trent'anni avrei dovuto fare qualcosa di incredibilmente esaltante, che mi alzasse l'autostima e che racchiudesse almeno due su tre delle mie passioni di sempre. Cucinare e scrivere  sono qui su questo blog; mancava la musica.
Allora facciamo musica e scrittura insieme, sì?
Da inizio mese sono ufficialmente su Soundsblog, l'area musicale del portale di Blogo.it. Collaboro come blogger esterna e mi occupo di musica praticamente tutto il giorno tra news, discografie, idee per pezzi divertenti o commoventi. Setaccio siti come un segugio a caccia di argomenti e scopro artisti nuovi: alcune belle perle tra mari di monnezza pura.
E mi rendo conto di non volere niente altro che questa vita di libertà, con orari a mio piacimento e l'organizzazione della giornata affidata a me soltanto: commissioni e beghe personali da incastrare nelle pubblicazioni quotidiane. Bella responsabilità per una che sa perdere un sacco di tempo.

Per festeggiare questo cambio di vita, non c'è stato tempo nemmeno di cucinare. Qualche pranzo funky, cene annoiate da chiamiamo-una-pizza, qualche volta a casa di amici, qualche volta fuori. Ma oggi avevo voglia, e l'AM con me, di qualcosa fatto in casa che desse profonda soddisfazione.

La nostra cena preferita è di solito l'Hamburgerata Maialosa, dalle molte varianti nella composizione dei panini: fatti in casa o comprati, di carne varia per l'AM, di burger vegetariani di ogni tipo per me, con farciture che spaziano da peperoni, cipolle, melanzane, insalata, pomodori, formaggi e quanto altro ci suggerisca la follia mangereccia del momento.
Stasera ci sentivamo particolarmente ispirati sul lato salse d'accompagnamento e così è nato

Il Catch-Up! dell'AM - (Ketchup for dummies fatto in casa)
1 kg di pomodoro ripartito così:
    500 gr di polpa
    500 gr di pomodori freschi da sugo tagliati a pezzi

2 cucchiai grandi di zucchero di canna (Dulcita)
2 cipolle piccole dorate, a fette
3/4 di bicchiere di aceto
3/4 di bicchiere di olio
2 cucchiaini di noce moscata
erbe aromatiche essiccate (timo, origano)
sale (alla fine)
poco piccante (facoltativo)

La facilità di questa ricetta è praticamente vergognosa: basta mettere tutti gli ingredienti a freddo in una pentola e portarli ad ebollizione, facendoli andare a fuoco dolce per un'ora abbondante, finché il blob di sugo non si è ridotto della metà e degnamente addensato. Mescolate di tanto in tanto, per scrupolo, e aggiustate di sale alle fine.
Lasciate raffreddare a temperatura ambiente, poi frullate con il minipimer a immersione, imbottigliate e ponete in frigorifero. Logicamente diventa più buono se lasciato riposare una notte, ma all'occorrenza si può utilizzare anche subito.

(foto ed etichetta ad opera dell'AM)

Mi sento di dirvi che la ricetta non è definitiva, perché c'è l'intenzione di modificarla ulteriormente: sarò ben contenta di ricevere i vostri suggerimenti, in modo da farla diventare un vero e proprio cavallo di battaglia.

In abbinamento, mentre le giornate si allungano, il gruppo preferito dell'AM:

Cake  - Short Skirt Long Jacket
 

18 marzo 2013

Un mazzolin di rose e viole

Mio nonno paterno si chiamava Francesco ed era nato il 23 marzo del 1906.
C'è un unico sostantivo che possa descriverlo, secondo l'esperienza dei sedici anni condivisi con lui: calma.
Mio nonno sembrava essersi stufato di parlare e stava quasi sempre zitto, immerso in fili di pensieri, ricordi, dubbi. Non lo saprò mai a cosa pensasse in quegli assolati meriggi estivi calabresi, assiso sulla poltrona nella penombra mentre le dita delle mani si toccavano in un gesto alla Monty Burns e le labbra smozzicavano melodie lontane, reminiscenze musicali tradotte in ta-du-dum-dum.

