31 dicembre 2012

Caro 2012

Caro 2012,

sei stato un anno difficile. Hai messo a dura prova la mia calma, la mia pazienza e il mio sense of humour. Hai acuito i dolori, le distanze, le mancanze e le perdite, dilatando le lacrime come un effetto Doppler. Ti sei permesso di allungarti in trasversale, infastidendo lo scorrere dei giorni con grumi di minuti, di ore di troppo. Mi hai riempita di brutti pensieri, astio, rancore, vergogna, senso di colpa, paura, insicurezza, inadeguatezza, impotenza. Mi hai sbattuta al muro spaccandomi i denti con i miei stessi limiti.

Caro 2012,
sei stato un anno di piccoli soddisfazioni stiracchiate, a fronte di traguardi importantissimi. Mi hai fatta laureare il soleggiato primo giorno di primavera, affrontando con un sangue freddo da cieli del Nord una situazione che più assurda e rischiosa non poteva essere. Mi hai fatto affrontare a testa alta e sorriso stampato un ambiente ostile e faticoso, finché non sono riuscita a trovare il groove giusto per affrontare la difficoltà e le carte in tavola sono nuovamente cambiate, portando più allegria e serenità. Mi hai posto di fronte ad una scelta e, malgrado l'economia non girasse bene, sono salita su un aereo perché avevo bisogno di scavallare l'Asia e approdare a testa in giù.

Caro 2012,
sei stato un anno meravigliosamente musicale. Concerti in giro per l'Italia, a seguire le goodvibes. La mia voce rispolverata e nuova, più profonda e scura, carica di bassi dolci e vibrati. Le lezioni di Beatrice, la mattina, che mi caricano di energia nei punti giusti e mi sbloccano il flusso vitale. Il gusto delle cover assurde che fanno sgranare gli occhi a chi ti ascolta per strada. Gente che si ferma dopo il concerto a parlare di musica, di idee, di progetti, di canzoni e non si limita a generici complimenti, ma ti cerca per sentirti cantare.

Caro 2012,
sei stato un anno di nuovi amici e conoscenze sempre più diverse e adorabili. Qualcuno si è perso, qualcuno mi ha tenuto per mano per un pezzo di strada, qualcuno tiene saldo il suo posto nella staffetta dell'amicizia, qualcuno è così presente e importante che sembra amico/a da una vita. William, Ilaria, Leonardo, Elisa, Andrea, Antonella, Michele, Michele, Peppe, Liliana, Francesco, Anna, Mirko, Gaia, Lorenzo. Io vorrei ringraziarvi ma so che non sarebbe sufficiente.

Caro 2012,
vai in pensione tu che puoi. Lasciaci svegliare domani agli orari più improbabili e sperare che il 2013 sia migliore di te. Lasciami pensare che il prossimo anno compio 30 anni e mi sento felicemente lontana da ogni stereotipo di trentenne à-la-Muccino. Lasciami pensare che la musica riempirà tutti quei vuoti che mi fanno ancora paura. Lasciami sperare che avrò un coraggio da leone, una forza da toro, una diplomazia da bilancia e una testardaggine da ariete in quello che tornerà e sarà.

Caro 2012,
ti auguro buon riposo nel tuo cassetto dei calendari scaduti. Inforco le mie scarpe preferite e ti lascio nel migliore dei modi: sculettando.

3 dicembre 2012

Ma de che stamo a parla'?

CookInMusic non è nato solo per sfogare le intolleranze alimentari parlando di cucina; teoricamente si chiama così perché volevo riunire i grandi amori della mia vita: la musica, la scrittura e il cibo.
Scrivere di suoni di mascelle impegnate, insomma.

Ho parlato pochissimo di musica, su queste pagine, se si esclude la minuscola recensione del concerto dei Gomez di aprile.
Non è che non voglia parlare di musica.
La musica è tanto per me, o meglio: è tanto DI me. Non sono una scrittrice di canzoni e, con mio grande scorno, non so mettere le mani su una chitarra o un pianoforte per accompagnarmi: uso la mia voce come strumento.

Forse non sono una grande cantante: obiettivamente mi riconosco dei limiti, so che devo ancora studiare molto ma sono anche consapevole che la tecnica può aiutarti fino ad un certo punto: dopo è tutta dote naturale. La maledettissima accidia, capital peccato che mi marchia a fuoco ormai da 29 anni, mi ha fatto spesso relegare la musica nell'angolo, inseguendo passioncelle e doveri vari, più o meno accecanti a seconda del periodo.

Fortunatamente, son debiti che ho ampiamente ripagato riprendendo a studiare e cercando musicisti che abbiano voglia di suonare. Devo impormi la disciplina, altrimenti mi abbandono e perdo tempo.

Che poi essere cantanti è tutto corpo, fisicità, espressione di te stesso.
Stai lì su un palco con qualche luce storta ad illuminarti, in localini bui o piazze semideserte, al freddo ghiacciato o al caldo soffocante, con la gola semichiusa, in attesa di azzittire la sala con qualche nota.
Quando accade di riuscire a catalizzare l'attenzione, è come se mi astraessi da me stessa e da tutto il quotidiano. È solo la voce a modularsi su note che la fanno parlare in musica.
Dopo mi sento così bene che quasi me ne vergogno.
(ah, senso di colpa femminile, come farei senza di te)



Voglio cantare, devo cantare.
Non si può prescindere da certi amori.
Ti incatenano e fanno male se repressi, ma quando si esprimono sono la cosa migliore che potesse capitarti.

19 novembre 2012

Bereit für den Winterschlaf

Chissà da dove mi viene 'sta botta di tedeschitudine.

In parte potrebbero essere i geni nordici, contrabbandati in clandestinità silente dai normanni di linea paterna ed esplosi con me in fototipo zero; in parte è sicuramente colpa/merito della mia adorata Sara, genitrice de La Baviera Corallina e dispensatrice di brevi saggezze in tedesco che, malgrado la propensione linguistica, fatico sempre a comprendere.

Col tedesco non ho mai stretto rapporti amichevoli; ci siamo sempre rispettati ma mai conosciuti a fondo, pur avendo scorrazzato allegramente tra le vie di Salzburg e aver perduto numerose cellule epatiche durante la gita scolastica a Monaco in quarta superiore.
(si può essere più provinciali? sì, con la gita a Barcellona dell'anno successivo.)

Quest'estate, di ritorno dalla mia vacanza d'amore a testa in giù, ho fatto tappa obbligata a Düsseldorf per circa venti ore, prima della coincidenza con Milano: annoiarsi in aeroporto non era la migliore delle aspirazioni, così malgrado lo stordimento da fuso orario e le lombari schienate dal dolore, sono andata a sfoggiare il mio inglese con la signora dell'ufficio informazioni, che mi ha spedito a prendere un bell'autobus dopo avermi indottrinato sul centro storico mediante apposita piantina.
Ho scoperto e amato ogni stradina che brillava di eleganza e rigore teutonico, in contrasto con i bicchierini di birra che comparivano sulle mani degli allegri avventori del lunedì pomeriggio di fine agosto. Düsseldorf mi è piaciuta in una maniera che non mi aspettavo.
Anche la birra a 1.70euro la pinta e la mega insalatona di cavoli, uova, pomodori e patate speziate ci ha messo del suo.

Oggi, incrociando uno status di Sara con le mele renette che si intristivano nella fruttiera, mi è venuta l'ispirazione suprema per combattere il freddo, l'umidità, la pianura padana, novembre, la crisi degli ormai prossimi ventinove anni, le rotture di palle, le fatiche, le ansie. 

Meine Apfeltorte (La mia torta di mele)


Ingredienti

200 gr di zucchero di canna (io ho usato il Mascobado; se la volete classica usate il semolato)
150 ml di olio evo (va benissimo anche quello di semi di girasole)
4 uova
200 gr di farina integrale
3 mele renette di media dimensione
Un limone biologico (scorza e succo)
1 cucchiaio di brandy o di rum
1 bustina di lievito 
Un cucchiaino di cannella
Un cucchiaio di mandorle 

Scaldate il forno a 180° classici. Oliate e infarinate una tortiera e riponetela in frigorifero.
Affettate le mele a fettine sottili, bagnatele col succo di limone e riponetele in frigorifero. Separate i tuorli dagli albumi; riponete questi ultimi in frigorifero con un pizzichino di sale, così intanto si fanno compagnia con le mele e non si sentono troppo soli.
(quanta gente in questo frigorifero)
Lavorate i tuorli con lo zucchero, aggiungendolo a mano a mano alternato all'olio; setacciate il lievito sulla farina già pesata. Interrompete i pettegolezzi degli albumi per montarli furiosamente a neve e incorporateli lentamente al composto, alternandoli alla farina+lievito.
Torturate il limone spremuto grattandogli via anche la scorza, ubriacatelo di rum e aggiungetelo alla massa scura e profumata che state lì a rimestare dolcemente.
Versate metà composto nella tortiera: è ora di sfoderare le mele, che andranno messe a raggiera sulla torta, accavallandole leggermente. Spolverate di cannella e mandorle, se vi va precedentemente tritate (io le ho messe intere, così ci lascio giù qualche dente).

