30 dicembre 2011

Il post dei post - bilanci e bilance (Campanile, niente chiese, grazie)

Ho un gusto perverso per i giochi di parole.
Il 30 dicembre mi pare un buon giorno per la riga di fine anno, tanto più che domani calerò nella pancia dell'Italia per una ventiquattrore (con trolley abbinato) in famiglia, in modo da far rientrare l'allarme Farnesin-farneticante "Figlia dispersa in Svezia a Natale".

Il Natale a Stoccolma è stato strano, straniante, straniero, stordente. Il sole va giù nell'imemdiato dopopranzo assieme a quei due o tre chili di burro salato -che si sa, aiutano a digerire meglio l'assenza di luce-. Ho sospeso momentaneamente la dieta intollerante, privilegiando l'assunzione di latticini a quella di farine bianche; gli svedesi prediligono il pane nero, per cui la mia goduria intollerante è stata rispettata.
Ma il burro salato, signori.
Non parliamone.
Parliamo invece della squisitezza del Natale stoccolmense, con piccoli vichinghini biondi a popolare le strade, le vetrine ripiene di candele e decorazioni minimaliste ma incredibilmente scaldacuore, che farebbero diventare natalizio pure quel cinicone di mio padre (impegnato, come sempre, nella distruzione consumistica delle feste comandate).
Parliamo del calore umano a due gradi sopra lo zero, che ti fa ricredere nella presunta capacità mediterranea di riuscire a mettere tutti a proprio agio. Io mi sono sentita stoccolmense pur sapendo dire solo "God Jul", "Skol" e "Gravlad Lax". Tutti parlano un inglese perfetto e ti salutano per strada. Direi che ne abbiamo da imparare.
(Le foto arriveranno. Lo so, non si promette ciò che non si può mantenere)

Un paio di pasti con gli avanzi -ovviamente mammeschi- più tardi, sono riapprodata in terre padane (tenetevela!) per affrontare in completa solitudine tre giorni di lavoro e di uggia felsinea. L'AM è emigrato in Alto Cadore per godersi le ferie forzate ed è lì che manda mms con monti innevati e polente al formaggio di malga.
Io sopravvivo a suon di pasta integrale con l'olio o verdure, perché non ho voglia di fare la spesa e tantomeno di cucinare. La solitudine non invoglia a prepararsi qualcosa di sfizioso, specialmente considerando che ho sgarrato un bel po' e il sogno, incredibile, di potersi mettere un vestito un po' più aderente per il Capodanno Familiare non è stato realizzato.
A realizzarsi è stato però un attesissimo ciclo mestruale, tanto per non farsi mancare niente all'appello
-Ciclo? - Presente!
Argh.

La bilancia si impolvera ma io ho deciso che invece di sfruttare la gravità eleggerò vestiti che regoleranno la mia dieta. Sto buttando magliette, canotte, gonne e tutto ciò che mi fa sentire brutta, goffa e sgraziata. Le righe si tirano anche rasoiando l'impensabile, quella quantità di roba che affolla armadi e teste e porta tarme, tarli e tremendi pensieri.
Via tutto.

Come ha detto la mia migliore amica C., "non c'è un cazzo da festeggiare inquesto 2011, nemmeno che sia finito". Così abbiamo deciso che noi festeggeremo una serie di benvenuti al 2012, perché ci sarà da far fruttare tutto il sangue donato in questo anno appena finito, dovequando soldi sono stati pochi, affetti soppressi o soffocati, viaggi al limite delle possibilità fisiologiche e vedisopraeconomiche, idee tante e irrealizzabili, inadeguatezza e sensi di colpa A PALATE.

Visto che il riassunto del mio 2011 è "Quattro matrimoni e un funerale" (due se contiamo la gatta)
direi che, pur avendo amato molto quel film, preferirei cambiare titolo.
il cast è in provagenerale
la crew è caldissima
al catering ci penso io
cinemascope perché ci piace sgrandangolare
Buon 2012 e che i Maya(li) ce la facciano godere finché gli tira.