Da novembre fino a marzo, per sfuggire alla noia e alle lontananze, i nonni traslocavano nella casa rupestre e mio nonno cambiava sì poltrona, ma non abitudini. Comprava i cornetti per la colazione della domenica, leggeva il giornale elegantemente composto sul divano, terminava ogni pasto con una mela che si faceva sbucciare da mia nonna in piccoli spicchi e prendeva un bel té caldo Earl Grey con una fettina di limone e poco zucchero alle cinque di ogni pomeriggio.
Se il tempo glielo permetteva e non era troppo freddo per le sue ossa, infilava la coppola beige a quadretti, una sciarpa al collo, il cappotto, salutava e usciva.
Era capace di sparire finché c'era il sole e tornava con le guance un poco arrossate, sempre rilassato e serafico; col passare degli anni e l'età che iniziava a pesare, il suo regno per sgambare era il marciapiedi in cima alla salita della strada di casa, dove si slargava la curva.
Trenta metri di marciapiede percorsi a piccoli passi, avanti e indietro, per almeno un'ora e mezza.
Lo guardavo dal pianerottolo, incapace di comprendere ma affascinata dal gesto ripetitivo che riempiva parte del suo pomeriggio.
Nelle giornate di primavera, mio nonno tornava dalla passeggiata stringendo tra le dita mazzolini di fiori, offerti puntualmente in dono alla nipote scarmigliata dai compiti e dai giochi.
Garofanini di campo, primuline, margherite screziate di rosa.
Ma soprattutto violette.

Minuscoli mazzolini di violette profumatissime che mi porgeva con un mezzo sorriso sornione, tramandato da padre in figlio e declinato al femminile nella nipote: qualunque gentilezza sentimentale è accompagnata dalla bocca che si increspa in un piccolo broncio, col labbro superiore arricciato e quello inferiore che si slarga al sorriso. È difficile da spiegare, è impercettibile ma intenso: va visto per comprenderlo. È un tratto famigliare, per me, serve a riequilibrare la potenza del sentimento espressa dal dono, come a sminuirne l'importanza sottolineandone l'effimera durata: è il timido paradosso di chi ha imparato a schermare certi sentimenti.
Le violette mi entravano nel naso col loro profumo dolce, interrompendo le incombenze. Annusavo quel loro colore intenso e violento, in contrasto con la minutezza e la delicatezza del fiore.
Mio nonno le mangiava e io mi stupivo. Per convincermi ad assaggiarle, mi disse che portavano fortuna e che ogni anno, alle prime violette selvatiche che avessi scorto, mi sarei dovuta fermare per coglierne una e mangiarla, per proteggermi dalle sventure.

Ogni primavera cerco le violette e aspetto il colpo di colore in mezzo al verde delle piccole foglie che ho imparato a riconoscere. Ieri mattina le ho trovate nel mio fazzoletto di giardino: ho còlto la prima che ho visto, incurante degli ostacoli sul cammino, e ne ho gustato i petali come se il sapore potesse davvero proteggermi dalle sventure.

Violette di Patate con Cremina di Zucca Profumata (Gluten Free)

Per gli gnocchi:
500 gr di patate viola
Mix di farina senza glutine (io Mix Ds per tutti gli impasti)
Parmigiano grattugiato
Noce moscata

Per la cremina:
300 gr di zucca gialla
Una cipolla bianca
Olio evo
Timo

Lessate le patate viola per una mezz'ora abbondante e schiacciatele con uno schiacciapatate o con una forchetta. Fatele raffreddare e aggiungete il parmigiano e la noce moscata, poi piano piano la farina senza glutine: non vi metto le dosi perché gli gnocchi vanno col tempo, l'umidità, la consistenza delle patate, il passaggio delle comete e le liti dei fratelli Gallagher. Indicativamente ne ho messi circa 150 gr. Deve venire un impasto sodo ma non granuloso, quanto basta per tirare dei salsicciotti di patate da tagliare a tocchetti regolari.
Metteteli a riposare su un vassoio ben spolverizzato con la farina senza glutine.

