29 aprile 2012

Ossimori gratuita: la croccantezza morbida esiste?

(questo post è dedicato a Elisa)

Come ben sapete, le patate sono uno dei miei cibi preferiti.
Sorte volle che, nella loro massima espressione di goduriosità -vale a dire la frittura- siano anche la droga alimentare preferita della mia cara amica Elisa, che ha riflessi pavloviani di salivazione acuta se le sussurri "Patatine".

Come non renderla contenta con una variazione sul tema, imprigionando la bontà delle patate in un astuccio di farina di mais fioretto?

Piccola precisazione: è stato un tentativo ben riuscito, ma ha sicuramente bisogno di perfezionamento. Accetto suggerimenti.

Crocchette di Patate con Senape e Melissa


(La foto è opera di Andrea)



Patate (quattro medie andranno bene)
Un uovo
Qualche foglia di melissa fresca (una decina)
Grani di senape
Curcuma in polvere
Sale 
Farina di mais fioretto per impanare
Olio di semi di arachide per friggere (oppure olio di oliva)

Lessate le patate intere, scolatele e lasciatele raffreddare sbriciolandole su un tagliere. Quando saranno pronte, schiacciatele con lo schiacciapatate o con una forchetta. Legatele con un uovo.
Tritate le foglie di melissa a grana fine. Unitele al composto e iniziate a condire: qualche granello di senape, una punta di coltello di curcuma in polvere, poco sale.
Formate delle palline che allungherete fino a dargli una forma ovale. Passatele nella farina di mais, allargatele su un bel piatto largo e mettetele in frigorifero almeno mezz'oretta (se avete fretta bastano dieci minuti di freezer).
Scaldate l'olio, che sia bello caldo, tirate fuori le crocchette e friggetele con calma finché non saranno belle dorate. Ci vorranno circa cinque minuti, ma se  il caso lasciategli qualche attimo in più.
Servite calde accompagnandole con l'hummus leggero.

-Consiglio: mentre friggete, riponete sistematicamente quelle ancora in attesa nel frigorifero. Il segreto di una buona frittura è che il cibo sia sufficientemente freddo da causare uno shock termico a contatto col grasso bollente, shock che determina la formazione della famosa crosticina salva-impregnamento.

Per la colonna sonora lascio la parola ad Elisa e ai suoi gusti patatini.
UPDATE: come da suggerimento,  Adam Green - Bluebirds

25 aprile 2012

Ora e sempre Resistenza

Oggi, 25 aprile, per me è una data doppiamente importante.
è la data ufficiale della Liberazione dal Nazifascismo, la festa della Resistenza Partigiana, un pezzo di storia italiana che mi bolle dentro come un esplosione del sangue. 
Sin da ragazzina mi sono appassionata alla cosiddetta Letteratura della Resistenza: ho letto libri, romanzi e saggi critici di molti autori, ho studiato attentamente la Storia, ho partecipato attivamente a raccolte di racconti dei partigiani e degli sfollati nelle campagne umbre; ho cantato, e questo non è poco, i canti della Resistenza assieme ai fantastici musicisti e coristi della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, con Giovanna Marini a farci da "mondina".

Ho un brivido potente lungo la schiena ogni volta che ripenso all'intervista a quel nonnino, allegramente sui novanta già dieci anni fa, che raccontava dei rastrellamenti, delle fughe dalle caserme, delle coraggiose donne di paese che sfamavano e nascondevano i ricercati dalla polizia italiana e dai tedeschi. 
Mio nonno materno è stato prigioniero in Africa, se non ricordo male in Algeria, catturato dai tedeschi. Io ero troppo sciocca e poco attenta all'ascolto dei suoi racconti: "quando ero in Africa..." accennava, grattandosi la testa, mentre negli occhi azzurro chiaro passava un gonfiore ombroso di ricordi. Io staccavo il cervello, era un ritornello che mi seduceva ma mi impauriva.
Adesso mi mancano quelle narrazioni con le voci che mormoravano parole sempre più monotone, quasi a smorzare la potenza evocativa del ricordo; ma il tono morbido non riusciva a contenere quei tanti fantasmi, così vividi che li potevi quasi sentire.
Ho fili di storie intrecciate in testa.
Il 25 aprile evoca in me un potente spirto battaglier e ogni volta mi sale dentro un'indignazione fiera, un orgoglio importante. Non dimentico, ecco. Per me la frase "Ora e sempre Resistenza" ha un valore forte. Sono ancora capace di emozionarmi ascoltando Bella Ciao, Fischia il vento e tutti quei canti a voce piena. (vi rimando alla mia preziosa Betta per approfondimenti sulle tecniche vocali dei canti popolari)

Ho voluto omaggiare chi ci ha permesso, lottando, di ottenere tutti i diritti per i quali dobbiamo ricordarci di lottare, perché nulla ci è garantito. Credo sia proprio una questione di dignità.