Infornate un'oretta e inebriatevi del profumo in casa.


8 novembre 2012

Dove eravamo rimasti?

Dalla sfoglia con Aurora Mazzucchelli al nulla cosmico: tre settimane di silenzio blogghereccio.
Oh, colpa mia.
Sono un po' in crisi col mondo ultimamente.

Mi lascerò andare ad un breve quanto articolato lamento: governi e governanti provano a dire la loro, ma la crisi sta ammazzando le ultime speranze residue e anche all'estero non è che siano tutte rose fresche et aulentissime. Tra poco cominceremo a speziare la merda pur di ingoiarla con meno sofferenza.

E io sono un'ottimista, eh, di quelle che stanno sempre sul bright side of life e ci camminano con orgoglio.

Ed è pure il mese del mio compleanno, vaccamiseria, ti pare che io debba essere di malumore quando dovrei solo che aver voglia di festeggiare, visto che il calendario lo fa cadere proprio di sabato?!

Mi pesa la vita. Mi pesano la routine, i lavori che non sbattono da nessuna parte. Mi pesa la solitudine, sì, mi pesa moltissimo l'essere da così tanto tempo sola coi miei brutti pensieri. La mancanza dell'AM è uno spiffero che gela i piedi di notte e a nulla serve Holden che ha deciso che la moda dell'autunno inverno è starmi sempre addosso, scaldandomi cosce e pancia coi suoi tre chili e mezzo di pelo.
Povero surrogatto, chissà quanta negatività emotiva captano le sue vibrisse.

Poca cucina e voglia di cucinare, tanto bisogno di circondarmi di amici, di affetto, di calore umano che vada oltre il nokiatune dei messaggi su whatsapp. Credo di aver bisogno di sentirmi una persona valida, che nonostante tutto sia qualcuno: un concetto difficile, ambizioso forse, egoistico, ma tremendamente necessario.

Per cui tenersi occupati, riprendere faticosamente a leggere dopo mesi di inattività letteraria, recuperare film persi al cinema, concedersi l'estetista, regalarsi un maglione, chiamare e scrivere agli amici che si vogliono tenere accanto: piccoli momenti di materialistico autoaffetto.
Lascio chiuso il fumo nero nel vaso di Pandora, anche se la puzza la sento fino qui.

Henry Purcell - Dido's lament

18 ottobre 2012

La tradizione della sfoglia...?

Ne hanno già parlato e fotografato diverse mie colleghe galline scoccodanti: lunedì sera è stato inaugurato il secondo anno del Club des Pirottines, l'anarcoscuola di cucina fondata da Bebe e Simona. Da queste parti se ne è già parlato a luglio, dopo la serata emulsionata con Riccardo Facchini de Il Pappagallo, e ad aprile, quando partecipai alla mia prima serata e mi ritrovai catapultata in un gruppo di allegre e dolcissime Pirottines, che quella sera pendevano dalle labbra sagge di Beatrice Calia.

Lunedì sera, in occasione del primo incontro, è stato calato un asso culinario notevole e sulla carta pure intimidatorio: Aurora Mazzucchelli, chef donna dell'anno per Identità Golose, stellata Michelin, che comanda col sorriso timido e tenace il Ristorante Marconi, poco fuori Bologna.

Il timore reverenziale è stato mitigato dalla sua pazienza e disponibilità: le abbiamo fatto esplodere la testa con domande puntigliose, chiacchiericcio di sottofondo, interventi a sproposito, gossip tangenziali e quant'altro. Lei ci ha comandate con mano ferma e sorrisi imperiosi, portandoci dirette verso la realizzazione della sfoglia per il Raviolo di Parmigiano con Crema di Burro al Profumo di Lavanda e Mandorla.

(i ravioli in tutto il loro splendore)


Una bomba di sapore, lussuria, freschezza e morbida grassezza su cui Aurora imprime la propria dolcezza e tenacia: non è difficile intuire una forte immedesimazione e rispetto per il cibo, che in un piatto racconta uno chef e tutto il suo approccio alla cucina. 

Io non sono una chef ma ultimamente in cucina mi piace lavorare per sottrazione: mi piacciono i sapori semplici, sfronzolati da inutili abbellimenti o speziature gratuite. Con il piatto di Aurora ho compiuto il giro completo: ogni ingrediente risponde ad un preciso livello di sapore che non sopravviene mai sull'altro, tutto è definito ma elegantemente amalgamato. È poesia, che ci volete fare.

Essendo però impegnata a far le foto, non ho sraviolato in presenza della chef. Sono tornata a casa con la mia palletta di sfoglia e una voglia matta di darle una giusta esecuzione (in qualunque senso la vogliate intendere).

Alle foto l'ardua sentenza.



In sottofondo alla maratona-selezione-foto: Led Zeppelin - Tangerine

10 ottobre 2012

L'autunno depurativo

Tentativo di depurazione dopo una settimana di eccessi, nottate in bianco, sbilanciamenti alimentari. Lo so che sembra impossibile e invece sì, anche i vegetariani intolleranti si sfondano di cazzate: per me son state patatine fritte all'una di notte, focacciacce industriali divorate per fame e stanchezza che mi si sono inchiodate nel piloro, birre a profusione, una qual certa propensione al molto condito e spadellato.
Così sulla faccia mi sono comparsi tutti quegli inestetismi da quindicenne dopo una settimana di gita scolastica: brufoletti, occhiaie, pelle lucida. La panza gonfia. L'umore, anche se solitamente sereno tendente all'instabile, veramente pessimo.

Così ho inaugurato una settimana di qual certa ripulitura, ma nel modo che più si confà ad una cuochetta di periferia:

Mafalde Integrali alla Crema di Broccoli e Ricotta Fresca di Capra alla Menta



Ingredienti per quattro persone
Un broccolo
300 gr (circa) di ricotta di capra fresca
350 gr di pasta integrale, in questo caso le Mafalde di Gragnano
Due-tre cucchiai di olio evo
Sale
Qualche foglia di menta fresca

In una ciotola capiente, con l'aiuto di una forchetta o di una frusta, poca acqua calda e uno dei due cucchiai di olio, lavorate la ricotta fino a farne una cremina alla quale aggiungerete le fogliette di menta. Lasciatela da parte.
Portate ad ebollizione abbondante acqua leggermente salata e lessate il broccolo per una decina di minuti; scolatelo con una schiumarola, in modo da conservare l'acqua di cottura (nella quale potrete cuocere la pasta), e trasferitelo in un recipiente alto e stretto.
Frullate col minipimer fino a ridurlo ad una crema, aiutandovi con qualche cucchiaio di acqua di cottura e il restante cucchiaio di olio. Incorporatelo alla ricotta e mescolate generosamente per farli amalgamare, aggiustando di sale se necessario.
Nel frattempo cuocete la pasta, scolatela bene al dente e conditela direttamente nella ciotola. Se preferite, potete saltarla in una padella calda leggermente unta.

Non è difficile, è delicata e gustosissima e il vostro fegato vi ringrazierà. 
Pulsando di dolore.

9 ottobre 2012

Sottovoce

Piano piano, in silenzio, senza farsi troppo sentire, questo blog ha compiuto un anno.
Un anno fa mi inventavo un nome che riassumesse le mie passioni principali, soprattutto per ovviare allo shock di dover salutare, seppure a termine, i miei amati farinacei e lattoderivati, e aprivo questo mini spazio per appuntare quegli schizzi di follia che animano il tardo pomeriggio.

Un anno dopo sono quasi completamente vegetariana, se si esclude qualche piatto di pesce occasionale; ho imparato a cucinare e preparare verdure di ogni tipo, a seguire quello che mi offre la stagione attraverso il mercato km zero che frequento ogni martedì pomeriggio; ho scoperto sapori nuovi che non pensavo potessero appassionarmi.
Sì, anche il kamut tanto denigrato nel primo post.

Oh insomma, questo anno intollerante è andato piuttosto bene.
Cominciamo il secondo?

Tanti auguri CookInMusic.


In abbinamento, a cinquant'anni dall'uscita del primo disco: Beatles - Birthday.

23 settembre 2012

"I stand here watching the world go by"

Quelle domeniche di settembre che ti svegli col cellulare che suona. Non fai in tempo a capire perché che ti appare quel numero straniero tanto amato e il risveglio sembra tanto simile a tutti quelli insieme, con la tua voce impastata che sembra fonduta densa e la sua, high-pitched dall'emozione di raccontarti che ha visto qualcosa di stupendo, che dovrete poi avere in futuro.
Sorridi nel dormiveglia e recuperi il gatto sul cuscino, perché la coccola mattutina è sacra, e vi stiracchiate e fate le fusa a vicenda, naso dentro il pelo, baffi intrecciati ai capelli, zampe che si appoggiano sul naso e l'artiglio graffia leggermente.