Mentre le patate si lessano, ottimizzate i tempi: sbucciate la zucca e tagliatela a tocchetti. Scaldate un paio di cucchiai di olio, tritate la cipolla e fate un piccolo soffritto, facendola stufare lentamente, poi aggiungete la zucca e a mano a mano dell'acqua calda (circa un bicchiere e mezzo totale) che aiuterà la zucca a sfaldarsi a modino. Passate al passaverdure -se ci fosse bisogno- e lasciate riposare.

Cuocete gli gnocchi in abbondante acqua salata, impiattate e guarnite con la cremina e qualche fogliolina di timo fresco.

(foto dell'AM)

In abbinamento, inseguendo un ricordo: Faith No More - Easy

5 marzo 2013

Avanzavo giusto un paio di minuti per il dolce

Ho lasciato scivolare via febbraio nelle pieghe sballate dal rientro dell'AM, senza dar troppa retta alla voglia di cucinare e al sonno accumulato. Mi sono lasciata trascinare da una corrente allegramente agitata di incontri, feste, genti, cene, alcol, rosure di culo e travestimenti, maschere e sincerità, paure ed emozioni.
Ho mollato la mia vita all'angolo del 31 gennaio e sono ancora lì che un po' la cerco, perché non mi ricordo mica bene dove l'ho messa.

Per fortuna febbraio è finito, marzopazzo è arrivato, ogni tanto mi si chiude la gola con l'ansia della primavera -e tutti i buoni propositi che come sempre e ancora non sono riuscita a mantenere, porcogiuda- e accarezzo il mio stomaco lievitato causa eccessi di carboidrati. Non riesco a fare a meno di intorzarmi come un puerco di schifezze di ogni tipo, mentre il mio corpo chiede solo un taglio drastico ai condimenti, ai farinacei, agli zuccheri.
La pelle del mio viso è andata completamente a meretrici e per fortuna ho una cremina bio tutta nuova per imburrarmi a dovere, sperando che almeno le cure esterne funzionino.

Promettersi una settimana crudista, una settimana gluten-free e qualche giorno di disintossicazione. Allora prima finiamo quello zuccheraccio, meglio è...

Era da un po' che volevo provare a cucinare dei dolci totalmente vegan, quindi privi di derivati animali come uova e latte, e devo dire che questo primo esperimento è stato riuscitissimo e iperapprezzato. È di una facilità disarmante, velocissima da preparare e permette di omettere le uova e il latte, il che è raro per un muffin. Questa versione contempla purtroppo lo zucchero semolato, che personalmente odio con tutto il cuore ma ne avevo acquistato un chilo per un qualcosa di specifico che adesso non ricordo più e dovevo finirlo per toglierlo di mezzo. La prossima volta torneremo all'amatissimo mascobado scrocchiarello.

Muffin Vegani con Banana e Nocciole

Ingredienti

2 banane mature 
1/4 tazza di olio extravergine
una tazza scarsa di zucchero semolato 
2 tazze di farina integrale
una bustina di lievito
un pugno di nocciole bio
zuccherini colorati per finire (facoltativi)

Pulite le banane e schiacciatele con una forchetta, aggiungete l'olio e lavorate per fare una bella pappa. Incorporate lo zucchero e la farina, il lievito e le nocciole. Riempite i pirottini da muffin per metà abbondante e infornate a 200 gradi per circa 20 minuti. (Lo ammetto, sulla cottura sono andata un po' a occhio).


(sullo sfondo, Holden stravaccato a farsi fare i grattini)

In abbinamento, mentre una serata di chiacchiere e confronti scivola via: City and Colour - What makes a man (Live @ Cesena)



10 febbraio 2013

Di tenerine, cavalier cortesi e lati oscuri di luce


It's nothing as it seems
All that he needs is home.