La Bruschetta del Partigiano

(tutte le genti che passeranno
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
tutte le genti che passeranno ti diranno che bel fior)

Pane integrale o semintegrale a mollica umida (stavolta l'ho comprato dalla bravissima panificatrice del mercatino del martedì al Vag, perché il suo pane non mi fa male..)
Passata di pomodoro (se l'avete fatta in casa è meglio, io mi sono accontentata della biologica )
Origano fresco (del mio giardino)
Un paio di spicchi d'aglio 
Olio evo bio
Sale integrale

In una padella non antiaderente mettete a scaldare a fuoco vivo la passata di pomodoro e fatela andare per un buon quarto d'ora perché si asciughi debitamente. Controllate che non si attacchi, è importante.
In una ciotola capiente mettete in infusione una decina di foglie di origano con due spicchi d'aglio e tre cucchiai di olio evo e lasciatelo a riposo mentre aspettate che la salsa di pomodoro si restringa. Nel frattempo scaldate il forno a 150°/170°.
Tagliate il pane a fette non troppo spesse, mettetele sulla griglia da forno e infornate cinque minuti di orologio, così che inizi a perdere l'umidità e faccia la crosticina. Togliete la salsa dal fuoco e amalgamate, mescolando piano, all'infuso di olio. 
Spargete a cucchiaiate la salsina di pomodoro sul pane e infornate una decina di minuti a 180°.
Servite su foglie di tarassaco o erbe di campo che avete a disposizione. 

E questo è il fiore del partigiano
bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
E questo è il fiore del partigiano 
morto per la libertà.



E il secondo motivo?
Avete ragione, sì, è vero, ma non mi sono scordata.
L'importanza del 25 aprile assume una sfumatura ancora più tenera, perché è il compleanno dell'amore della mia vita: l'AM:

24 aprile 2012

Slepless in Bologna

Non so cosa sia preso al mio ciclo del sonno, stanotte.
Sarà stata la mole di informazioni ricevuta ieri sera al Club des Pirottines -il corso di cucina ideato da Bebe e Simona che verrà debitamente glorificato con un post a parte-, sarà stata la fame, la sete, la pipì, sarà stato Holden che è in amore ed è più irrequieto di me.. fatto sta che alle sei avevo gli occhi spalancati, nessuna traccia di sonno e una dolcissima indolenza che ben si sposa con la mattina di nuvole e vento che ho visto lentamente sorgere.

Mi sono preparata una bella colazione con tazzone di caffè nero, spremuta di arance e limone, una bella fettona di pane di segale liscio (l'unica marmellata che mi gusta su questo pane, quella di ribes montanari del Cadore, è momentaneamente assente) e mi sono goduta un risveglio rallentato e pigro come non facevo da troppo tempo.

Sin da ragazzina ho avuto queste notti con poco-niente sonno e tanti pensieri. Tendenzialmente sono pensieri costruttivi, pensieri-Lego potrei definirli: tanti mattoncini colorati che, nel corso delle ore di veglia, si assemblano in modi differenti, quasi a svelarmi le varietà di direzioni che possono prendere. Stanotte mi son venuti in mente libri da leggere o consultare, ricette da provare, cose che vorrei fare, sogni, idee, come un mare calmo dentro cui si muove una vita.
Il mare dell'alba, per intenderci.

(photo credits: Phil Gibbs on Flickr)

Ho una gigantesca voglia di sperimentare e di imparare in cucina; la vedo come qualcosa di profondamente mio che posso mettere a disposizione, esattamente come accade con le interpretazioni delle canzoni in musica. Una versione può piacere o non piacere, ma è indubbio che il musicista ci stia mettendo dentro qualcosa di suo; in una cucina accade la stessa identica cosa.

Ho voglia di cucinare. Ho imparato col tempo, specialmente negli ultimi mesi, ad avere molto più rispetto, sia nei confronti di ciò che mangio sia in quelli del mio corpo. Mi piace questa nuova dimensione di ascolto dei desideri nutritivi assieme alla necessità quotidiana di smaltimento cibo.

Oggi c'è il mercato al Vag. Recupererò Juliette la bicyclette, operata una settimana fa alla catena, e andrò a fare la spesa. Poi torta di mele con i tocchetti di PinkLady al limone, zucchero e cannella avanzati da ieri sera. Poi forse un concerto, o a letto presto per recuperare le poche ore di stanotte.
Mi piace vivere così, in modo semplice, pensando ai piccoli dettagli che mi fanno stare bene.

