30 novembre 2011

Alla ricerca del contadino perduto - il biologico è buono quando non è fighetto

Fine novembre mi mette allegria, solitamente. Le giornate di sole e cielo azzurro, i colori autunnali che sfogano gli ultimi toni squillanti prima della nanna dicembrina, tutto questo mi fa sorridere. Il mio compleanno cade nell'ultima settimana di novembre e questo potrebbe essere un valido motivo per intristirsi, ma come ha detto la Tostoini "Alla fine non sei vecchia come l'anno prossimo", quindi ho lasciato perdere la crisi da decimo anniversario del diciottesimo compleanno.
Anche se quest'anno ho prediletto un profilo basso e un distacco facilmente confondibile con crudo menefreghismo, il compleanno si è aperto con l'AM lanciato sul letto a gridare gli auguri e riempirmi di baci, mentre il gatto sambava le sue fusa ritmando testatine di affetto. Ditemi voi se di fronte a cotanto sfogo di amore umano e felino avreste resistito: io ho avuto una paresi di beatitudine in faccia per tutta la giornata.
Malgrado la rinuncia ai dolci di festeggiamento, direi che ho compensato con altro.

La disintossicazione dai miei alimenti intolleranti prosegue ed effettivamente mi sento molto meglio. Pur avendo dovuto interrompere le nuotate (un po' per il tempo, un po' per il clima freddo, un po' per conclamata rottura di balle sulla lunga), Juliette è sempre una fedele compagna nelle rare passeggiate ciclistiche che mi concedo quando le giornate me lo permettono.

Come oggi.
Il giorno libero alla ricerca dei cibi buoni.

Stanca delle verdure plastificate e tutte uguali del supermercato, coi sapori che non richiamano null'altro che la cellulosa delle Rizla lunghe, ho finalmente approfittato del consiglio della ex collega preferita Sarina e sono andata al Mercato Biologico del Vag61, che si tiene tutti i martedì pomeriggio dalle 17 in poi in Via Paolo Fabbri 110.
Ho sgambato in sella a Juliette per tutto il quartiere Cirenaica, uno dei più belli e autentici di Bologna, godendomi il tramonto leggero e l'aria fredda sul naso, per poi lucchettare  saldamente la mia bella ad un palo che tenevo costantemente sott'occhio mentre girellavo tra i banchetti, ciaccolando con i vari contadini e snasando curiosamente tutte le cassette di frutta e verdura che grondavano natura da ogni picciolo e foglia.
Un'esperienza madeleine che ha riportato alla mente tutti quei sabato mattina della mia infanzia, quando scortavo nonna che marciava a passo sicuro verso le sue bancarelle. "Daje che annamo a piazza", mi diceva, e io obbedivo tenendole dietro, contenta del premio di 700 lire di pizza rossa che mi comprava dal pizzaiolo della piazza del mercato mentre mercanteggiava e si faceva regalare prezzemolo, basilico e sedano con una retorica gentile ma perentoria: "che me li dà due odori?".

Non sono sfacciata come lei e oggi era la mia prima giornata in avanscoperta. E' poi rinomato quanto i commercianti bolognesi siano stretti di manica e non ti regalino niente, quindi ho accantonato la potenza del ricordo e mi sono fatta avanti a suon di sorrisi carini.
Il bottino della giornata:
-cicoria di campo croccante, profumatissima
-Spinaci dalle foglie così tenere da sciogliere anche il cuore (altro che quei tronchi di sequoia degli spinaci da supermercato)
-Cime di rapa friccicose (non vedo l'ora di prepararle)
-Sodi radicchi trevigiani (l'AM è saltato in cucina urlando "Risotto! Risotto!")
-Un bel finocchio
-Lattuga gentile verde e rossa, in cespi così piccoli ed economici da farmi vergognare di entrare in un supermercato, in futuro
-Una manciatina di tarassaco per insaporire l'insalata e far bene al fegato
-Le ultime, rugose bietoline
-Un litro di latte di capra fresco che non vedo l'ora di assaggiare
-Un pezzo di caciotta di capra
-Un paio di manciate di curiosissimi corbezzoli

il tutto con una spesa contenuta di circa 13-14 euro.
Non ci potevo credere.
Juliette scricchiolava sotto il peso delle sporte.

Ho trovato cosa fare il martedì pomeriggio.

A casa ho lavato e mondato tutto con cura, lessato bietole e spinaci (con i cuori, quelle foglioline piccolissime al centro dello spinacio, ho preparato un'insalatina fantastica per cena) e riposto amorevolmente l'insalata già pulita e defogliata in una vecchia federa. Fu nonna a consigliarmelo, anni fa, e l'ho sempre visto fare a mio padre con la sue amate misticanze, per cui mi sono adeguata. Effettivamente l'insalata dura di più e resta croccantina anche dopo qualche giorno.

Nei prossimi giorni sfogherò la creatività tanto sopita con quest'orgia di verde campagnolo. E quei corbezzoli, così curiosi da sembrare caramelle?
Una crostatina, direi.