Lorenzo l'ho conosciuto il primo dicembre 2012*.
Era una giornata tipica della bassa bolognese che declina verso Imola, con un cielo aranciato di nuvole e inquinamento luminoso; nel freddo di un primo pomeriggio promettente nevischio, lui girava in sciarpa e maglione a sistemare cavi e aste per il set musicale che sarebbe cominciato di lì a poco, incurante dell'umidità che impregnava le ossa di cattivi pensieri.
Si indaffarava da factotum, prestando le spalle alle fatiche e la lingua alle battute di compari e vèèèèèz di manovalanza tecnica. 
Il suo silenzio, le braccia spesso incrociate ma rilassate, l'espressione concentrata e seria. 

Siamo diventati realmente amici qualche giorno dopo, davanti ad una cioccolata e un'ora di confidenze nella tramontana di via Massarenti. Ha saputo più lui di me in quell'intervallo di tempo che mia madre in tutta la vita.

Le strigliate della sua voce baritonale e modulata, a scratching voice all alone, there's nothing like your baritone, le risate che mi ha piegata a fare, il libeccio che ha soffiato sui miei pensieri impolverati imponendomi di ragionare. Le lacrime che ha raccolto sulle sue spalle compatte dopo una confessione-pedaggio, di quelle che paghi pesantemente per andare avanti. Le rotture cui l'ho costantemente sottoposto, le impuntature per scardinargli le corazze, alla ricerca di quella luce positiva che vedo sempre nelle persone cui voglio bene.
Le canzoni che lo descrivono e deve ascoltare assolutamente.
Le medicine che mi ha portato quando mi sono ribaltata a letto con l'influenza. 
Concerti, film, racconti, libri, ricette, scambi continui di parole e opinioni e idee, in un corto circuito continuo che mi forza a pensare e scuote i torpori in cui tendo spesso a rifugiarmi.

Lorenzo affonda le sue radici natie in una città che amo profondamente, non solo per colpa dei Ciccsoft e di tutte le offerte culturali che sciorina, ma perché trovo che sia magica. Ferrara ha una sua rigida morbidezza cittadina che non so descrivere, ma ogni volta mi attira. Le città storiche, con le loro pietre che parlano, risvegliano la vena àvita che mi fa perdere nei vicolini stretti finché gli occhi non abbracciano, in un punto preciso della piazza centrale, il Castello, la Cattedrale e il palazzo comunale. 

Uno più uno fa due, ma qualche volta anche tre. I modi da cavalier cortese di Lorenzo, una città medievalrinascimentale e una ricetta classica, che più ferrarese non si può. L'unica modifica è stata sulla farina, perché ho usato dell'amido di riso per renderla totalmente gluten-free.

La Torta Tenerina di Messer Lorenzo
250 gr di cioccolato fondente (io Lindt al 90%, perché sono fissata, amo l'amaro)
125 gr di burro di panna fresca "a poma"
3 uova intere
100 gr di zucchero semolato fino
2 cucchiai di amido di riso (certificato senza glutine) (facoltativo)
un pizzico di sale per gli albumi

Imburrare una tortiera da 24 cm o più stretta se la preferite più alta e umida, spolverarla di amido di riso e riporla in freezer. Sciogliere a bagnomaria il cioccolato, spegnere il fuoco e lasciarlo intiepidire. Aggiungere il burro a tocchetti. A parte separare tuorli e albumi; montare i tuorli con lo zucchero finché non diventano quasi bianchi e spumosi, poi montare a neve gli albumi col sale. Incorporare l'impasto di cioccolato ai tuorli poi aggiungere anche gli albumi, delicatamente, mescolando con la spatola di silicone dall'alto verso il basso.
Infornare a 180° in forno preriscaldato per circa 25 minuti. Poi spegnere il forno e lasciarla raffreddare con lo sportello semiaperto. Se fa piacere potete servirla con lo zucchero a velo (io no, ovviamente, odio lo zucchero...), ma controllate che sia certificato gluten free. 



Come tutte le cose belle di questo mondo, la tenerina migliora col passare dei giorni: più si secca, più diventa buona.
Un po' come Lorenzo.

(la zampetta che regge la torta è proprio quella di Messer Lorenzo)



*chi indovina la citazione senza cliccare sul link?