È semplice serenità autunnale: da una giornata di sabato piena di sole e vecchie amiche, comode come i calzettoni di lana, a una domenica di cielo grigio e aria silenziosa e ferma. Ieri chiacchiere, pranzo fuori all'Alce Nero Caffè, ramblate in centro, shopping (altrui) e tanti passi per rientrare a casa godendosi l'aria fresca; oggi silenzio casalingo, giusto un po' di radio in sottofondo prima di pranzo, mentre scrivo.

Ci voleva un pasto buono, un comfort food (e sapete quanto ci tenga a queste cose) da ramazzare con pezzi di pane un po' induriti, per sperimentare gli ultimi acquisti di oggettistica e alimenti:

(i miei grandi acquisti! lo ammetto, erano in sconto)


Spaghetti di Farro Integrale con Salsa di Pomodoro e Gremolata di Erbe Fresche e Limone

Ingredienti per quattro persone

350 gr abbondanti di spaghetti di farro integrale (Alce Nero, presi ieri)
Una bottiglia di passata di pomodoro biologica da mezzo kg (Alce Nero, pure questa presa ieri)
Due spicchi d'aglio in camicia
Un mazzetto di erbe fresche: basilico, origano e menta in proporzioni variabili
Un cucchiaio e mezzo di scorza di limone
Due cucchiai di parmigiano grattugiato (io quello terremotato dei caseifici di Modena)
Due cucchiai di ricotta salata grattugiata
Olio evo
Pepe nero
Un cucchiaino di zucchero 
Semi di papavero (facoltativi)



Mettete a bollire l'acqua in una pentola alta (gli spaghetti chiedono tanta acqua e una pentola alta, per piacere non fate come quegli stranieri che cuociono due chili di spaghetti nel pentolino del latte che mi viene il nervoso) e tenetela coperta.
Un cucchiaino di olio in una padella con i due spicchi di aglio in camicia a fuoco basso, e mettete a scaldare la passata di pomodoro, aggiungendo il cucchiaino di zucchero (serve a stemperare l'acidità del pomodoro). Fate andare a fuoco lento, versando una mestolata di acqua se la salsa si rapprendesse troppo.
In una ciotola raccogliete tutte le foglie delle erbe, i formaggi grattugiati e la scorza di limone, più il papavero se vi piace, e poco pepe: irrorate di olio evo, circa quattro cucchiai, in modo da formare una specie di pappetta verde profumata di limone.
Cuocete la pasta restando indietro di cottura di almeno tre minuti: aggiungete qualche cucchiaio di salsa di pomodoro già calda alla gremolata di erbe, scolate la pasta e saltatela nella salsa rimasta, poi alzate la fiamma e aggiungete la gremolata per gli ultimi secondi di sapore: le erbe devono restare crude, appena scottate.
Impiattate con le classiche cime di foglie di basilico e menta, e mangiate di gran gusto.


ciotola: CoinCasa

I celiaci possono sostituire la pasta di farro con quella di mais o con del riso da risotto, tipo Carnaroli, che assorbe bene il sugo di pomodoro.
I vegani possono tranquillamente omettere i formaggi o sostituirli con il gomasio.

In abbinamento, anche se deve ancora uscire, perfetto per il mood anni 70: 

18 settembre 2012

La scia dissolvente dell'estate

Esagerazioni australiane proseguite oltre il rientro, con qualche strappo di troppo sul versante delle ore dormite. Mi ritrovo rincoglionita ma euforica, carica di idee e altrettanti sbadigli, voglia di pulizia e modi fantasiosi di ridecorare low cost l'armadio (comprare lo smalto ad asciugatura rapida e dormire una notte in camera di mio fratello) e diversificare, per l'ennesima volta, la disposizione dei mobili di casa.

Settembre mi piace tanto. Mi mette addosso un'energia preautunnale di giornate accorciate, maglioncini naif, look ispirati agli anni 70 e cibi morbidamente stufati  con un retrogusto fresco di fine estate: settembre è l'incrocio tra estate e autunno (estatunno? autustate? certo, non suonano per niente bene), una mezza stagione di transizione che trova il suo apice in questo mese.

Così, ispirata dai ricordi di un ristorante di Brisbane dove ho mangiato dei piatti sfiziosissimi, ho appena finito di divorare:

Insalata Tiepida di Patate, Rape Rosse Caramellate e Fagiolini con Briciole di Feta e Nocciole




Ingredienti per due persone
2 patate grandi
2 rape piccole
100 gr di fagiolini freschi
una fetta (circa 80 gr) di feta sgocciolata
una manciata di nocciole 
un cucchiaio di miele
un cucchiaio di olio evo

Per prima cosa, scegliete la musica giusta. Ci vuole un bel vinile che assecondi lo scolorare del cielo e quella sensazione di fine giornata che accompagna le sette e mezza di sera. Io ho scelto in automatico il disco omonimo di Rickie Lee Jones, quello con lei splendidamente anni settanta in copertina.

Lessate le patate e le rape immergendole in acqua fredda; calcolate 45 minuti dall'ebollizione. Ponete uno scolapasta nella pentola e cuocete contemporaneamente, a vapore, i fagiolini per circa 15-20 minuti: in questo modo risparmiate una pentola e il gas (siamo per l'ecocucina, qui! o almeno ci proviamo)..
Tritate le nocciole, sbriciolate la feta e mettetele da parte.
Scolate le patate e le rape e immergetele in acqua fredda, poi pelatele; tagliate le rape a fette sottili.
Ungete una una padella antiaderente con pochissimo olio e adagiate le fette di rapa, saltatele un paio di minuti poi aggiungete il miele: fate stufare per qualche minuto, aggiungendo un cucchiaio di acqua se necessario, a fuoco basso.
Tagliate a fette le patate.
Saltate i fagiolini con pochissimo olio.
Aggiustate di sale e impiattate a piacere: io ho tenuto tutto separato per le foto, ma l'importante è la granella di nocciole a pioggia sugli ingredienti!


Riposizionate il vinile e godetevi questa.

8 settembre 2012

Ma questa ci si è persa, in Australia?

Nono, state tranquilli, sono tornata tutta intera.
Un pezzo di cuore è lì, stretto all'AM, ma per il resto sono qua.

Piccolo segnale di vita per rassicurare il blog, sono giorni talmente pieni e convulsi che non ho né tempo né voglia di cucinare. Al lavoro consumo insalate, a casa ci sto poco e tra una cena fuori con il Rouge (che vi devo presentare) e una sera dalla Sòcera (pesto+fagiolini+patate ed è slurp al primo colpo), c'è poco da curare la dispensa.
L'unica sera che ero a casa ho preparato qualcosa, ma l'ho fatto talmente controvoglia che dopo aveva un buon sapore di pressappochismo. Saporito ma grezzo.

È che in Australia si mangia talmente male che devo ancora resettare le papille gustative. Se prendo chi ha osato definire l'Australia il tempio della cucina fusion, lo prendo e lo fusion io.
In un esperimento nucleare, però.

21 agosto 2012

Brisbane, o dell'arte comparativa

Brisbane mi ha stupita e conquistata nello spazio di due ore. Ariosa, aperta, imbarazzante -in senso positivo- per servizi pubblici, civiltà, spazi verdi e piste ciclabili che percorrono l'intera città e il lungofiume per oltre 550 km. Ripetete con me: cinquecentocinquantachilometri di piste ciclabili per due milioni di abitanti e una superficie di quasi seimila chilometri quadrati.
Roba che l'intero consiglio comunale di quello sputino dove abito di solito dovrebbe farsi un giro da queste parti per sapere come si amministra decentemente la Cosa Pubblica (che non è una branca di Cosa Nostra, perlomeno non ancora) e, soprattutto, come rendere una città ecologicamente sostenibile.

Biciclette comunali a noleggio irrisorio. Piste ciclabili a doppia corsia che corrono lungo il fiume, pitturate in verde rifrangente così da essere chiaramente visibili anche di notte. Anelli ad ogni lampione o palo e rastrelliere infinite per lasciare comodamente la bicicletta. Caschetti obbligatori e precedenza a pedoni e ciclisti su ogni strada, anche a scorrimento veloce. Aree pedonali enormi nel pieno CBD (Central Business District), dove nessun comitato dei commercianti si permette di dire "ah" per la chiusura delle strade alle auto, anzi, ben vengano le aree pedonali dove si può passeggiare liberamente.
La stazione degli autobus, efficientissima, è interrata e servita da svariate rampe di accesso.

È civiltà vera e profuma di meraviglia per chi viene dalla vecchia Europa. C'è da imparare moltissimo e c'è da prendere il meglio per trasportarlo da noi, aprendoci a chi, ragionando, ha trovato soluzioni più efficienti per i problemi del quotidiano.

