28 marzo 2012

Senza foto e senza titoli

Nei giorni scorsi ho cucinato un sacco ma non ho nessuna prova fotografica di tutto questo.
Semplice, no?
Una si smazza le poche ore libere a preparare e poi manca il riscontro fotografico.
Pics or it didn't happen.
Chiedetelo però alle ganasce masticose di chi s'è pappato, al seminario sull'ascolto di domenica scorsa, i mini scones morbidi di zucca e mais e poi i biscottini a forma di gatto, in frolla di farro; chiedetelo a mio fratello che stasera ha letteralmente leccato la ciotola di penne integrali con ciliegino all'aglio e mimosa d'uovo, e quotidianamente spatola via svariati etti di cibo, molto spesso a lui sconosciuto, che non durano mai da un pasto all'altro.
Sono in verve culinaria; cucino per non pensare.

Dopo la rocambolesca laurea, i festeggiamenti più che doverosi, la bottiglia di Ferrari che ho scolato quasi da sola, la cena eccellente nello splendido Il Posto (pur se con una piccola sbavatura di stile che, da brava scassapalle qual sono, non ho potuto fare a meno di notare) che mi ha riconciliato con i cuochi bolognesi, vista l'attenta e agrumatissima ricerca culinaria di Gennaro di  Pace che ha dolcemente e profumatamente cullato i palati della allegra famiglia riunita, mi sono ritrovata con un sacco di ore a disposizione.
Ore per pensare, riflettere, rimuginare, pianificare, soffiare sulla nebbia e sulla polvere per cercare di trovare non dico una strada, ma quantomeno una direzione plausibile.

La mia amica Anna mi definisce "un foglio bianco", perché in questo momento posso decidere di essere qualunque cosa io voglia o meglio, le aziende possono "mallearmi" come vogliono. Sono plastilina, argilla, pasta frolla cedevole.
In teoria.

Le idee sono tante e si rincorrono, tornano, vanno, vengono e ogni tanto si fermano senza che una, una sola, emerga dal groviglio impacciato che mi alberga in testa.
Poi mi resta un profumo di violetta sul pelo di Holden
e una voglia di pioggia.

(Fabrizio de André - Le Nuvole)
Così cucino.