23 gennaio 2013

Ogni tanto ci vuole un po' di classico: come il tubino nero, il n°5 di Chanel e i Levi's 501

Non ho mai avuto uno spiccato senso materno: ho più un senso gatterno, vedendo come mi comporto con il mio adorato felino che se ne sta allumacato a dormire su qualche cuscino disperso.
Non sono spiccatamente mamma ma mi piace fare la chioccia con gli amici: li coccolo preparandogli da mangiare. Ho sempre avuto lo spirito di accoglienza da porto di mare e la mia casa è aperta a tutte le ore e per tutte le esigenze amicali possibili: storie finite, emergenze sentimentali, paranoie, discussioni in famiglia. C'è spazio per tutti sul lettone dove confidarsi, confortarsi e confrontarsi, finché non ci si addormenta in una spiaggia di briciole di biscottini e spuma di cioccolato sparsa.

Stasera era la volta del Bàttero (sì, l'accento sulla prima), l'amico batterista che conosco da poco meno di metà vita e che ha punteggiato di chiacchiere e musica tantissime serate bolognesi. Il Bàttero sbeffeggia il gergo gggiovane e ride, noccheggia sul tavolo e snocciola gossip, ramazza idee per i suoi mille progetti musicali e ti abbraccia, sudando adrenalina, alla fine dei concerti.
È una di quelle figure più o meno indescrivibili quanto a importanza perché è lì, come i monoliti di Stonehenge: senza tempo, inderogabile e inamovibile. Arriva, si gira una paglia e comincia la serata.

Per questo gli dedico un classicone della pasticceria, riarrangiato per le sue rullate poco convenzionali: intollerante per quanto mi riguarda, ma perfetto per i celiaci perché non ha farina. Le dosi sono per tre cocottine abbondanti: si sa, di dolcezza non ce n'è mai troppa.

La Crema Catalan-Apolide del Bàttero (ovvero, la Crema Catalana meno ortodossa della terra)






Ingredienti
400 ml di latte fresco intero
4 tuorli d'uovo bio
3 cucchiai di zucchero semolato
2 cucchiai di amido di riso (io Pedon, certificato gluten free)
Scorza di limone
Una stecca di cannella
Zucchero semolato per caramellare

NB: è indispensabile il cannello a gas. Non diciamo eresie su grill del forno e palliativi vari che mi parte la scomunica.

Sbattere i tuorli con lo zucchero fino a ottenere la classica massa spumosa: usate la frusta senza pietà. Aggiungete l'amido di riso e continuare a sbattere e spumeggiare. Scaldate leggermente il latte con la scorza di limone pelata a vivo (povero limone) e la stecca di cannella: dovrà essere tiepido. Incorporatelo alla spuma di tuorli e zucchero poco alla volta, sbattendo sempre delicatamente, poi ritrasferite tutto nel pentolino dove avrete scaldato il latte -si chiama "economizzare sulle pentole"-.
Ponete il pentolino in una pentola più grande, riempita con acqua fredda, e procedete la cottura a bagnomaria con santa pazienza e polso slogabile. Io, che son paziente solo con chi mi pare, ad un certo punto mi ero sbattuta le p... più dell'uovo con lo zucchero, quindi ho optato per accelerare i tempi a mio rischio e pericolo: come le donne lunatiche, le creme impazziscono facilmente ed è bene non farle incavolare troppo.
Quindi aspettate con santa pazienza che la crema si rassodi nel bagnomaria; trasferite tutto nelle cocottine e mettetele a raffreddare. Santo gennaio gelido ci aiuta, quindi fate come me e mettetele sul davanzale a prendersi del sano freddo umido da pianura emiliano-paranoica.
Quando saranno belle fredde e ringalluzzite dal polonordesterno, spolverizzatele con un cucchiaio di zucchero, accendete il cannello e fate scempio e puzzo di bruciato di tutta la superficie saccarina (o sacca-erotica).


Poi prendete esempio da Amélie e sgodolate mugugnando di soddisfazione.