19 dicembre 2011

Intermezzo - la sveglia alle sette e mezza mi ha ricordato che ho anche un blog

L'assenza di post dicembrini è la fotografia perfetta della conseguente mia mancanza da casa, computer, mondo virtuale etc. Giorni e serate intense al lavoro, pochi momenti di personale raccoglimento, il gatto che mi tiene il muso e se ne va offeso quando provo a fargli le coccole.. Insomma, un fantasma. Giusto qualche acquisto al mercato di biologico per non mortificarmi di fronte ad una dispensa vuota.
Nemmeno le lavatrici ho avuto il tempo di caricare, rischiavo di restare quasi senza mutande nel cassetto.
Va da sé che il tempo di cucinare e fotografare si sia assottigliato fino a diventare un filo di erba cipollina.

Spero di poter continuare a parlare e scrivere nei prossimi giorni, dopo il primo giro di feste. Parto per Stoccolma giovedì e torno la sera di natale, il che vuol dire che quest'anno festeggerò con l'AM, le renne e i salmoni; non nei nostri piatti, però, perché in tutto questo c'è stata anche una parziale conversione al vegetarianesimo. L'AM è più bravo e rispettoso di me, perché mi trovo costretta a mangiare la carne -sul lavoro, ad esempio, dato che non sempre i cuochi hanno tempo di pensare ad un menù alternativo per me che ho già tante limitazioni- ancora qualche volta, ma effettivamente ne ho ridotto di molto il consumo e non mi manca.
Mi sento meglio, anche se ho straviziato un po' in questi giorni tra torte, vagonate di patate al forno e cene di compleanno vegetariane e bio (ciò non toglie che mi sia abbuffata di polenta ai funghi e carote, ricetta interessantissima da rifare assolutamente). Ieri sera ho poi scoperto l'hamburger e le cotolette di soia ed è stato amore al primo morso, anche se devo ammettere che le cipolle stufate ci hanno messo del loro.

Il riassunto di questi giorni è che più che produrre cibo ne ho mangiato tanto.
E adesso doccia che il lavoro ci aspetta.

1 dicembre 2011

Tackle culinari dell'ultimo minuto - l'imprevisto dell'acqua cipollosa

Questa ricetta è andata su Setteperuno più di un mese fa, ma siccome sono estremamente rincoglionita mi ero dimenticata di postarla anche qui.




Risotto alle Spezie Gialle con Trito di Basilico e Scorza d'Arancia

Riso tipo Arborio 200 gr (cinque pugnetti da manina piccola)
Una cipolla dorata tagliata a pezzi grossi
Mezzo litro di acqua tiepida
Curry q.b.
Curcuma q.b.
Basilico fresco (circa sette foglie)
La scorza di mezza arancia

In una pentola mettete la cipolla tagliata e l'acqua e fatele andare a fuoco alto. Aggiungete poco sale all'acqua e lasciate sobbollire (dieci minuti basteranno affinché cominci).
Tostate per un paio di minuti il riso in una bella padella larga e versate un paio di mestolate dell'acqua cipollosa, rimestate un paio di volte tenendo il fuoco medio. Mentre il riso assorbe l'acqua, scolate la cipolla con una schiumarola e trasferitela in un recipiente alto o che si possa usare col minipimer (schizzando comunque ogni piastrella e ogni centimetro di vestiti). Versate un paio di mestolate di acqua e frullate senza pietà, con un occhio al riso che non si attacchi.
Lo so che sembra difficile, ma è più complicato scriverlo che eseguirlo.
Una volta ottenuta la crema di cipolla, versatela nel riso con un'altra mestolata di acqua e lasciate assorbire a fuoco moderato. Cominciate ad aggiungere le spezie: curcuma per quel bel colore giallo vivo, curry per il profumo che sprigiona. Io ho optato per una prevalenza della curcuma, che ricorda vagamente l'acuto sapore dello zafferano e col riso è un connubio perfetto.
Portate il riso a cottura aggiungendo l'acqua cipollosa.
Tritate con un coltello il basilico. Ok, lo so che non si fa, il basilico si spezzetta con le dita o al massimo col coltello di ceramica che non ossida il prezioso profumo del basilico; ma io il coltello di ceramica non ce l'ho ancora e mi serviva un trito abbastanza fine. Chiedo scusa a tutti i basilici del mondo.
Al momento di impiattare, spolverizzate col trito di basilico e una generosa grattata di scorza di arancia su ogni piatto.
Servite caldo e raccomandatevi di sforchettare bene per amalgamare i sapori.

In abbinamento: Jonny Lang - Lie to me