L'AM mi ha raccontato un aneddoto: mentre era qui a lavorare, un giorno, l'amministrazione comunale deve aver combinato qualche idiozia clamorosa. Il giorno successivo, per ovviare all'errore che era ricaduto su tutti i cittadini, il comune di Brisbane ha reso gratis i trasporti pubblici per 24 ore per scusarsi con la popolazione.

Roba che nello sputino di cui sopra ne avanziamo almeno 100 giorni all'anno (pensiamo all'emergenza neve di febbraio e ridiamo fragorosamente).

Su Brisbane ci sarebbe molto altro da dire, verranno post più accurati e due piccole recensioni che mi preme molto scrivere.

Vi consoli però sapere che quanto a cibo la vecchia Italia resta sostanzialmente imbattibile.

15 agosto 2012

Col culo sui gradini dell'Apple Store di Sydney

Son tutti uguali gli Apple Store del mondo.
E con la wireless gratis, conditio sine qua non connettersi sarebbe impossibile.
(oh monsieur LaPalisse!)
Io con l'Air, l'AM con l'iPad: due nerd, ma molto stilosi.



Soprattutto decisamente affamati, alla continua geolocalizzazione che ci trovi un posto che
a) non ci spenni - la vita a Sydney è cara, c'è poco da fa'
b) sia decente - il rischio di ruttare glutammato monosodico tutto il pomeriggio è concretissimo
c) non puzzi di olio di canola - con cui friggerebbero e cucinerebbero anche la propria madre.

Non saprei racchiudere Sydney in un aggettivo che non sia "americana", nel senso di continente. Ho visto Monterrey, New York, Rio de Janeiro, Città del Messico, Columbia in ogni strada di Sydney. Forse è un po' impersonale, ma ariosa e piena di verde. Distanze e urbanistica inconcepibili per un'europea.

La gita a Sydney termina oggi, ci si sposta verso Brisbane con il primo aereo di domani mattina.

12 agosto 2012

All'aeroporto di Abu Dhabi c'è la wireless gratis

E sono qui spanciata sulle chaises-longues del Terminal 3, in attesa che chiamino il volo per Sydney, con una tazza enorme di beverone d'acqua sporca che si ostinano a chiamare "american coffee", ma che in realtà è una broda dal vago sapore acidulo di prezioso nettare in chicco.
Almeno mi riscaldo, ché se fuori si veleggia spassosamente sui 33 gradi alle sette di mattina locali, le cinque italiane, dentro i gradi centigradi precipitano impietosamente a 20 grazie all'aria condizionata.

Mi piacciono gli aeroporti. Mi piacciono i non luoghi dove sembra che la mente si espanda verso l'infinito in un gigantesco bigbang di pensieri scollegati.

Mi piace incrociare gli sguardi delle persone e cercare di individuarne la provenienza incrociando i tratti somatici standard o sbirciando i colori dei passaporti. Nei grandi scali internazionali è un giochino che può far passare piacevolmente le attese.
Come oggi.
Ho conosciuto Mohamed, che a differenza del nome è italiano o almeno sembra, cercando nei caratteri arabi la risposta a quale fosse il gate del volo verso l'Australia. Mohamed deve avermi inquadrata come italiana al primo sguardo: sono vestita comoda, coi jeans lunghi, le Gazelle di mezzo numero più grande, sono struccata (la Spora insegna), ho la borsa del computer straripante di roba e il cellulare in mano.
Mohamed vive in Australia da quattro anni e sembra uscito da un documentario ben riuscito sui fighi: alto, rasta castani ordinati, pelle color schiuma di caffè espresso, occhi sul verde-nocciola e sorrisone aperto, senza un brivido di malizia, ma tanta voglia di chiacchierare.

Torno alla mia tazzona di caffè poi vado a fare il secondo turno di moisturizing a scrocco. Dopo l'assaggio Guerlain a Malpensa (la crema all'orchidea è iperbuona, mi sono imburrata muso e collo grugnendo di soddisfazione), voglio provare l'inosabile: LaPrairie.

Meglio di così non poteva cominciare.

11 agosto 2012

Da blog di cucina a blog di viaggio - temporaneo, eh

Il treno è tra due ore.
L'aereo tra meno di dodici.

Ho lo stomaco serrato, la valigia chiusa, il gatto offesissimo: se ne sta sul davanzale e sfugge le coccole. 
Io passo i polpastrelli sul suo pelo e spunto mentalmente quello che devo ricordare, prendere, chiudere, segnare.

Mi aspettano due giorni sospesi in un lungo transito fino all'altra parte del mondo.

Voi state bene, che ci risentiamo presto.

3 agosto 2012

CookIn Music Goes Aussie

Otto giorni al volo, dieci giorni al rivedere l'AM all'aeroporto di Sydney.
Abbiamo incrociato gli aerei e il caso ha voluto che il nostro primo incontro dopo sei mesi di lontananza avvenga nelle lunghe hall del Kingsford Smith.
Sì, lo so, è tanto romantico.
Fa tanto film.
Fate tutti "awwwww" e spargete cuoricini.

In realtà, conoscendoci, è facile che ci perderemo dentro l'aeroporto, cominceremo a scriverci su whatsapp cristonando in multilingue, sbaglieremo i terminal, mi fermeranno alla dogana per qualche casino ("miss, too much love importation is prohibited"), ritarderanno con le valigie, suoneranno i metal detector, mi imprigioneranno, imprigioneranno lui considerandolo un terrorista balcano (e coi look che sfoggia l'AM vi assicuro che è altamente probabile)...

State pronti, perché non c'è nulla di scontato quando entra in gioco l'AM, portatore sano di entropia e casino since 1984.


Inauguriamo quindi ufficialmente la rubrica "CookInMusic Goes Aussie".

28 luglio 2012

D'(h)ommage!

Sarò breve: essendo sola a casa col gatto e in congiuntura economica fino al rientro di alcuni capitali, non passo molto tempo a smorzare birrette e chiacchierare. Mi godo il silenzio, il pelo lucido di Holden e un ordinato esercito di pensieri che marcia nel cervello.
Un po' il ritorno del caldo, un po' le novità lavorative, ce n'è da metabolizzare. Ho festeggiato per settembre preparando dei biscottini di mais e grano saraceno -che andranno perfezionati perché anche nel riarrangiamento della ricetta c'era troppo zucchero- con la marmellata di ciliegie e limone -mi ero tanto preoccupata e invece è buonissima-.

Qualche sera fa ho invece optato per il riciclo supremo. Avevo preparato una vagonata di farro lesso convinta di riuscire a consumarlo, ma era un quantitativo veramente esagerato. Così lo avevo condito con le zucchine crude a rondelle, dei fiori di zucca sempre crudi e un po' di yogurt di soia emulsionato con olio evo. Però ne avanzava ancora una quantità da sfamare un battaglione. Così ho provato a fare di necessità (il consumo del farro) virtù (creare qualcosa di nuovo).

Avevo voglia di burger e ho pensato a Uno CookBook e alle sue ricette vegane esteticamente splendide e cibescamente curiose.

Così sono nati i

Burgerini di Farro&Zucchine Impanati Con Semi di Lino, Maionese Vegana e Melanzane Saltate - Hommage a Uno CookBook





Ingredienti

Per sette/otto burgerini:
250gr di farro biologico lessato
Tre zucchine piccole
Qualche fiore di zucca
Yogurt di soia al naturale
Olio evo
Curry
Tamari (salsa di soia)
Semi di lino tostati 

Per la maionese vegana:
150 ml di yogurt di soia
Un cucchiaio e mezzo di olio evo (o di semi biologico)
Una punta di senape a l'ancienne
Un cucchiaino di succo di limone
Curcuma
Sale
Pepe
Una foglia di basilico (facoltativa)

Per le melanzane saltate
Una melanzana piccola
Tre pomodori San Marzano da salsa
Un cucchiaino di marmellata di peperoncini (già usata qui)
Olio evo
Basilico
Sale

In una ciotola capiente mettete il farro lessato già freddo, le zucchine crude tagliate sottili, i fiori di zucca e conditeli con qualche cucchiaio (circa sei) di yogurt di soia, un po' di olio evo e il curry per colorare e insaporire. Aggiustate la sapidità con un cucchiaino di salsa di soia.
Inforcate il minipimer e frullate tutto senza pietà, a lungo, fino a ottenere una pasta densa e liscia. Ponete in frigorifero a riposare.
Nel frattempo preparate il contorno di melanzane: tagliatele a tocchetti e fatele saltare in padella con un po' di olio. Quando saranno già rosolatine, aggiungete i san marzani a dadoni e tre quattro foglie di basilico, versate mezzo bicchierino di acqua calda e chiudete con un coperchio, facendole stufare per un quarto d'ora.
Preparate la maionese vegana: in un recipiente alto mettete tutti gli ingredienti e frullate col minipimer, imprimendo un movimento dal basso verso l'alto per aiutare a montare. Riponete in frigorifero.
Riprendete l'impasto di farro e formate tanti piccoli burger che passerete nei semi di lino, facendoli aderire bene con le mani. Adagiateli sulla carta da forno e poi sulla griglia, infornandoli a 200 gradi col ventilato per una ventina di minuti: sono pronti quando sembrano più compatti e i semini si scuriscono un po'.

