28 luglio 2012

D'(h)ommage!

Sarò breve: essendo sola a casa col gatto e in congiuntura economica fino al rientro di alcuni capitali, non passo molto tempo a smorzare birrette e chiacchierare. Mi godo il silenzio, il pelo lucido di Holden e un ordinato esercito di pensieri che marcia nel cervello.
Un po' il ritorno del caldo, un po' le novità lavorative, ce n'è da metabolizzare. Ho festeggiato per settembre preparando dei biscottini di mais e grano saraceno -che andranno perfezionati perché anche nel riarrangiamento della ricetta c'era troppo zucchero- con la marmellata di ciliegie e limone -mi ero tanto preoccupata e invece è buonissima-.

Qualche sera fa ho invece optato per il riciclo supremo. Avevo preparato una vagonata di farro lesso convinta di riuscire a consumarlo, ma era un quantitativo veramente esagerato. Così lo avevo condito con le zucchine crude a rondelle, dei fiori di zucca sempre crudi e un po' di yogurt di soia emulsionato con olio evo. Però ne avanzava ancora una quantità da sfamare un battaglione. Così ho provato a fare di necessità (il consumo del farro) virtù (creare qualcosa di nuovo).

Avevo voglia di burger e ho pensato a Uno CookBook e alle sue ricette vegane esteticamente splendide e cibescamente curiose.

Così sono nati i

Burgerini di Farro&Zucchine Impanati Con Semi di Lino, Maionese Vegana e Melanzane Saltate - Hommage a Uno CookBook





Ingredienti

Per sette/otto burgerini:
250gr di farro biologico lessato
Tre zucchine piccole
Qualche fiore di zucca
Yogurt di soia al naturale
Olio evo
Curry
Tamari (salsa di soia)
Semi di lino tostati 

Per la maionese vegana:
150 ml di yogurt di soia
Un cucchiaio e mezzo di olio evo (o di semi biologico)
Una punta di senape a l'ancienne
Un cucchiaino di succo di limone
Curcuma
Sale
Pepe
Una foglia di basilico (facoltativa)

Per le melanzane saltate
Una melanzana piccola
Tre pomodori San Marzano da salsa
Un cucchiaino di marmellata di peperoncini (già usata qui)
Olio evo
Basilico
Sale

In una ciotola capiente mettete il farro lessato già freddo, le zucchine crude tagliate sottili, i fiori di zucca e conditeli con qualche cucchiaio (circa sei) di yogurt di soia, un po' di olio evo e il curry per colorare e insaporire. Aggiustate la sapidità con un cucchiaino di salsa di soia.
Inforcate il minipimer e frullate tutto senza pietà, a lungo, fino a ottenere una pasta densa e liscia. Ponete in frigorifero a riposare.
Nel frattempo preparate il contorno di melanzane: tagliatele a tocchetti e fatele saltare in padella con un po' di olio. Quando saranno già rosolatine, aggiungete i san marzani a dadoni e tre quattro foglie di basilico, versate mezzo bicchierino di acqua calda e chiudete con un coperchio, facendole stufare per un quarto d'ora.
Preparate la maionese vegana: in un recipiente alto mettete tutti gli ingredienti e frullate col minipimer, imprimendo un movimento dal basso verso l'alto per aiutare a montare. Riponete in frigorifero.
Riprendete l'impasto di farro e formate tanti piccoli burger che passerete nei semi di lino, facendoli aderire bene con le mani. Adagiateli sulla carta da forno e poi sulla griglia, infornandoli a 200 gradi col ventilato per una ventina di minuti: sono pronti quando sembrano più compatti e i semini si scuriscono un po'.

Serviteli caldi con un po' di maionese vegana sopra, le melanzane tiepide e qualche foglia di tarassaco a fargli da lettino. Io ci ho abbinato anche un po' di pane di farro e kamut integrale con semi di girasole che ho preparato in casa approfittando della tregua del caldo: ad averne fatto dei panini sarebbe stata proprio la maialata definitiva.


In abbinamento, mentre iniziano i giochi olimpici e mancano solo quindici giorni al volo:
Led Zeppelin - Whola lotta love (live at Knewborth 1979)

21 luglio 2012

Ogni tanto faccio qualche bastardata

Giorni di caldo, di decisioni, qualche lacrima, una voglia acuta di melanzane - non necessariamente collegate tra loro da un nesso logico. Voglio dire, va bene essere emotivamente disastrate una volta tanto, ma arrivare al punto di piangere per delle melanzane..