In abbinamento, su consiglio del Bàttero che per i classici ha l'orecchio fino:
Franco Battiato - Up patriots to arms

17 gennaio 2013

Cucinotto von Bismarck

E' una grossa responsabilità, quella che mi è stata affidata, e inaugurare la mia rubrica di corrispondenza bavarese parlando del sedano rapa mi sembra un po' una goliardata... ma è proprio grazie a questo curioso ortaggio che oggi sono qui, per cui non me ne vogliate, fedeli lettori dell'Ari, e spendete un istante a frugare nelle cucine dei vostri vicini: cosa che un giorno potrebbe pure esservi utile. La cucina tedesca in generale, infatti, non è certo rinomata per la sua bontà (o quantomeno per la sua leggerezza), ma sui banchi dei supermercati è possibile scovare ortaggi a noi pressoché sconosciuti e il povero malcapitato che non sappia cucinarli si troverà a scontrarsi col proprio istinto di sopravvivenza. Ecco perché ci siamo dati tanta pena.

Per chi non lo sapesse, il sedano rapa ha la dimensione di un melone, il colorito anemico del cavolo verza e altri segni particolari, come protuberanze e macchie scure, che non lo rendono troppo attraente alla vista. In Baviera si trova al posto del sedano tradizionale nelle confezioni di "odori" per preparare il brodo, ma cos'altro ci si potesse fare è qualcosa che sfuggiva alla mia immaginazione, finché non l'ho visto tra le mani di Jamie Oliver durante lo speciale di cucina di Natale. Purtroppo non sono riuscita a trascrivere la ricetta di Jamie, che lo ha preparato in padella, ma, incuriosita dall'entusiastica propaganda delle molte proprietà di questo ortaggio, ho deciso di tentare un approccio. Pare infatti che il sedano rapa sia tanto povero di calorie quanto ricco di fibre, che abbia un'azione diuretica (ampiamente confermabile da chi scrive), drenante e antiossidante. Si dice inoltre che svolga una funzione di riduzione del livello di colesterolo, cosa che, nella mia casa d'oltralpe, lo renderebbe davvero prezioso. Ma entriamo adesso nel dettaglio. 

Come si cucina un sedano rapa?
Con tanta pazienza. La caratteristica fondamentale del sedano rapa, infatti, è che occorrono trenta minuti per pelarlo e dieci per cucinarlo. Si sbuccia come una mela, solo che è poco maneggevole, essendo troppo grosso per entrare in una mano, e la buccia è molto dura.  Okay, adesso di'qualcosa di rassicurante... Ah, sì, state pure tranquilli: se siete avvezzi a cucinare la zucca, quest'esperienza vi sembrerà una passeggiata.

Ricordate che, oltre alla buccia, dovrete asportare anche uno strato di polpa, in modo che l'ortaggio risulti una palla liscia e priva di porosità.

Una volta denudato, potete affettarlo come più vi piacerà: io ho scelto di farne dei dadini. Li ho poi messi nel wok con un filo d'olio, poca acqua bollente e mezzo dado vegetale per il brodo. Dopo 5-10 minuti, i dadini erano già teneri: a quel punto ho tolto il coperchio, aggiunto origano e pepe e lasciato l'acqua asciugare, finché le verdure hanno assunto un bel colorito dorato.

Ebbene: la ricetta del giorno è tutta qui. Un contorno semplice, salutare, incredibilmente veloce (affettamento a parte) e delicatamente saporito che vi farà fare una porca figura con il minimo sforzo. Una volta provato, se apprezzerete il suo gusto, potrete sbizzarrirvi a trasformarlo (mi si dice dalla regia che dia il massimo di sé sotto forma di purea).




Nella migliore tradizione di questo blog, vi lascio con un disco adatto per la situazione: Ramones, Ramones.

15 gennaio 2013

Volevasi inaugurare l'anno nuovo con una rubrichetta nuova

Visto che la mia vena culinaria non è molto attiva -traduzione: non ho tempo/voglia di creazioni culinarie divertenti, anzi, mi limito a nutrirmi con pochi sprazzi di fantasia alimentare-, presterò le pagine alla mia adorata Sara, già mattatrice de La Baviera Corallina, ispiratrice di torte di mele intolleranti e depositaria di un'ammirazione che al mondo non ha pari.

Diamo quindi inizio a La Baviera Sopraffina!