19 novembre 2012

Bereit für den Winterschlaf

Chissà da dove mi viene 'sta botta di tedeschitudine.

In parte potrebbero essere i geni nordici, contrabbandati in clandestinità silente dai normanni di linea paterna ed esplosi con me in fototipo zero; in parte è sicuramente colpa/merito della mia adorata Sara, genitrice de La Baviera Corallina e dispensatrice di brevi saggezze in tedesco che, malgrado la propensione linguistica, fatico sempre a comprendere.

Col tedesco non ho mai stretto rapporti amichevoli; ci siamo sempre rispettati ma mai conosciuti a fondo, pur avendo scorrazzato allegramente tra le vie di Salzburg e aver perduto numerose cellule epatiche durante la gita scolastica a Monaco in quarta superiore.
(si può essere più provinciali? sì, con la gita a Barcellona dell'anno successivo.)

Quest'estate, di ritorno dalla mia vacanza d'amore a testa in giù, ho fatto tappa obbligata a Düsseldorf per circa venti ore, prima della coincidenza con Milano: annoiarsi in aeroporto non era la migliore delle aspirazioni, così malgrado lo stordimento da fuso orario e le lombari schienate dal dolore, sono andata a sfoggiare il mio inglese con la signora dell'ufficio informazioni, che mi ha spedito a prendere un bell'autobus dopo avermi indottrinato sul centro storico mediante apposita piantina.
Ho scoperto e amato ogni stradina che brillava di eleganza e rigore teutonico, in contrasto con i bicchierini di birra che comparivano sulle mani degli allegri avventori del lunedì pomeriggio di fine agosto. Düsseldorf mi è piaciuta in una maniera che non mi aspettavo.
Anche la birra a 1.70euro la pinta e la mega insalatona di cavoli, uova, pomodori e patate speziate ci ha messo del suo.

Oggi, incrociando uno status di Sara con le mele renette che si intristivano nella fruttiera, mi è venuta l'ispirazione suprema per combattere il freddo, l'umidità, la pianura padana, novembre, la crisi degli ormai prossimi ventinove anni, le rotture di palle, le fatiche, le ansie. 

Meine Apfeltorte (La mia torta di mele)


Ingredienti

200 gr di zucchero di canna (io ho usato il Mascobado; se la volete classica usate il semolato)
150 ml di olio evo (va benissimo anche quello di semi di girasole)
4 uova
200 gr di farina integrale
3 mele renette di media dimensione
Un limone biologico (scorza e succo)
1 cucchiaio di brandy o di rum
1 bustina di lievito 
Un cucchiaino di cannella
Un cucchiaio di mandorle 

Scaldate il forno a 180° classici. Oliate e infarinate una tortiera e riponetela in frigorifero.
Affettate le mele a fettine sottili, bagnatele col succo di limone e riponetele in frigorifero. Separate i tuorli dagli albumi; riponete questi ultimi in frigorifero con un pizzichino di sale, così intanto si fanno compagnia con le mele e non si sentono troppo soli.
(quanta gente in questo frigorifero)
Lavorate i tuorli con lo zucchero, aggiungendolo a mano a mano alternato all'olio; setacciate il lievito sulla farina già pesata. Interrompete i pettegolezzi degli albumi per montarli furiosamente a neve e incorporateli lentamente al composto, alternandoli alla farina+lievito.
Torturate il limone spremuto grattandogli via anche la scorza, ubriacatelo di rum e aggiungetelo alla massa scura e profumata che state lì a rimestare dolcemente.
Versate metà composto nella tortiera: è ora di sfoderare le mele, che andranno messe a raggiera sulla torta, accavallandole leggermente. Spolverate di cannella e mandorle, se vi va precedentemente tritate (io le ho messe intere, così ci lascio giù qualche dente).

Infornate un'oretta e inebriatevi del profumo in casa.


8 novembre 2012

Dove eravamo rimasti?

Dalla sfoglia con Aurora Mazzucchelli al nulla cosmico: tre settimane di silenzio blogghereccio.
Oh, colpa mia.
Sono un po' in crisi col mondo ultimamente.

Mi lascerò andare ad un breve quanto articolato lamento: governi e governanti provano a dire la loro, ma la crisi sta ammazzando le ultime speranze residue e anche all'estero non è che siano tutte rose fresche et aulentissime. Tra poco cominceremo a speziare la merda pur di ingoiarla con meno sofferenza.

E io sono un'ottimista, eh, di quelle che stanno sempre sul bright side of life e ci camminano con orgoglio.

Ed è pure il mese del mio compleanno, vaccamiseria, ti pare che io debba essere di malumore quando dovrei solo che aver voglia di festeggiare, visto che il calendario lo fa cadere proprio di sabato?!

Mi pesa la vita. Mi pesano la routine, i lavori che non sbattono da nessuna parte. Mi pesa la solitudine, sì, mi pesa moltissimo l'essere da così tanto tempo sola coi miei brutti pensieri. La mancanza dell'AM è uno spiffero che gela i piedi di notte e a nulla serve Holden che ha deciso che la moda dell'autunno inverno è starmi sempre addosso, scaldandomi cosce e pancia coi suoi tre chili e mezzo di pelo.
Povero surrogatto, chissà quanta negatività emotiva captano le sue vibrisse.

Poca cucina e voglia di cucinare, tanto bisogno di circondarmi di amici, di affetto, di calore umano che vada oltre il nokiatune dei messaggi su whatsapp. Credo di aver bisogno di sentirmi una persona valida, che nonostante tutto sia qualcuno: un concetto difficile, ambizioso forse, egoistico, ma tremendamente necessario.

Per cui tenersi occupati, riprendere faticosamente a leggere dopo mesi di inattività letteraria, recuperare film persi al cinema, concedersi l'estetista, regalarsi un maglione, chiamare e scrivere agli amici che si vogliono tenere accanto: piccoli momenti di materialistico autoaffetto.
Lascio chiuso il fumo nero nel vaso di Pandora, anche se la puzza la sento fino qui.

Henry Purcell - Dido's lament