Comunque ho preparato la parmigiana di melanzane. Poi, già che c'ero, ho ripetuto con la caponata.
Ho pianto perché ogni tanto bisogna pur concedersi di crollare.
Ho affrontato il caldo senza lamentarmi troppo.
E ho deciso di sputtanarmi tutto e andare.

(courtesy of E-migrate, cioè l'AM)


Australia.
Due settimane.
Inutile dire che m'è venuta un'insonnia colossale. Di notte veglio fino alle tre e mezzo, la mattina divento l'anello di congiunzione tra un essere umano che si è alzato storto e uno zombie coi coglioni particolarmente girati.
(si può dire coglioni?)
Non so se è l'emozione ma ho passato due pranzi a stomaco chiuso, concedendomi giusto delle piluccate di cibo a cena, senza riuscire davvero a godermi quello che stavo mangiando.
Poi ho festeggiato la liberazione di Rossella Urru.
Ho festeggiato me stessa, perché non è facile andare d'accordo con quello spirito dubbioso, incerto, contraddittorio, insieme guerresco e pacificatore, che ho per coinquilino interiore. Due palle certe volte...
(si può dire palle?)


Beh insomma, una bella ricettina di festeggiamento non ce la vogliamo mettere? Va detto che sono rimasta senza sedano né olive (non essendo una grande amante del primo e non mangiando le seconde, ero a secco di ingredienti e mi sono arrangiata)

Bastardcaponata di Melanzane - dove regna l'unto supremo


2 melanzane piccole
7 pomodori San Marzano da salsa
2 cipolle rosse
2 spicchi d'aglio
Un cucchiaio di aceto di vino (io ho usato quello che il Pater produce amorevolmente nella cantina di casa Rupe)
Un cucchiaio abbondante di zucchero
Un cucchiaino di marmellata di peperoncini (grazie Ivana!) - sostituibile con peperoncino fresco
Una manciata di pinoli
Una manciata di uvetta (omettetela se non piace)
Olio evo
Sale
Abbondanti foglie di basilico


Previously: tagliare a tocchetti le melanzane e farle spurgare se necessario; tagliate anche i pomodori.
In un bel tegamone mettete a scaldare abbondante olio, aggiungete le cipolle tagliate a pezzi grossi, gli spicchi d'aglio e fate soffriggere dolcemente. Alzate la fiamma, mettete le melanzane e fatele andare: assorbiranno tantissimo olio, quindi agitate spesso la pentola per staccarle dal fondo senza sfaldarle troppo. Emulsionate a parte lo zucchero con l'aceto e la marmellata. Aggiungete i pomodori e l'emulsione agrodolce, coprite con un coperchio e cuocete una ventina di minuti, anche mezz'oretta, a fuoco bassissimo, premurandovi di continuare a scuotere la pentola (senza gridarle improperi sennò si offende).
A stufatura ultimata, lasciate cadere dentro la pentola quattro/cinque foglie di basilico, i pinoli e l'uvetta. Rimettete il coperchio e lasciatelo riposare.
Se avete premura potete scofanarvela subito... o lasciarla raffreddare, invasarla in un contenitore ermetico e attendere il giorno dopo. È ancora più buona, specialmente se la accompagnate con del buon pane integrale casereccio e qualche fettina di mozzarella di bufala. Io ci ho condito del riso semplicemente lessato ed è venuto una vera libidine.

Domani vi faccio la foto del mio barattolino-bastardcaponata.

7 luglio 2012

Untitled - fa sempre figo, sui dischi

Ho spostato di nuovo i mobili della mia stanza.
L'ultima volta lo avevo fatto a febbraio, dopo la consegna della tesi e la partenza dell'AM.

A parte il letto che ha mantenuto la posizione dominante sotto lo specchio gigante che riflette la luce della finestra, il resto è stato spostato. Sul lato sinistro si incastrano armadio, cassettiera con su lo stereo e libreria ripiena di dischi, vinili, libri e cianfrusaglie. Appoggiata al muro in stile minimal-newyorchese, la mappa di Parigi con le scritte e le fotografie attaccate maldestramente dall'AM.
A destra, la rivoluzione.
Troneggia a centro parete la tastiera, sul leggio un quadro attende pazientemente di essere appeso. In fondo, contro il muro, accanto alla finestra, la miniscrivania dipinta di giallolimone acido e uno sgabello che accoglie lampada blu e portapenne di riuso -leggi tazze rotte e barattoli della nutella vuoti-.
Il pieno a sinistra, il vuoto a destra.