21 aprile 2012

Cecio

La uso spesso come soprannome tenero, questa parola. Mi fa pensare ad una cosa piccola e tonda e profumata, proprio come il legume a cui ruba il significato.
L'altra sera avevo organizzato una cenetta froufrou con una coppia di adorabili amici, Elisa e Andrea, che secondo me sono la reincarnazione perfetta e fisica di Amélie Poulain e Nino Quemcampoix. Oh ma ci somigliano pure, eh.
Due ceci, loro due: piccoli, forti, saporiti, resistenti.
Ceci è anche il nickname segreto di Andrea nell'inferno dei socialnetwork.

E l'ispirazione è venuta da sé.

Hummus Leggero alla Menta Fresca

(La foto, scattata dopo il primo assalto, è di Andrea)

Nella ricetta originale dell'hummus è presente un quantitativo di aglio pari al peso specifico dell'uranio impoverito. Fantastico, ma non a tutti piace e soprattutto.. non ne avevo. Scorte finite. Quindi ho modificato un po' la ricetta ed è andata circa così:

200 gr di ceci lessati
Un bicchiere di acqua di cottura
tre cucchiai di tahina (pasta di semi di sesamo, fondamentale)
tre cucchiai di  olio evo
Cardamomo
Cumino
Pepe
Sale
Menta fresca

Mettere gli ingredienti in progressione, escludendo la menta, in un recipiente capiente e alto. Frullarli senza pietà con il minipimer: dovrà venire una crema densa e soda. Sull'olio potete aggiungere o togliere a seconda delle preferenze: io opto per gestire la consistenza con l'acqua e aggiungere l'olio solo alla fine. 
Tritate qualche foglia di menta e mescolatela al composto. Fate riposare in frigo prima di servire.

Noi lo abbiamo divorato con delle fette di pane integrale ai semi di lino e girasole -fatto in casa anche quello- ancora tiepide: una goduria indicibile.
(La prossima ricetta sarà totalmente dedicata ad Elisa e alla sua passione per le "PATATINE!")

La colonna sonora non poteva che essere: Yann Tiersen - La Valse d'Amélie (piano version)

14 aprile 2012

Non di solo pane vive l'uomo, c'è anche la musica

Visto che, almeno teoricamente, questo sarebbe *anche* un blog di musica, una piccola digressione sul concerto di ieri sera la vorrei fare.

All'Estragon, tempio acusticamente schifoso di un certo rock bolognese, ha suonato una delle mie band preferite, una delle poche che non mi stufo mai di ascoltare e che scorre sempre, shufflando morbidamente, nel mio iPod: i Gomez.
Un'esperienza da ripetere.
A parte la mostruosa bravura dei cinque musicisti, con quattro polistrumentisti che saltano tra chitarre, bassi e tastiere come io salgo le scale, a colpirmi positivamente è stato il polleggio: la tranquillità di cazzeggio musicale era palese. Si stavano divertendo e si vedeva, c'era poco da fare: è gente che ama suonare, ama la propria passione musicale e non si risparmia quando si tratta di esibirsi.
Il fatto che abbiano suonato come terzo pezzo quella che è la mia loro canzone preferita non ha potuto che aumentare il livello di godimento generale: sono bravi, suonano da dio e hanno un repertorio pressoché illimitato, guarnito qua e là da cover eccellenti come Getting better dei Beatles -ai quali pagano il giusto tributo culturale e si sente- e Jumpin' jack flash dei Rolling Stones -in versione schizofrenica, un po' rhythm'n'blues un po' punk-. Poi con quelle tre voci fantastiche, diversissime ma per questo coinvolgenti quando suonano insieme, possono veramente cantare di tutto.
Insomma, il mio consiglio è di non perderveli assolutamente: stasera sono a Milano, ma se vi capitasse di beccarli in giro, vale davvero la pena.

13 aprile 2012

Vizi, virtù

Non mi salvo dal fingerfoodismo.
Adoro mangiare con le mani, figuriamoci se potevo non amare questo genere di cibo. Per quanto alcune scelte siano discutibili, in generale mi piace pastrugnare con le dita.
Alzi la mano chi non ama infilare le dita nel barattolo della nutella, nella crema pasticciera, nel sugo... e con quella mano si dia un ceffone.

uno straclassico in versione gluten-free:

Muffin di Cioccolato con Sciroppo di Lavanda e Fiori (versione gluten free)


Una tazza di farina di riso
Una tazza di cacao amaro
Una bustina di lievito
1/2 cucchiaino di sale
1/2 tazza di zucchero di canna grezzo
Due cucchiai di sciroppo di lavanda
Un cucchiaio abbondante dei fiori bolliti
1 uovo
1 tazza di latte di riso
1/4 tazza di olio



Preriscaldare il forno a 200°. Unire i solidi setacciando insieme farina e cacao, poi zucchero e sale, e infine il lievito. A parte sbattere leggermente l'uovo col latte e l'olio e lo sciroppo. Unire il liquido al solido, aggiungere i fiori, rimestare pochissimo.
Riempire i pirottini da muffin lasciando un dito di libertà in cima (io uso gli stampi in silicone che sono fantastici, ma potete mettere i pirottini dentro gli stampi, così da avere il muffin perfetto)  e infornare per 15 minuti.

