7 luglio 2012

Untitled - fa sempre figo, sui dischi

Ho spostato di nuovo i mobili della mia stanza.
L'ultima volta lo avevo fatto a febbraio, dopo la consegna della tesi e la partenza dell'AM.

A parte il letto che ha mantenuto la posizione dominante sotto lo specchio gigante che riflette la luce della finestra, il resto è stato spostato. Sul lato sinistro si incastrano armadio, cassettiera con su lo stereo e libreria ripiena di dischi, vinili, libri e cianfrusaglie. Appoggiata al muro in stile minimal-newyorchese, la mappa di Parigi con le scritte e le fotografie attaccate maldestramente dall'AM.
A destra, la rivoluzione.
Troneggia a centro parete la tastiera, sul leggio un quadro attende pazientemente di essere appeso. In fondo, contro il muro, accanto alla finestra, la miniscrivania dipinta di giallolimone acido e uno sgabello che accoglie lampada blu e portapenne di riuso -leggi tazze rotte e barattoli della nutella vuoti-.
Il pieno a sinistra, il vuoto a destra.

Guardo Holden che dorme sul suo asciugamano, nell'angolo preferito del letto, tenendo il muso con una zampa e la coda a coprirgli gli occhi. Sì lo so, gatto, c'è sempre troppa luce in questa stanza. Sono le persiane a listelli a riempirla di sole già dalla mattina presto e non ci posso fare niente, hai voglia a tenerle serrate. La tenda oscurante l'avevo comprata, ma il mio MacGuyver di fiducia non l'ha mai montata e così mi tengo la luce.

È un sabato mattina che sembra già domenica. In tutta questa irrequietezza da irrisolto, mi sento particolarmente affaticata, col cervello ingolfato. Penso alle bollette da pagare, alla quattordicesima che andrà a placare quegli aguzzini della compagnia telefonica, alle piccole incombenze da risolvere e procrastino, rimando, tergiverso, medito. Sto prendendo una decisione e devo aspettare che si avvii la nuova settimana per darle un corpo e una forma valida.
Potrebbe cambiare tutto in un secondo e chissà quando arriverà quel secondo.
Cerco solo di non farmi cogliere impreparata.