Serviteli caldi con un po' di maionese vegana sopra, le melanzane tiepide e qualche foglia di tarassaco a fargli da lettino. Io ci ho abbinato anche un po' di pane di farro e kamut integrale con semi di girasole che ho preparato in casa approfittando della tregua del caldo: ad averne fatto dei panini sarebbe stata proprio la maialata definitiva.


In abbinamento, mentre iniziano i giochi olimpici e mancano solo quindici giorni al volo:
Led Zeppelin - Whola lotta love (live at Knewborth 1979)

21 luglio 2012

Ogni tanto faccio qualche bastardata

Giorni di caldo, di decisioni, qualche lacrima, una voglia acuta di melanzane - non necessariamente collegate tra loro da un nesso logico. Voglio dire, va bene essere emotivamente disastrate una volta tanto, ma arrivare al punto di piangere per delle melanzane..

Comunque ho preparato la parmigiana di melanzane. Poi, già che c'ero, ho ripetuto con la caponata.
Ho pianto perché ogni tanto bisogna pur concedersi di crollare.
Ho affrontato il caldo senza lamentarmi troppo.
E ho deciso di sputtanarmi tutto e andare.

(courtesy of E-migrate, cioè l'AM)


Australia.
Due settimane.
Inutile dire che m'è venuta un'insonnia colossale. Di notte veglio fino alle tre e mezzo, la mattina divento l'anello di congiunzione tra un essere umano che si è alzato storto e uno zombie coi coglioni particolarmente girati.
(si può dire coglioni?)
Non so se è l'emozione ma ho passato due pranzi a stomaco chiuso, concedendomi giusto delle piluccate di cibo a cena, senza riuscire davvero a godermi quello che stavo mangiando.
Poi ho festeggiato la liberazione di Rossella Urru.
Ho festeggiato me stessa, perché non è facile andare d'accordo con quello spirito dubbioso, incerto, contraddittorio, insieme guerresco e pacificatore, che ho per coinquilino interiore. Due palle certe volte...
(si può dire palle?)


Beh insomma, una bella ricettina di festeggiamento non ce la vogliamo mettere? Va detto che sono rimasta senza sedano né olive (non essendo una grande amante del primo e non mangiando le seconde, ero a secco di ingredienti e mi sono arrangiata)

Bastardcaponata di Melanzane - dove regna l'unto supremo


2 melanzane piccole
7 pomodori San Marzano da salsa
2 cipolle rosse
2 spicchi d'aglio
Un cucchiaio di aceto di vino (io ho usato quello che il Pater produce amorevolmente nella cantina di casa Rupe)
Un cucchiaio abbondante di zucchero
Un cucchiaino di marmellata di peperoncini (grazie Ivana!) - sostituibile con peperoncino fresco
Una manciata di pinoli
Una manciata di uvetta (omettetela se non piace)
Olio evo
Sale
Abbondanti foglie di basilico


Previously: tagliare a tocchetti le melanzane e farle spurgare se necessario; tagliate anche i pomodori.
In un bel tegamone mettete a scaldare abbondante olio, aggiungete le cipolle tagliate a pezzi grossi, gli spicchi d'aglio e fate soffriggere dolcemente. Alzate la fiamma, mettete le melanzane e fatele andare: assorbiranno tantissimo olio, quindi agitate spesso la pentola per staccarle dal fondo senza sfaldarle troppo. Emulsionate a parte lo zucchero con l'aceto e la marmellata. Aggiungete i pomodori e l'emulsione agrodolce, coprite con un coperchio e cuocete una ventina di minuti, anche mezz'oretta, a fuoco bassissimo, premurandovi di continuare a scuotere la pentola (senza gridarle improperi sennò si offende).
A stufatura ultimata, lasciate cadere dentro la pentola quattro/cinque foglie di basilico, i pinoli e l'uvetta. Rimettete il coperchio e lasciatelo riposare.
Se avete premura potete scofanarvela subito... o lasciarla raffreddare, invasarla in un contenitore ermetico e attendere il giorno dopo. È ancora più buona, specialmente se la accompagnate con del buon pane integrale casereccio e qualche fettina di mozzarella di bufala. Io ci ho condito del riso semplicemente lessato ed è venuto una vera libidine.

Domani vi faccio la foto del mio barattolino-bastardcaponata.

7 luglio 2012

Untitled - fa sempre figo, sui dischi

Ho spostato di nuovo i mobili della mia stanza.
L'ultima volta lo avevo fatto a febbraio, dopo la consegna della tesi e la partenza dell'AM.

A parte il letto che ha mantenuto la posizione dominante sotto lo specchio gigante che riflette la luce della finestra, il resto è stato spostato. Sul lato sinistro si incastrano armadio, cassettiera con su lo stereo e libreria ripiena di dischi, vinili, libri e cianfrusaglie. Appoggiata al muro in stile minimal-newyorchese, la mappa di Parigi con le scritte e le fotografie attaccate maldestramente dall'AM.
A destra, la rivoluzione.
Troneggia a centro parete la tastiera, sul leggio un quadro attende pazientemente di essere appeso. In fondo, contro il muro, accanto alla finestra, la miniscrivania dipinta di giallolimone acido e uno sgabello che accoglie lampada blu e portapenne di riuso -leggi tazze rotte e barattoli della nutella vuoti-.
Il pieno a sinistra, il vuoto a destra.

Guardo Holden che dorme sul suo asciugamano, nell'angolo preferito del letto, tenendo il muso con una zampa e la coda a coprirgli gli occhi. Sì lo so, gatto, c'è sempre troppa luce in questa stanza. Sono le persiane a listelli a riempirla di sole già dalla mattina presto e non ci posso fare niente, hai voglia a tenerle serrate. La tenda oscurante l'avevo comprata, ma il mio MacGuyver di fiducia non l'ha mai montata e così mi tengo la luce.

È un sabato mattina che sembra già domenica. In tutta questa irrequietezza da irrisolto, mi sento particolarmente affaticata, col cervello ingolfato. Penso alle bollette da pagare, alla quattordicesima che andrà a placare quegli aguzzini della compagnia telefonica, alle piccole incombenze da risolvere e procrastino, rimando, tergiverso, medito. Sto prendendo una decisione e devo aspettare che si avvii la nuova settimana per darle un corpo e una forma valida.
Potrebbe cambiare tutto in un secondo e chissà quando arriverà quel secondo.
Cerco solo di non farmi cogliere impreparata.

3 luglio 2012

Giocare in casa

Dopo i criticati-emozionanti-deludenti Europei, le metafore calcistiche continuano ad affiorare.

Leggevo qua e là, seguendo i palleggi del feedreader, quando su Intravino, un sito che permette anche a gente come me di comprendere le grandezze di certi vini e le differenze tra gli uvaggi, leggo questo articolo sulla cantina Palazzone di Rocca Ripesena, sita sotto (o meglio sopra, visto che come altitudine un po' la sovrasta) la Rupe che non mi ha dato i natali, ma comunque casa per diciotto anni.



Mi emoziono sempre quando trovo l'Umbria nominata in giro. Sarà che apparentemente non è molto considerata, tutti sanno dov'è ma pochi la conoscono davvero. 
C'è chi ci è stato in gita scolastica, c'è chi ci ha fatto il C.A.R., c'è chi ti dice "beh ma è bellissima la Cattedrale!/il Santuario!" e tu sgrani gli occhi e correggi in tackle acido "il Duomo, sì", perché cattedrale lo dici a qualcun'altra e soprattutto i santuari valli a cercare da padrepio e simili.
Per noi rupestri è il Duomo, punto.

Sono orgogliosa di esportare certi sapori, brandire salsicce di cinghiale e pezzi di caciotte, andare alle cantine di zona e far mambassa di bottiglie in complicità con mio padre, passare tra i banchi del mercato del sabato mattina per vedere le facce rugose e invecchiate dei venditori di sempre.

Parlare di casa mi riporta ai vini dei contadini, ai pranzi con gli amici in campagna al glicine della vecchia casa sui cui campi correvo appresso a mio nonno sventolando una minizappetta. Quella casa venuta giù di colpo quando ero già all'università, poi ristrutturata e trasformata in b&b.
E la torrefazione dove continuo a prendere il caffè, trascinandone chilate in valigia, che a fine luglio chiuderà per sempre e non riesco nemmeno a sostenerlo, questo pensiero.

Cambieranno pure i ricordi, forse. 

