8 ottobre 2011

Ignoranza caprina - autista, scusi, saprebbe dirmi la fermata Compromessi?

Il primo passo da fare nell'eliminazione degli amati carboidrati raffinati è consultare la massa ingente di blog e forum di cucina macrobiotica o per intolleranti, alla ricerca di ricette e consigli di sopravvivenza.
Basta farlo col criterio di non lasciarsi demolire la curiosità della sperimentazione culinaria dagli alimenti misconosciuti e dalla cronica mancanza di tempo: in effetti rinunciare alla pizza fa girare le palle anche a Yoda.

Effettivamente io è meglio che stia zitta. In cucina me la scoatto liberamente e riesco a fronteggiare anche le emergenze stile "cinque persone a cena e l'eco nel frigorifero"; esiste gente che a malapena sa che i forchettoni di legno non servono ad arricciarsi i capelli (ciao Rem!) e ha bisogno di un minimo di sostegno che vada oltre il riuscire a capire a cosa serva la farina di avena o segale, o quali alternative si presentino all'amato latte-cappuccino-yogurt del buongiorno.

Così ieri, battagliera ed entusiasta, al grido di "c'è tutto un mondo da scoprire!", ho inforcato la bicicletta e sono andata alla ricerca dei succedanei. Solo che prima, prudente ho fatto tappa da chi ne sa più di me: la Sòcera.

La Sòcera, che deve il soprannome al fatto di essere, ovviamente, la mamma del mio moroso, è massoterapeuta ed esperta ad altissimi livelli di tutte le alternative del mondo. Datele qualcosa e lei vi troverà le altre opzioni senza doversi sforzare troppo; collezionando sfighe di salute come figurine Panini, sa benissimo come alimentarsi evitando di correre in pronto soccorso ogni dieci minuti.

L'ho interrogata e il suo primo consiglio è stato "Fatti un giro da NaturaSì".

NaturaSì, per chi non lo sapesse, è la gigantesca catena di supermercati biologici-alternativi-radicalshit dove trovare tutte le chicche necessarie a una dieta che non comprenda farinacei e latte vaccino. Non comprende nemmeno le funzionalità renali, direi, visto che i suddetti te li asportano e li tengono in comodato d'uso ogni volta che battono uno scontrino. Per cui, desiderosa di poter ancora avere i miei due filtri in perfetto stato, sono scesa a compromessi con il mio scetticismo di fondo ("sarà che son tutte robe biologiche ma porca puttana non mi posso svenare per comprare due cose, ecchecc...") e ho acquistato due chili di farina di avena e segale per fare il pane in casa, un pacco di biscotti al cioccolato preparati con la farina di farro (prima di imparare a farli da me), un pacco di pane di farro e mezzo litro di latte di capra. Tanto per cominciare in qualche modo.

Il latte di capra è buonissimo e non me lo aspettavo. Ha un sapore spettacolare, leggermente acidulo, più pungente di quello vaccino, ma è veramente una rivelazione di bontà e sfumature aromatiche. In teoria non potrei berlo, mentre mi sono concessi in piccole dosi i formaggi derivati, ma mi andava di provarlo e devo ammettere che mi ha piacevolmente stupita: per la colazione è fantastico.
Ottima scelta anche i biscotti di farro e cacao: non dovrebbe essere difficile replicarli, dagli ingredienti sembrano fattibili. In ogni caso, pur se marchiati NaturaSì, credo siano reperibili anche nelle botteghe equosolidali; i supermercati, invece, meritano un'indagine approfondita sulle forniture di alimenti per intolleranti, anche se per ora i latti alternativi non figurano nelle derrate della grande distribuzione.

Ed ecco che il latte di capra, oltre che fantastico solista, si trasforma in valido comprimario nella preparazione di un classico piatto esotico:

Curry di Tacchino con Riso 

200 gr  di petto di tacchino
200 ml di latte di capra
un cucchiaio di olio extravergine di oliva
un cucchiaino di salsa di soia dolce
farina integrale per addensare
curry a piacere

Tagliare il petto di tacchino (ma può essere anche pollo, o coniglio, o maiale) a dadini e asciugarli bene sulla carta assorbente. Ungere la padella con l'olio, scaldarla a fiamma media e mettere a cuocere la carne. Aggiungere la salsa di soia e lasciar rosolare la carne in santa pace per una decina scarsa di minuti.
Senza troppi convenevoli, ricoprite la carne con il latte, alzate la fiamma e lasciate che sobbolla. è il momento di dare sfogo al curry: aggiungetelo senza parsimonia, colora e ha un profumo celestiale, mette di buon umore e non penserete più che il tacchino sia una carne da ospedale. 
Il tacchino assorbirà allegramente il latte, restando morbido; se volete ottenere una salsina più densa, spolverizzate poca farina (un cucchiaino è sufficiente) con lo spargifarina direttamente nella pentola e scuotete la padella come fanno i cuochi, per amalgamare bene e non creare antiestetici grumi. Spegnete la fiamma e lasciate riposare un po'.
Mentre la carne è in preparazione, pesate il riso che vi serve. Io oggi ho usato un Carnaroli, varietà indicata più per i risotti che per i pilaf o per il consumo di accompagnamento in stile indiano o brasiliano; il Thai o il Basmati, in questo caso, sarebbero stati più indicati, ma non ci formalizziamo troppo per adesso. Lessatelo come un normale riso in bianco, avendo premura di aggiungere qualche goccia di limone all'acqua di cottura (mantiene il riso brillante e candido).
Servite il curry di tacchino in una ciotola, il riso in una pirofila singola, e scofanatevi coscienziosamente il tutto.


(Seguirà la prova fotografica non appena il Bello Addormentato Sul Divano riemerge dal sonno e si degna di non lamentarsi perché ticchetto troppo)