Esiste qualcosa di più facile e godurioso di un muffin caldo?

Direi di no.

11 aprile 2012

Il freddo tonifica le idee

Nuvoloni ripieni di acqua, un soffio di vento ghiacciato, instabilità meteorologica: come si fa a mantenere un umore decente?
Io che son lunatica poi, e che ho fatto del lunatismo la variabile costante della mia vita, divento ancora più oscillante tra sprazzi di allegria e nascondini sotto le coperte: il mese di aprile, the cruellest month, è sempre stato foriero di brutte novità e sconforto diffuso. Che poi è un mese bellissimo, pieno di fiori e erbe profumate, le giornate allungate e le serate promettenti.. niente. Proprio non ci riesco. Vado in apnea e spero che finisca.
è il mese in cui la mia cefalea con aura si acuisce, accoppiandosi alla pressione atmosferica ballerina.
è il mese del compleanno dell'AM e quest'anno non posso neanche preparargli il dolce!

Però stasera, complice l'autunno che si è ripresentato sotto forma di temporale e temperature sotto i 16 gradi, sono pronta a dare fondo alle splendide erbette di campo trovate ieri al mio mercatino di fiducia...

4 aprile 2012

Ultimi strascichi da universitaria

Quando la solitudine è sacrosanta, indicibile, straripante goduria culinaria.
da sx: quinoa lessata, insalata di radicchi di campo, omelette di erbe, cipolle caramellate con uvetta

Visto che due su quattro sono non-ricette (lavare i radicchi e lessare la quinoa non è che sia chissà quale rielaborazione), vado elegantemente a fornire le restanti due:

Omelette di Erbette Di Campo 
(ricetta indicata anche per i celiaci)
Per un'omelette di circa 20cm di diametro:

un mazzetto di rosolaccia di campo
una manciata di sclupit (detto anche strigolo, bubbolino.. non ricordo il nome con cui lo aveva esposto la ragazza al mercato ieri)
2 uova
due cucchiai di pecorino grattuggiato
due cucchiai di latte di riso
olio evo
pepe nero
curcuma

Ungere la padella con un filo di olio, rimuovere l'eccesso e far saltare le erbe in padella, aggiungendo poco sale. Farle soffriggere un paio di minuti, aggiungere mezzo bicchiere di acqua calda e coprire con il coperchio tenendo la fiamma bassa. Ritirare le erbe dal fuoco, farle intiepidire.
Rompere le uova in una ciotola, aggiungere formaggio, pepe nero e curcuma (omettibile se non piace.. omettibile nell'omelette, quindi omelettibile). Sbattere leggermente. Riaccendere la fiamma sotto la padella per farla scaldare, versare le erbe saltate tiepide nell'uovo, rimestare e mettere tutto nella padella bollente a fuoco medioalto. 
Rompete le uova all'omelette... nel senso che dovrete stare lì con la santa pazienza a staccare i bordi con una paletta mano mano che l'omelette di addensa. Ci vorrà poco, diciamo un minutino. Coprite col coperchio, lasciate andare due-tre minuti a fuoco medio, poi ripiegate i bordi verso il centro come a formare un libro e fate scivolare l'omelette nel vostro piatto di elezione.

Cipolle Rosse e Bianche Caramellate con Uvetta
ricetta indicata anche per i celiaci

Una cipolla rossa
Due cipolle bianche piccole
Acqua calda
Olio
Zucchero
Pepe
Uvetta sultanina (da prontuario)

Affettare sottilmente le cipolle e metterle in padella con un filo di olio a fuoco bassissimo (è un efficace trucco per non farle bruciare e far sì che non si "rimpongano" a fine pasto). Farle rosolare un paio di minuti sempre a fuoco basso. Lasciarle cuocere dolcemente, aggiungendo mano a mano la poca acqua che assorbiranno da sole. Versare due generose cucchiaiate di zucchero, poco sale e pepe, coprire col coperchio e far stufare sempre a fuoco basso per circa dieci minuti.
Far rinvenire l'uvetta sultanina in poca acqua tiepida -o nel té tiepido, se vi è avanzato dalla merenda-. Aggiungerla alle cipolle e farli andare insieme ancora qualche minuto.
Mangiare su del pane abbrustolito, meglio se integrale o ai cereali, anche se la vera morte è con quello di segale (che è amaro e fa un contrasto stupendo).

Queste due ricette sono dedicate alla mia bellissima amica Giorgia e al suo primo compleanno da mamma. Tanti auguri Giorgina!
(Ellosoooo che volevi i panini dolci, ma non li ho ancora infornati..)