In queste giornate di pensieri a maglie fitte, penso a tutto il passato che porto dentro mentre corro su un campo gigante, verso un gol che non riesco a vedere.


But I know I have a fickle heart and bitterness,
And a wandering eye, and a heaviness in my head.

Adele - Don't you remember

2 luglio 2012

Caron dimonio, con occhi di bragia



"Guai a voi, anime prave! Non isperate mai veder lo cielo" 

Inferno, Canto III,  84:85

E il cielo, infatti, semplicemente non c'è.
Il sense of humor degli amici meteorologi non accenna a diminuire, un po' come l'afa che affossa Bologna da due settimane. Siamo di nuovo all'inferno: puzzolente di smog, bollito dai motori dei condizionatori, grigio di città. Poco vento, le cicale stridono un bordone distorto e acuto. L'aria, se si volesse trovare un aggettivo a descriverla, la definirei semplicemente "ferma".

In ogni caso, la fine di giugno è stata bollente di temperature e di novità.
Il piccolo pc Boris è stato mandato in pensione con l'arrivo del fiammante MacBook Air, al quale devo ancora trovare un nome. Mi sento emozionata come una bambina quando lo guardo.
La mia anima ecologica-risparmioenergetico-emissionizero è stata vergognosamente felice per l'inaspettato -e contro ogni principio- regalo giunto dalle terre umbre: nonna Lucilla, la scattante e vecchiotta auto di mia mamma, è passata ufficialmente nelle mani e nei piedi miei e del Bro.
Addio attraversamenti della città impilata su autobus che sanno di sudore: adesso è tangenziale, dieci minuti e un'ora di sonno in più.
Indubbia comodità, ma la mia anima da viaggiatrice è un po' delusa; come amo i viaggi in treno, quell'oretta in autobus era pesante ma mi permetteva di notare mille dettagli, posti, caratteristiche delle varie zone della città. L'autobus è un perfetto traghettatore della società, ti mostra tutte le sue facce e sfumature nel giro di poche, sudate fermate.
Però un quarto d'ora a fronte di un'ora è un bel miglioramento.

Con questo caldo, la voglia di cucinare viene sostituita dalla voglia di lavare le verdure e vivere di crudité, pinzimoni, insalate e basta. Non accendo il forno né per dolci, né per il pane: potrei scappare. Forse trasferendolo momentaneamente in cantina potrei ancora cuocerci qualcosa.
Per questo ho accolto con ancora più piacere la lezione che Riccardo Facchini, chef resident del Pappagallo di Bologna, ha tenuto all'ormai famoso Club des Pirottines sulle emulsioni di verdure e pesce fresco.

(Riccardo spiega come trattare i gamberi)

Ci siamo ritrovate stipate attorno ad un tavolone di legno in una calda serata di giugno.
Una meraviglia di sera condita con olii e aceti dai sapori nuovi, frizzante di minipimer alla massima potenza e, a concludere, una deliziosa lezione di arte ad opera della bravissima Blue che mi ha fatto salire dentro una furente voglia di vedere Bilbao.


Le Tre Emulsioni Di Riccardo Contro Caron Dimonio


Le tre emulsioni - da sx: datterini, fagiolini, gamberi- 
nei barattolini di Bebe



Per l'emulsione di datterini:
200 gr di pomodorini datterini
Olio di vinaccioli (in alternativa, di semi di girasole biologico)
Sale
Pepe
Limone

Lavate i datterini e poneteli nel bicchiere del minipimer. Versate un dito di olio (all'incirca, tre/quattro cucchiai abbondanti) e frullate senza pietà alcuna. Filtrate con un colino o un cinese e condite con poco sale (anche zero), pepe, qualche goccia di succo di limone e poco zest grattugiato. A piacere, anche qualche goccia di vodka o rum bianco.
Un'alternativa suggerita da Riccardo: al posto del succo e della buccia di limone, mettete qualche goccia di aceto di lamponi.

Per l'emulsione di fagiolini
150 gr di fagiolini freschi 
Una punta di acido ascorbico (si trova in farmacia, serve a mantenere il verde delle verdure)
Acqua minerale (io ho usato quella filtrata di casa)
Olio di vinaccioli o girasole biologico

Lavate i fagiolini e senza spuntarli metteteli nel solito bicchiere da minipimer. Aggiungete l'acido ascorbico, un dito di olio e un dito di acqua e frullate. Filtrate con attenzione nel solito colino. Se dovesse essere troppo liquida, aggiungete una punta di agar-agar.
Riccardo suggerisce di accompagnarla con carni bianche o molluschi. È un'emulsione molto delicata.

Per l'emulsione di gamberi
4-5 gamberi rossi freschissimi
Olio di semi di girasole
Acqua minerale

Solito procedimento: gamberi interi non puliti, un dito di acqua e un dito di olio. Frullate pazientemente. Filtrate per eliminare i resti di carapace: verrà una salsa densa, perfetta per il cocktail di gamberi rivisitato. Da accompagnare, naturalmente, a gamberi freschissimi appena scottati o grigliati. 
Si conserva un paio di giorni in frigorifero.

Alla fine della serata, rinfrescate/i e rinvigorite/i dai nuovi sapori, ci siamo concesse/i una foto di gruppo. Manco ovviamente io, che ero dietro la mia preziosa 40D.


(Qui, in album pubblico su fb, le altre foto della serata)

Inutile dire che questo Club des Pirottines sta diventando un appuntamento che attendo ogni mese con gioia crescente e curiosità infinita, perché è bello condividere la passione per la cucina con persone che riescono a capire cosa voglia dire "sperimentare" e non fossilizzarsi sui soliti sapori conosciuti.
Grazie, Pirottines.

Led Zeppelin - Thank you

19 giugno 2012

Scipione l'Africano esportò il couscous fino in Europa, ne sono certa


-Ciccio! Scipione l'Africano in confronto a noi di Cuneo era!-
Franco&Ciccio

Come ogni estate, a giugno, Bologna si infuoca. Quest'anno la settimana bollente l'hanno chiamata Scipione. Forse si credono simpatici.
Il cielo azzurro scolora in un grigio afoso, appesantendo la gravità, e l'aria si satura di smog. Sembra di respirare dentro un bicchiere di acqua e anice, eh già. Si scioglie il trucco, si indossano i pantaloni corti riciclati da un paio di vecchi jeans, spuntano le unghie dei piedi smaltate di arancio dentro i sandali di cuoio. Sugli autobus è un prenderci, tra il sedersi per miracolo e l'aria condizionata che funziona una volta sì e tre no.
Appare sudore rorschachiano sulle magliette.
Fa caldo e si fa di tutto per risparmiare energie e liquidi, ignorando i soliti servizi microcefali sul "non uscire di casa nelle ore più calde - bere molti liquidi - mangiare leggero - rinfrescarsi spesso". 
Mi sa che ci hanno preso davvero per stupidi.

La ricetta anti-caldo del giorno è di una facilità vergognosa, ma permette di risparmiare veramente un sacco di tempo e sbattimento. Quasi zero fornelli e un bel riciclo di verdure, legumi, spezie e frutta secca.

Couscous A Risparmio Energetico
Ingredienti per quattro persone

Un bicchiere (circa 200 gr) di couscous di orzo
Un bicchiere (circa 200 ml) di acqua bollente poco salata
Una zucchina scura
Una carota
Due pomodori (o cinque-sei datterini)
Mezzo barattolo di lenticchie bio
mezzo barattolo di ceci bio
Due cucchiai abbondanti di yogurt di soia (o anche yogurt bianco normale)
Una manciata di uvetta bio
Un cucchiaio di mandorle spellate
Un cucchiaino di semi di papavero
Curry
Olio evo
Menta fresca
Basilico
Sale



Tagliare a dadini i pomodori, le zucchine, le carote e condirli con poco olio, il basilico, la menta e il sale. Aggiungere le lenticchie e i ceci scolati. Emulsionare in un bicchiere lo yogurt con il curry, i semini e un filo di olio per legare, ne basteranno poche gocce Condire le verdure e far riposare.
Versare il couscous di orzo in una ciotola e coprirlo con l'acqua bollente salata, un coperchio e farlo riposare cinque minuti.
Unire tutto in un ciotolone capiente, condire con l'emulsione, aggiungere la frutta secca dopo aver tritato le mandorle e aggiustare di sale se necessario.
Far riposare una mezz'ora e mangiare svogliatamente.
Senza musica, che fa caldo anche quella con questo tempo.