Guardo Holden che dorme sul suo asciugamano, nell'angolo preferito del letto, tenendo il muso con una zampa e la coda a coprirgli gli occhi. Sì lo so, gatto, c'è sempre troppa luce in questa stanza. Sono le persiane a listelli a riempirla di sole già dalla mattina presto e non ci posso fare niente, hai voglia a tenerle serrate. La tenda oscurante l'avevo comprata, ma il mio MacGuyver di fiducia non l'ha mai montata e così mi tengo la luce.

È un sabato mattina che sembra già domenica. In tutta questa irrequietezza da irrisolto, mi sento particolarmente affaticata, col cervello ingolfato. Penso alle bollette da pagare, alla quattordicesima che andrà a placare quegli aguzzini della compagnia telefonica, alle piccole incombenze da risolvere e procrastino, rimando, tergiverso, medito. Sto prendendo una decisione e devo aspettare che si avvii la nuova settimana per darle un corpo e una forma valida.
Potrebbe cambiare tutto in un secondo e chissà quando arriverà quel secondo.
Cerco solo di non farmi cogliere impreparata.

3 luglio 2012

Giocare in casa

Dopo i criticati-emozionanti-deludenti Europei, le metafore calcistiche continuano ad affiorare.

Leggevo qua e là, seguendo i palleggi del feedreader, quando su Intravino, un sito che permette anche a gente come me di comprendere le grandezze di certi vini e le differenze tra gli uvaggi, leggo questo articolo sulla cantina Palazzone di Rocca Ripesena, sita sotto (o meglio sopra, visto che come altitudine un po' la sovrasta) la Rupe che non mi ha dato i natali, ma comunque casa per diciotto anni.



Mi emoziono sempre quando trovo l'Umbria nominata in giro. Sarà che apparentemente non è molto considerata, tutti sanno dov'è ma pochi la conoscono davvero. 
C'è chi ci è stato in gita scolastica, c'è chi ci ha fatto il C.A.R., c'è chi ti dice "beh ma è bellissima la Cattedrale!/il Santuario!" e tu sgrani gli occhi e correggi in tackle acido "il Duomo, sì", perché cattedrale lo dici a qualcun'altra e soprattutto i santuari valli a cercare da padrepio e simili.
Per noi rupestri è il Duomo, punto.

Sono orgogliosa di esportare certi sapori, brandire salsicce di cinghiale e pezzi di caciotte, andare alle cantine di zona e far mambassa di bottiglie in complicità con mio padre, passare tra i banchi del mercato del sabato mattina per vedere le facce rugose e invecchiate dei venditori di sempre.

Parlare di casa mi riporta ai vini dei contadini, ai pranzi con gli amici in campagna al glicine della vecchia casa sui cui campi correvo appresso a mio nonno sventolando una minizappetta. Quella casa venuta giù di colpo quando ero già all'università, poi ristrutturata e trasformata in b&b.
E la torrefazione dove continuo a prendere il caffè, trascinandone chilate in valigia, che a fine luglio chiuderà per sempre e non riesco nemmeno a sostenerlo, questo pensiero.

Cambieranno pure i ricordi, forse. 

In queste giornate di pensieri a maglie fitte, penso a tutto il passato che porto dentro mentre corro su un campo gigante, verso un gol che non riesco a vedere.


But I know I have a fickle heart and bitterness,
And a wandering eye, and a heaviness in my head.

Adele - Don't you remember

2 luglio 2012

Caron dimonio, con occhi di bragia



"Guai a voi, anime prave! Non isperate mai veder lo cielo" 

Inferno, Canto III,  84:85

E il cielo, infatti, semplicemente non c'è.
Il sense of humor degli amici meteorologi non accenna a diminuire, un po' come l'afa che affossa Bologna da due settimane. Siamo di nuovo all'inferno: puzzolente di smog, bollito dai motori dei condizionatori, grigio di città. Poco vento, le cicale stridono un bordone distorto e acuto. L'aria, se si volesse trovare un aggettivo a descriverla, la definirei semplicemente "ferma".