11 giugno 2012

Non c'è bisogno di correre per sapere di aver fretta

Una settimana impregnata di stanchezza, poco riposo, lunghissime corse metaforiche da una parte all'altra della città e miliardi di piccoli impegni e preoccupazioni.
Tempo per cucinare?
Non pervenuto.
Essere fuori a pranzo e a cena tutti i giorni, uscendo la mattina alle nove e rientrando la sera tardissimo, non si concilia esattamente con la voglia di cucinare -e soprattutto con una dispensa ben fornita. Ho il frigorifero con l'eco e anche le scorte da attacco nucleare sono state ampiamente intaccate.
In questo deserto tartaro di alimenti, ho avuto però la fortuna di riesumare una vecchia, simpatica ricetta sciué-sciué che soddisfa ben tre criteri base:
1- necessita di un tempo minimo di preparazione
2- è scenografica e funziona anche in caso di cenette improvvisate con qualcuno su cui dovete far colpo
3- è buona da svenimento

Se veramente volete coccolarvi, dategli anche un nome pomposo-radical-chic, come

Torretta di Melanzane e Bufala all'Origano fresco

Ingredienti
Una melanzana lunga di grandezza media (io ne ho usata una viola chiaro)
Mozzarella di bufala sgocciolata bene
Un rametto di origano fresco
Sale
Olio evo (buono! mi raccomando!)



Tagliate la mozzarella di bufala a fette e fatele sgocciolare. Scaldate la griglia che dovrà essere bollente. Affettate le melanzane spesse un cm e cuocetele sulla griglia, qualche minuto per lato.
Impiattate: fetta di melanzana, fetta di mozzarella, foglioline di origano, due goccine di olio, melanzana, mozzarella, foglioline di origano fresco, due goccine d'olio.. completate infilzando nell'ultima melanzana la cima del rametto di origano e un filo d'olio a legare i sapori.
(L'altezza ideale non è quella della mia foto, ché dovevo esagerare; tre strati di melanzane -e due di mozzarella- sono sufficienti.)

In abbinamento, tentando di godersi un po' di relax:
Phoenix - Run, run, run

2 giugno 2012

Fili

La seconda metà di maggio è scivolata via come i fili di un maglione tirati dalle unghie del gatto.
Confusionaria, ricca, trepidante, calda, soffocante.
Terremotata.
Sono rispuntati amici e amiche seppelliti da un tempo poco clemente e quando ci parli ti sembra proprio il momento perfetto per riannodare i lacci perduti. C'è gente che vale la pena recuperare nella propria vita.
Come Serena, che lavora su se stessa abbinando il buddismo alla sana causticità.
Come Ilaria, che ama i gatti e il rugby e mi abbraccia con un trasporto che non pensavo di ispirare nelle persone.

Il terremoto rimaneggia in venti secondi la scala delle priorità.
Che le prime cose che pensi, tutte contemporaneamente, sono "passerà" "dov'è il gatto" "se mi succede qualcosa all'AM chi lo dice".
Il terremoto spezza le certezze, annoda la pancia, accelera il cuore e il respiro. Dura pensare di respirare di pancia e rilassarsi. Sei lì e aspetti che finisca, immobile sotto il muro portante, Holden in braccio con le orecchie dritte e gli occhi spalancati. Einstein con la relatività ci aveva visto giusto: nell'applicazione pratica, in quei dieci secondi di scossa hai tempo di vedere i pali della ferrovia tremare e contare i tuoi "sta passando" che ritmano le oscillazioni del lampadario.
L'infinito che si concentra e si dilata.
L'urgenza di usare tutti i canali di comunicazione per sentire gli amici, rassicurarsi a vicenda, spendere parole di paura e conforto e sapere che da qualche parte, mentre la vita riprende il suo corso di incontri-cene-aperitivi-lavori-progetti, non c'è più né qualcuno né qualcosa.
Lo sai e una parte del tuo cuore si oscura.

Ho cucinato poco e senza troppa inventiva in questi giorni.Temo che vi dovrete accontentare di un semplice plumcake gluten-free preparato, in via sperimentale, per ovviare all'emorragia di biscotti che colpisce frequentemente questa casa.

Plumcake alle Ciliegie (gluten-free)

200 gr di zucchero di canna Mascobado
4 uova
250 gr di farine così ripartiti:
   -150 gr di farina di mais fioretto
   -100 gr scarsi di farina di riso
   -1 cucchiaio di fecola di patate
mezzo bicchiere (circa 100 ml) di latte di riso 
1 bustina di lievito
Una decina di ciliegie
Semi di papavero (facoltativi)

Separare i tuorli dagli albumi, che andranno riposti in frigorifero in attesa della montatura. Lavorare con una frusta lo zucchero con i tuorli d'uovo per una decina di minuti: devono essere spumosi. Fate intiepidire il latte di riso. Aggiungere le farine accuratamente setacciate e poi, dopo averci stemperato il lievito dentro, il latte. Montare gli albumi a neve ferma e unirli al composto. Aggiungere, se piacciono, i semi di papavero.
Mettere il composto in un impasto da plumcake e disporre le ciliegie in fila sulla superficie.Io non le ho denocciolate, è più divertente rischiarci un dente che perdere tempo a sfaldare il succo prezioso.
Cuocere a 180° per 45 minuti (fate sempre la prova dello stecchino).

(le rose sono state gentilmente offerte dal mio giardino)

In abbinamento, da due giorni in loop, perché le vere ragazze anni novanta l'hanno sempre amata:

9 maggio 2012

Questo ingrediente non è al momento reperibile - davvero?!

Qualche giorno fa due amici, Stella e Riccardo, hanno contribuito con una torta e due possenti melanzane al buffet del Primo Maggio, organizzato in fretta e furia a casa mia e del Bro per non dover in alcun modo andare a prendere pioggia e spendere soldi in giro.
(Sì, sono tirchia. Ma tirchia giusta, eh)
Mentre del dolce amorevolmente preparato da Stella non è rimasta alcuna traccia -volatilizzato in meno di dieci minuti-, le melanzane sono state accuratamente riposte in frigorifero e da lì, come sempre, dimenticate.

Oggi, complice un passaggio in macchina e quattro chiacchiere su cibo e gusti con Peppe, buon guaglione dalla forchetta allegra e dal cuore musicale d'oro, queste melanzane mi son tornate in mente; ma non mi andava di ridurle in condimento per la pasta, o sacrificarle a semplici fette arrostite. Volevo qualcosa di sfizioso, di divertente, di goloso. Lui mi ha accusata di cucinare con cose difficili da trovare, come la melissa:  siamo andati avanti a ridere per tutta la strada mentre mi divertivo a raccontargli del timo citrino, regalatomi ieri da uno dei contadini del mio mercatino.
(E comunque per sostituire la melissa vanno benissimo una grattata di limone e del prezzemolo)

Questa ricetta è quindi dedicata a Peppe: ingredienti ultrafacili, realizzazione velocissima, perfetto antipasto o, moltiplicando le razioni, sfondatissimo secondo in una frittura mista esplosiva, di quelle che intasano le vene e fanno godere il palato.

Polpettine di Melanzane
(interpretazione gluten free da una ricetta de Le Migliori Ricette di Verdure, Gribaudo, Milano 2010)


(una foto decente col cellulare! miracolo!)
(scenografia gentilmente offerta dal terrapieno dietro casa)




300gr di melanzane (quelle che avete, io ho usato una melanzana gigante lunga)
1 tuorlo d'uovo
una grattata di parmigiano abbondante (circa 40 gr nell'originale, io sono andata ad occhio: è sostituibile col pecorino ma ho preferito assecondare)
foglie di menta fresca (sette/otto, sostituibile con basilico)
farina di mais fioretto per impanare (o del comunissimo pangrattato, ma io preferisco il mais)
olio evo (io l'ho usato anche per friggere)
sale

Lavare le melanzane, tagliatele a tocchetti piccoli e cuocetele in padella per 15 minuti con un filo d'olio, a fiamma media, rigirandole spesso.
Allargatele su un tagliere foderato di carta assorbente e fatele raffreddare.
Quando saranno sufficientemente fredde, tritatele ancora un po' grossolanamente, trasferitele in una ciotola e aggiungete il tuorlo, il parmigiano, le foglie di menta spezzettate, il sale a piacere (ma state indietro che è meglio).
In un piatto versate un pugno di farina di mais, sporcandovi spesso le mani, e cominciate a formare le polpettine fino a esaurimento dell'impasto: trasferitele in frigorifero per dieci minuti e nel frattempo fate scaldare due dita di olio evo in una padella tipo wok.
Friggete le polpettine per qualche minuto, fino a doratura standard: spolverizzate con ulteriore sale e servite calde su letto di spinaci freschi, o con una bella dadolata di pomodori.

Peppe, mo' la musica però la scegli tu.