In ogni caso, la fine di giugno è stata bollente di temperature e di novità.
Il piccolo pc Boris è stato mandato in pensione con l'arrivo del fiammante MacBook Air, al quale devo ancora trovare un nome. Mi sento emozionata come una bambina quando lo guardo.
La mia anima ecologica-risparmioenergetico-emissionizero è stata vergognosamente felice per l'inaspettato -e contro ogni principio- regalo giunto dalle terre umbre: nonna Lucilla, la scattante e vecchiotta auto di mia mamma, è passata ufficialmente nelle mani e nei piedi miei e del Bro.
Addio attraversamenti della città impilata su autobus che sanno di sudore: adesso è tangenziale, dieci minuti e un'ora di sonno in più.
Indubbia comodità, ma la mia anima da viaggiatrice è un po' delusa; come amo i viaggi in treno, quell'oretta in autobus era pesante ma mi permetteva di notare mille dettagli, posti, caratteristiche delle varie zone della città. L'autobus è un perfetto traghettatore della società, ti mostra tutte le sue facce e sfumature nel giro di poche, sudate fermate.
Però un quarto d'ora a fronte di un'ora è un bel miglioramento.

Con questo caldo, la voglia di cucinare viene sostituita dalla voglia di lavare le verdure e vivere di crudité, pinzimoni, insalate e basta. Non accendo il forno né per dolci, né per il pane: potrei scappare. Forse trasferendolo momentaneamente in cantina potrei ancora cuocerci qualcosa.
Per questo ho accolto con ancora più piacere la lezione che Riccardo Facchini, chef resident del Pappagallo di Bologna, ha tenuto all'ormai famoso Club des Pirottines sulle emulsioni di verdure e pesce fresco.

(Riccardo spiega come trattare i gamberi)

Ci siamo ritrovate stipate attorno ad un tavolone di legno in una calda serata di giugno.
Una meraviglia di sera condita con olii e aceti dai sapori nuovi, frizzante di minipimer alla massima potenza e, a concludere, una deliziosa lezione di arte ad opera della bravissima Blue che mi ha fatto salire dentro una furente voglia di vedere Bilbao.


Le Tre Emulsioni Di Riccardo Contro Caron Dimonio


Le tre emulsioni - da sx: datterini, fagiolini, gamberi- 
nei barattolini di Bebe



Per l'emulsione di datterini:
200 gr di pomodorini datterini
Olio di vinaccioli (in alternativa, di semi di girasole biologico)
Sale
Pepe
Limone

Lavate i datterini e poneteli nel bicchiere del minipimer. Versate un dito di olio (all'incirca, tre/quattro cucchiai abbondanti) e frullate senza pietà alcuna. Filtrate con un colino o un cinese e condite con poco sale (anche zero), pepe, qualche goccia di succo di limone e poco zest grattugiato. A piacere, anche qualche goccia di vodka o rum bianco.
Un'alternativa suggerita da Riccardo: al posto del succo e della buccia di limone, mettete qualche goccia di aceto di lamponi.

Per l'emulsione di fagiolini
150 gr di fagiolini freschi 
Una punta di acido ascorbico (si trova in farmacia, serve a mantenere il verde delle verdure)
Acqua minerale (io ho usato quella filtrata di casa)
Olio di vinaccioli o girasole biologico

Lavate i fagiolini e senza spuntarli metteteli nel solito bicchiere da minipimer. Aggiungete l'acido ascorbico, un dito di olio e un dito di acqua e frullate. Filtrate con attenzione nel solito colino. Se dovesse essere troppo liquida, aggiungete una punta di agar-agar.
Riccardo suggerisce di accompagnarla con carni bianche o molluschi. È un'emulsione molto delicata.

Per l'emulsione di gamberi
4-5 gamberi rossi freschissimi
Olio di semi di girasole
Acqua minerale

Solito procedimento: gamberi interi non puliti, un dito di acqua e un dito di olio. Frullate pazientemente. Filtrate per eliminare i resti di carapace: verrà una salsa densa, perfetta per il cocktail di gamberi rivisitato. Da accompagnare, naturalmente, a gamberi freschissimi appena scottati o grigliati. 
Si conserva un paio di giorni in frigorifero.

Alla fine della serata, rinfrescate/i e rinvigorite/i dai nuovi sapori, ci siamo concesse/i una foto di gruppo. Manco ovviamente io, che ero dietro la mia preziosa 40D.


(Qui, in album pubblico su fb, le altre foto della serata)

Inutile dire che questo Club des Pirottines sta diventando un appuntamento che attendo ogni mese con gioia crescente e curiosità infinita, perché è bello condividere la passione per la cucina con persone che riescono a capire cosa voglia dire "sperimentare" e non fossilizzarsi sui soliti sapori conosciuti.
Grazie, Pirottines.

Led Zeppelin - Thank you