Update, dopo commento di Peppe:
"WoOoO!!!!!! mai ricetta fu piu' centrata in questa casa dove polpette e polpettone sono un culto. C'e' un brano specifico per la preparazione delle polpette!!! e' scientificamente provato che i movimenti involontari del corpo che ti induce a fare, permettono la realizzazione di polpette perfettamente rotonde e tutte uguali!!!! In piu' mi permetto di suggerire una variante che consiste nell'aggiunta di tocchetti di pesce spada scottati a parte. Gli psicopatici possono aggiungere anche pinoli (tritati). Il pezzo e' questo: allegro come le polpette ma con una nota pungente che solo la saggia e cinica melanzana puo' offrirti :))))))
 "

 I can see your future - Belle and Sebastian

5 maggio 2012

C'è bisogno di dolcezza

Una rivisitazione della crostata, iperveloce, da mangiare tiepida con un buon té o semplicemente per togliersi lo sfizio. Le ho preparate con le mele avanzate dalla serata pirottina e la classica frolla di farro senza uova e latticini di derivazione Montersiniana, ormai impastata mille volte: sono state il mio regalo di compleanno virtuale all'AM.

Crostatine alle Mele Aromatizzate
Per la frolla:
250 gr di farina di farro integrale
120 gr di zucchero di canna Mascobado
70 gr di olio evo
60 gr di acqua
mezza bustina di lievito

Per la farcia golosa di mele
Due mele PinkLady bio, con la buccia
Un limone bio
Zucchero di canna Mascobado
Cannella biologica
Uvetta bio

Tagliate le mele a tocchetti, bagnatele col succo di limone e aggiungete un cucchiaio abbondante di zucchero, cannella e uvetta a piacere, e un po' di scorza del suddetto limone. Lasciatele riposare in frigorifero per almeno mezz'oretta (nel mio caso sono state a "cuocersi" nel limone per un giorno e mezzo, erano meravigliose).
Preparate la frolla: sciogliete lo zucchero in acqua, unire olio, lievito, farina e impastare. Lasciare anche lei in frigorifero a far compagnia alle mele.
Scegliete la teglia in cui cuocerete le crostatine e foderatela con carta da forno: potete fare un'unica crostata gigante. Nel mio caso ho scelto di gestire delle miniporzioni, cotte in cocottine di ceramica da crème brulée.
Trascorso il tempo necessario, bagnate le mani con un po' d'acqua e prelevate un pugno di frolla; stendetela  nella teglia aiutandovi con le mani sempre bagnate o, al limite, unte con una goccia di olio. Sistemate le mele aromatizzate avendo l'accortezza di lasciare un po' di spazio sul bordo e infornate per una quindicina di minuti a 180°.

(come sempre, la solita fotaccia da cellulare)

In abbinamento, anche se parla di una torta diversa: Beatles - Honey Pie.

29 aprile 2012

Ossimori gratuita: la croccantezza morbida esiste?

(questo post è dedicato a Elisa)

Come ben sapete, le patate sono uno dei miei cibi preferiti.
Sorte volle che, nella loro massima espressione di goduriosità -vale a dire la frittura- siano anche la droga alimentare preferita della mia cara amica Elisa, che ha riflessi pavloviani di salivazione acuta se le sussurri "Patatine".

Come non renderla contenta con una variazione sul tema, imprigionando la bontà delle patate in un astuccio di farina di mais fioretto?

Piccola precisazione: è stato un tentativo ben riuscito, ma ha sicuramente bisogno di perfezionamento. Accetto suggerimenti.

Crocchette di Patate con Senape e Melissa


(La foto è opera di Andrea)



Patate (quattro medie andranno bene)
Un uovo
Qualche foglia di melissa fresca (una decina)
Grani di senape
Curcuma in polvere
Sale 
Farina di mais fioretto per impanare
Olio di semi di arachide per friggere (oppure olio di oliva)

Lessate le patate intere, scolatele e lasciatele raffreddare sbriciolandole su un tagliere. Quando saranno pronte, schiacciatele con lo schiacciapatate o con una forchetta. Legatele con un uovo.
Tritate le foglie di melissa a grana fine. Unitele al composto e iniziate a condire: qualche granello di senape, una punta di coltello di curcuma in polvere, poco sale.
Formate delle palline che allungherete fino a dargli una forma ovale. Passatele nella farina di mais, allargatele su un bel piatto largo e mettetele in frigorifero almeno mezz'oretta (se avete fretta bastano dieci minuti di freezer).
Scaldate l'olio, che sia bello caldo, tirate fuori le crocchette e friggetele con calma finché non saranno belle dorate. Ci vorranno circa cinque minuti, ma se  il caso lasciategli qualche attimo in più.
Servite calde accompagnandole con l'hummus leggero.

-Consiglio: mentre friggete, riponete sistematicamente quelle ancora in attesa nel frigorifero. Il segreto di una buona frittura è che il cibo sia sufficientemente freddo da causare uno shock termico a contatto col grasso bollente, shock che determina la formazione della famosa crosticina salva-impregnamento.

Per la colonna sonora lascio la parola ad Elisa e ai suoi gusti patatini.
UPDATE: come da suggerimento,  Adam Green - Bluebirds

25 aprile 2012

Ora e sempre Resistenza

Oggi, 25 aprile, per me è una data doppiamente importante.
è la data ufficiale della Liberazione dal Nazifascismo, la festa della Resistenza Partigiana, un pezzo di storia italiana che mi bolle dentro come un esplosione del sangue. 
Sin da ragazzina mi sono appassionata alla cosiddetta Letteratura della Resistenza: ho letto libri, romanzi e saggi critici di molti autori, ho studiato attentamente la Storia, ho partecipato attivamente a raccolte di racconti dei partigiani e degli sfollati nelle campagne umbre; ho cantato, e questo non è poco, i canti della Resistenza assieme ai fantastici musicisti e coristi della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, con Giovanna Marini a farci da "mondina".

Ho un brivido potente lungo la schiena ogni volta che ripenso all'intervista a quel nonnino, allegramente sui novanta già dieci anni fa, che raccontava dei rastrellamenti, delle fughe dalle caserme, delle coraggiose donne di paese che sfamavano e nascondevano i ricercati dalla polizia italiana e dai tedeschi. 
Mio nonno materno è stato prigioniero in Africa, se non ricordo male in Algeria, catturato dai tedeschi. Io ero troppo sciocca e poco attenta all'ascolto dei suoi racconti: "quando ero in Africa..." accennava, grattandosi la testa, mentre negli occhi azzurro chiaro passava un gonfiore ombroso di ricordi. Io staccavo il cervello, era un ritornello che mi seduceva ma mi impauriva.
Adesso mi mancano quelle narrazioni con le voci che mormoravano parole sempre più monotone, quasi a smorzare la potenza evocativa del ricordo; ma il tono morbido non riusciva a contenere quei tanti fantasmi, così vividi che li potevi quasi sentire.
Ho fili di storie intrecciate in testa.
Il 25 aprile evoca in me un potente spirto battaglier e ogni volta mi sale dentro un'indignazione fiera, un orgoglio importante. Non dimentico, ecco. Per me la frase "Ora e sempre Resistenza" ha un valore forte. Sono ancora capace di emozionarmi ascoltando Bella Ciao, Fischia il vento e tutti quei canti a voce piena. (vi rimando alla mia preziosa Betta per approfondimenti sulle tecniche vocali dei canti popolari)

Ho voluto omaggiare chi ci ha permesso, lottando, di ottenere tutti i diritti per i quali dobbiamo ricordarci di lottare, perché nulla ci è garantito. Credo sia proprio una questione di dignità.

La Bruschetta del Partigiano

(tutte le genti che passeranno
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
tutte le genti che passeranno ti diranno che bel fior)

Pane integrale o semintegrale a mollica umida (stavolta l'ho comprato dalla bravissima panificatrice del mercatino del martedì al Vag, perché il suo pane non mi fa male..)
Passata di pomodoro (se l'avete fatta in casa è meglio, io mi sono accontentata della biologica )
Origano fresco (del mio giardino)
Un paio di spicchi d'aglio 
Olio evo bio
Sale integrale

In una padella non antiaderente mettete a scaldare a fuoco vivo la passata di pomodoro e fatela andare per un buon quarto d'ora perché si asciughi debitamente. Controllate che non si attacchi, è importante.
In una ciotola capiente mettete in infusione una decina di foglie di origano con due spicchi d'aglio e tre cucchiai di olio evo e lasciatelo a riposo mentre aspettate che la salsa di pomodoro si restringa. Nel frattempo scaldate il forno a 150°/170°.
Tagliate il pane a fette non troppo spesse, mettetele sulla griglia da forno e infornate cinque minuti di orologio, così che inizi a perdere l'umidità e faccia la crosticina. Togliete la salsa dal fuoco e amalgamate, mescolando piano, all'infuso di olio. 
Spargete a cucchiaiate la salsina di pomodoro sul pane e infornate una decina di minuti a 180°.
Servite su foglie di tarassaco o erbe di campo che avete a disposizione. 

E questo è il fiore del partigiano
bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
E questo è il fiore del partigiano 
morto per la libertà.



E il secondo motivo?
Avete ragione, sì, è vero, ma non mi sono scordata.
L'importanza del 25 aprile assume una sfumatura ancora più tenera, perché è il compleanno dell'amore della mia vita: l'AM: