1. Foto di Roberto Panucci via Facebook 

    Non c'è fretta
    niente canzoni tristi
    è un lunedì di festa

    Dovessi riassumere la mia vita ultimamente, citerei il salto tra aprile e maggio. Musica, cibo, gambe nude e rossetto rosso, Instagram e parole. 30 aprile, 1 maggio. E chi l'ha visto il ponte, le ferie, la festività. Sì lo so, sono così indie che costruisco una carriera sulle canzoni ad elenco, e in effetti l'elenco è la via più facile per un riassunto. O un post a punti, come si faceva una volta. Col passato remoto che ritorna vomitato sui social a commento del Concertone che concertone non si chiama più, e che tanto scontenta sempre tutti perché comprendere la festa che c'è lì dietro e il culo che ci si fa a lavorarci è difficile se non ci stai dentro, ai miei tempi signora mia qui era tutto bandiere dei Quattro Mori e Bandabardò. (Che poveri, i Bandabardò ormai hanno questo stigma assurdo di essere la band da PrimoMaggio, e comunque vi ci voglio a scrivere una hit come "BeppeAnna" e ricantarla con la stessa energia da trent'anni). Chiudere i social il giorno dopo forse è la soluzione. Far riposare: regola aurea delle paste al forno, delle parmigiane di melanzane e pure dei Primo Maggio.

    Sfigati, 
    se vi interessaste di quel che succede intorno 
    persino la musica vi sembrerebbe più bella

    Così il 30 aprile tra la conferenza stampa in anticipo del Primo Maggio, un Cosmo col sorriso seducente dietro gli occhiali scuri, Ambra luminosa, Lodo Guenzi paraculo giustamente come pochi, ho iniziato ad assaggiare l'atmosfera di Piazza San Giovanni. Poi sono andata a festeggiare quello splendore compatto di Sarah Cicolini, chef-a di Santo Palato, per il primo compleanno della trattoria. Che trattoria vera è, essenza pura di romanità con eccellenze e nessuna paura al cospetto dei mostri sacri. Anzi, riconoscenza. Come Flavio Al Velavevodetto che improvvisa una cacio e pepe da mangiare con le mani. E se le feste più belle sono quelle che non prepari nei minimi dettagli, ecco che questa lo è stata senza eguali. Ad emozionarsi davanti al fornitore delle verdure che arriva in maglietta bucata e con la pianta in regalo, perché è così che si fa per festeggiare, è questo che conta, l'antica gentilezza di chi ti sta intorno. Sotto un cielo di velo di latte, con gli occhiali da sole, a divorare paste al forno profumatissime, scaglie di formaggio, polpette di bollito per chi le mangia. E per i vegetariani la preoccupazione della cuoca, che ci tiene che tutti stiano bene e si ingegna a pensare alla pancia di chi sta lì. E ai gusti di tutti, amiamola Santo Palato, perché è qui che si vive bene e si mangia ancora meglio. Poi scappare alla metro Flaminio, che c'è da lavorare, che c'è un secret-non-secret concert di Francesca Michielin con il cavaquinho, lei di una dolcezza indicibile che speri non la perda mai, mai nella vita.


    Non è Rio De Janeiro 
    ma c'è un clima fantastico

    Io mi diverto al Primo Maggio, mi diverto un botto. Lo vivo come un lunapark senza pensieri, barra a dritta per lavorare che non esclude la leggerezza. Confessione: ci sono andata per la prima volta in vita mia l'anno scorso, a lavorare, che io a quindici-sedici anni ero troppo impegnata a capire perché fossi così insicura per lanciarmi in mezzo alla folla. E nel backstage, tra i sorrisi coi colleghi che stanno lì incollati a computer e iPhone a lavorare, collegarsi, commentare, fatturare il prodotto del capitalismo, le immancabili fave e pecorino e i bicchieri di vino alla spina che preghi non ti dia troppo alla festa, scorre il pomeriggio. E i cantanti che arrivano, stringono mani, abbracciano conoscenti e artisti, si mettono a chiacchierare e non solo per le interviste di routine. Intanto fuori, dal palco, c'è la piazza piena, la folla, più tutti quelli che lo vedono in televisione su Rai 3 grazie alla grandezza e competenza incredibile dei tecnici del servizio pubblico. Mano sul telecomando e lingua sciolta nei commenti. E noi addetti ai lavori che lì dietro stiamo davvero lavorando. Dipendenti, partite iva, collaboratori, esterni appaltati, semplici curiosi che intralciano l'intralciabile, a convergere tutti lì per portare a casa la giornata, le interviste, i contatti. Anche per chi si erge a pontificatore, a anti-Lester Bangs, a chi fa sfoggio di non conoscere quasi nessuno del cast di quest'anno, a chi scrive lunghi e spezzettati peana sui social perché la musica contemporanea fa schifo, perché vuoi mettere quando c'erano gli Iron Maiden, ma chi si credono di essere Cosmo, Sfera Ebbasta, Lo Stato Sociale che non sono mica gli Skiantos e minchia ma io non ero nata quando Freak Antoni prendeva per il culo tutti però Sono un ribelle mamma la canto, posso o vi dà troppo fastidio, mi sto appropriando di qualcosa?, eh ma chicazzè questo, eh ma chicazzosono questi (tipo i Calibro 35, tipo il miglior gruppo di musicisti italiani da vent'anni a sta parte), eh ma le nuove leve dell'indie come I Ministri che so' 15 anni che dragano i locali d'Italia e hanno pubblicato il sesto album, eh ma Gianna Nannini basta, eh ma Carmen Consoli canta in siciliano e non va bene, eh ma Max Gazzè.... ah no lui ok che ci porta la poesia, eh però quanto si è invecchiato Fatboy Slim anche se la cassa dritta cazzo spacca ancora tutto come allora! Un gigantesco "quando ero giovane". Anche io ero giovane e nel backstage alzavo la media, ma mica rompo il cazzo come voi.


    È una questione di gusti
    che ci spinge in avanti
    e che ci lascia perplessi
    sul finire dei giorni
    (I Ministri - Tra le vite degli altri)

    Doversi sorbire anche i sociologi della musica è la parte peggiore del Primo Maggio. Perché noi ci proviamo a farvi vedere il vero backstage, cosa significa aspettare le ore per un'intervista, rincorrere gli uffici stampa, discutere con la sicurezza perché con questo pass non puoi stare nei camerini, e magari ritrovarsi l'artista scazzatissimo che vuole solo stare per i fatti suoi. Da stringergli la mano e dirgli "Oh, pure io, non sai quanto, ma ti devo intervistare o non mangiamo nessuno dei due". Siamo persone ma forse non traspare. Perché prima bisogna aprire bocca e "cosa state dicendooooo" e puntare il dito, altro che rispetto del lavoro altrui nel giorno della festa del lavoro. No. È sbagliato a prescindere. E hai voglia a farti scivolare via tutto perché tanto non è con te che ce l'hanno, non è invidia, ché ridurre tutto all'invidia è stupido. Ce l'hanno con qualcosa di sconosciuto che impedisce il contatto diretto con l'idolo; e la colpa, in quei due minuti di diretta Instagram è solo tua. E fai spallucce ma le spalle ti fanno più male di certi commenti, e sulla punta della lingua si affastellano i vaffanculo di rabbia ingiusta. Che son tutti buoni a fare il tuo mestiere quando non sono lì e non hanno i whatsapp della redazione a notificarti le urgenze, le strategie, i cosa fare. Buttala giù con un sorso di vino, la rabbia, e concentrati annullando quasi le emozioni, e alla fine è lo sguardo addolcito di un bassista sudato a risollevarti il morale, o la giovane cantautrice che ti stringe forte sorreggendosi a te per fare la foto. Hai il cellulare rovente, una polaroid a scaldarsi nello zaino inutile che si sei incollata tutto il pomeriggio, le raccomandazioni con la principessa indie, gli stivali impolverati, il rossetto che inizia a sbavare. Quasi perdi la fermata della metro, ché stai leggendo gli insights della giornata e sì, hai fatto benissimo il tuo lavoro. Che al meglio continuiamo a puntare ogni volta. Che figata il Primo Maggio. Il prossimo anno ci torno.
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    Vabbè
    balliamo
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  2. Sottotitolo: CookInMusic per il sociale, in aggiornamento.

    Fallo anche tu, eccome no
    Si guadagna di più, è comodo
    Qui nessuno diventa autonomo
    Senza fare un po’ il fenomeno... 
    (Fabri Fibra - Fenomeno)

    In queste giornate sono parecchio impegnata a stilare elenchi: cosa gradevolissima, intendiamoci, ma anche parecchio complessa perché non è facile conciliare passioni personali con necessità editoriali. Si parla dei migliori concerti a Roma nel 2017 e io vado in crisi. Vorrei vedere voi a sfogliare paginate e paginate di eventi resistendo alla tentazione di ficcarvi le unghie sullo scalpo per la disperazione di non poter essere ubiqui. Vi vedo già, guarda.

    Per questo ho deciso di aiutarvi: sulle pagine istituzionali vi indico i migliori concerti per il 2017, ma qui su CookInMusic posso tranquillamente sbizzarrirmi nel segnalare i migliori concerti a Roma del 2017 per davvero. Roma è la mia città d'elezione e per l'estate 2017 i concerti in cartellone sono veramente tantissimi, forse anche troppi, con almeno tre eventi a serata: scremarli è un duro lavoro ma lo faccio per voi.

    Evitiamo gli eventi sbandierati e ampiamente sold out (vedi Coldplay, U2, Red Hot Chili Peppers e compagnia mainstream: anche chissenefrega), e concentriamoci sulle piccole chicche che a mio modestissimo parere non sono da perdere.

    Andate ai concerti. Fatevi questo favore.

    NB: Questo post sarà in continuo aggiornamento: gli eventi passati verranno cancellati. Laddove riuscirò ad andare vi metterò il link delle recensioni mie o i report fotografici dei bravi colleghi con cui lavoro. Ci piace fare le cose perbene, qui.

    Concerti a Roma 2017: maggio

    Era tra i live consigliati: leggi la recensione del concerto di Salmo a Roma!

    Concerti a Roma 2017: giugno

    Leggi le recensioni di:
    Michael Kiwanuka all'Auditorium - 22 giugno 2017
    Daniele Silvestri all'Ippodromo delle Capannelle - 24 giugno 2017
    Depeche Mode allo Stadio Olimpico - 25 giugno 2017
    Tiziano Ferro allo Stadio Olimpico - 28 giugno 2017


    E a giugno, che mangiamo a giugno? Va là che siamo tutti sotto controllo prova costume, optiamo per una bella pizza senza glutine con le verdure!

    Concerti a Roma 2017: luglio

    Di concerti a Roma a luglio 2017 c'è solo l'imbarazzo della scelta e la preghiera di un dono dell'ubiquità che, nonostante gli sforzi, stenta ad arrivare. Fare la selezione a monte è stata durissima, lo sconforto quando ci sono quattro eventi nella stessa serata è già messo in conto. In ogni caso la lista è lunga, armatevi di pazienza e prediligete nuove scoperte o location inusuali (come cercherò di fare io).

    AGGIORNAMENTO 4 luglio: visto che c'erano già *pochi* concerti, Viteculture ha annunciato di aver organizzato un secondo festival all'Ex Dogana di San Lorenzo, dopo che la gestione del Villa Ada incontra il mondo 2017 è passata all'ARCI. Vale a dire che molti concerti di luglio 2017 a Roma sono stati modificati di data e luogo, mentre altri sono stati aggiunti e alcuni spostati: ricontrollate attentamente le date!

    4 - Ani DiFranco - Laghetto di Villa Ada (una volta nella vita va vista e questa è quella buona, anche se ultimamente l'ho seguita pochissimo)
    4 - Brunori SAS - Ippodromo delle Capannelle (è il suo anno, quindi approfittatene perché dal vivo è divertentissimo e passerete una bellissima serata)
    5 - Stefano Bollani e Orchestra Santa Cecilia - Auditorium (volete davvero un motivo?)
    6 - Mannarino - Ippodromo delle Capannelle (è pure l'anno di Mannarino che si esalta con la romanità: nell'intervista per Onstage ha raccontato un sacco di aneddoti)
    8 - Bonobo - Auditorium (un dj all'Auditorium già mi fa dire sì)
    9 - Lauryn Hill - Ippodromo delle Capannelle (sono curiosa di capire se è bollita completamente o mi farà sognare come quando ero piccola)
    9 - Fatboy Slim - Ex Dogana (per chi non ha ancora smesso di ballare da Right Here, Right Now)
    10 - Cristina Donà - Ex Dogana (Data e location spostate: amo profondamente Cristina Donà e questo è il concerto per il ventennale del suo bellissimo Tregua. Dicevamo dell'ubiquità?)
    10 - The Lumineers - Auditorium Parco della musica (Location spostata, potrebbero dare soddisfazioni)
    11 - Devendra Banhart - Teatro Romano di Ostia (non serve che ve lo spieghi, bastano nome e location per la magia)
    11 - Ryan Adams - Auditorium (e meno male che a Roma non succede mai un cazzo)
    11 - Mark Lanegan - Terrazza del Palazzo dei Congressi (vedi sopra)
    12 - Ezio Bosso con l'Orchestra di Santa Cecilia - Auditorium (il relax di luglio merita il piano di Bosso)
    13 - Marra/Guè - Ippodromo delle Capannelle (se non avete ascoltato Santeria non potete capire)
    14 - Moderat - Ex Dogana (piacciono a tanti e io sono curiosa)
    15 - Le Luci della Centrale Elettrica - Viteculture Ex Dogana (opening Diodato. Il disco di Vasco Brondi non mi ha conquistata. Perché ce l'ho messo? Per le possibilità)
    18 - The John Scofield Uberjam Band - Casa del Jazz (uno dei più grandi chitarristi esistenti)
    20 - Kamasi Washington - Viteculture Ex Dogana (Location spostata)
    21 - Kasabian - Ippodromo delle Capannelle (il disco non mi ha esaltata, però dal vivo devono meritare altrimenti mi incavolo)
    21- Gregory Porter - Cavea Auditorium (a voce ci siamo, perché no?)
    21 - Bill Frisell Trio - Casa del Jazz (Bill Frisell in Italia, vabbè, parliamone approfonditamente)
    22 - Phoenix - Ippodromo delle Capannelle (un altro passo falso e finiscono male: speriamo che dal vivo reggano)
    24 - Air - Teatro Romano di Ostia (vedi Devendra Banhart)
    25 - Benjamin Clementine - Auditorium (sono tre anni che lo rincorro dal vivo, stavolta è quella buona!)
    25 - Motta - Laghetto di Villa Ada (So già che lo tradirò per Benjamin Clementine, ma Motta è uno dei pochi nuovi cantautori che meriti attenzione)
    28 - Paolo Fresu Quintet - Teatro Romano di Ostia (Volete mettere la meraviglia?)
    31 - Max Gazzè e Alex Britti - Auditorium (sono due grandi musicisti e potrebbero tirare fuori qualcosa di molto interessante. Replicano anche la sera dopo in caso li perdiate)


    A luglio fa troppo caldo per pensare di mangiare: ci vuole un bel couscous a risparmio energetico!

    Concerti a Roma 2017: Agosto

    L'offerta musicale dei concerti a Roma in agosto crolla miseramente: i romani vanno in vacanza, la città si svuota (parzialmente) ed è bellissima anche semivuota. Concerti grandi non ci sono, ma potrebbero sempre spuntare interessanti fuori programma.

    1 - Fast Animals And Slow Kids - Laghetto di Villa Ada (vi piacciono le chitarre? A me sì)
    2 - Alborosie - Laghetto di Villa Ada (Sarà anche ovunque, ma un po' di relax col reggae non si nega a nessuno)
    7 - Ada Montellanico Quintet - Casa del Jazz (voce molto interessante, progetto carino, insomma da ascoltare)

    Concerti a Roma 2017: settembre

    12/13/15/16/18 - Ligabue - Palalottomatica (vale la stessa cosa detta per Tiziano Ferro, con l'aggravante adolescenza di ritorno)

    Concerti a Roma 2017: ottobre

    1 - Amical (Tony Allen & Jeff Mills) - Auditorium Parco della Musica (non potete parlare di Afrobeat senza conoscere Tony Allen, su)
    28 - Mogwai - Atlantico (non li ho mai ascoltati dal vivo, magari meritano)
    28 - Dead Kennedys - Crossroads Live Club (siamo ancora tutti coinvolti in Holiday in Cambodia)

    Concerti a Roma 2017: novembre

    2 - Fink - Quirinetta (Io adoro il Quirinetta e le chitarre, quasi quasi ci faccio un pensiero)
    3 - Fabri Fibra - Atlantico (Fibra ha tirato fuori un discone e dal vivo è un mostro, quindi per me è sì)
    8 - Nick Cave and The Bad Seeds - Palalottomatica (scherzate a volere un motivo, vero?)
    26 - Niccolò Fabi - Palalottomatica (Festeggia 20 anni di carriera, direi che ci sta)
    29 - Caparezza - Palalottomatica (un novembre all'insegna del rap con il ritorno del Capa, e dal vivo a scatola chiusa)



    Concerti a Roma 2017: dicembre

    2 - Gianna Nannini - Palalottomatica (Volete un concerto dove portare la mamma? Io ci porto la mia)
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  3. Ho aperto l'editor di Blogger e mi è venuto un mezzo infarto nel leggere la data sotto l'ultimo post
    Quasi un anno che non scrivo qui.
    Eppure CookInMusic è sempre stato attivo nella mia testa: ho continuato a preparare ricette e a scattare fotografie più o meno brutte, associandole a una serie di nuove canzoni (nuove si fa per dire.. chiamiamole "riscoperte" nella maggior parte dei casi) come da filosofia di questo blog. Sì, perché questo è un blog senza pretese e senza affanni, un modo per fissare i pensieri senza dover per forza urlarlo al mondo come accade su Facebook.
    Però il calendario è impietoso.
    Ultimo post, 20 maggio 2016.

    Siamo al 23 marzo 2017. Più della polvere, qua tocca proprio entrare con l'idropulitrice e riportare alla luce e all'aria quello che è stato seppellito, infine aggiornarci un po'.

    CookInMusic è sospeso ma i podcast sono in questa comodissima playlist su Mixcloud e potete continuare ad ascoltarli. Nel frattempo, da fine settembre scorso, in onda su Deliradio.it c'è Shuffle Music dove mi diletto a parlare tendenzialmente di musica di ogni tipo, in co-conduzione con Michele. 
    Mi manca CookiInMusic? Beh, sì. Però, come disse Franco Califano, "non escludo il ritorno".



    Sono entrata soprattutto a far parte della squadra degli autori di RadioLibri, la prima e unica webradio dedicata al mondo dei libri mai inventata in Italia (e in buona sostanza nel mondo, visto che a conti fatti ce n'è solo una simile in Nord Corea e lì hanno ben altri problemi rispetto al piacere di leggere) e ho il privilegio di lavorare con alcune delle mie voci preferite di sempre. "Lavorare con" nel vero senso: scrivo per loro, oltre ad essere io stessa speaker di RadioLibri Social Club e della rubrica dedicata ai libri di moda Fashion Victim.
    Se non sto a leggere libri e scrivere rubriche, mi trovate comunque in turno all'ufficio marketing di RadioLibri. Guardate nel team della radio e giudicate voi accanto a chi sto. Ce n'è abbastanza per sentirsi ambiguamente fighi e minuscoli al tempo stesso.

    E poi, cos'è successo?
    Vado ancora a vedere molti concerti e ne scrivo grazie all'atterraggio su Onstage e alla collaborazione ormai biennale con Music Attitude. Ho una lista di live da seguire ad aprile che fa impressione, ma nonostante la fatica, il sonno, lo sbattimento, ci tengo parecchio ad continuare la vita da concerti. Ci sono momenti indescrivibili, forse meno frequenti che in passato, ma certi concerti aiutano a siglare con la ceralacca l'adolescente che eri e vanno ascoltati almeno una volta nella vita. A volte anche due.

    Holden Bowie è il re della casa ma soprattutto è il re del mio profilo Instagram, visto che ogni foto sua raccatta più cuori e commenti di quanto potrebbe mai fare un selfie -diocenescampi- o un bel paesaggio con la luce giusta. Gatti battono resto del mondo due a zero.

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    Continuo a mangiare tantissime verdure e a fare polpette con pressoché ogni vegetale o legume esistente. La pizza svetta in cima ad ogni voluttà mangereccia, così come i carciofi, la frittata, i cibi indiani (coriandolo, ti venero) e ultimamente anche la frolla, veg o classica che sia. Sento di aver bisogno di sapori netti, puliti, "specchiati", che facciano stare bene.

    La fine di marzo mi mette sempre addosso una forte voglia di rimettere molte cose in discussione. Resto sempre un'irrequieta che in bilico tra la voglia di stabilità e la necessità di stimoli continui. Quindi, anno dopo anno, si cambia poi poco.

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  4. CookInMusic è arrivato a cinque. Cinque puntate su Deliradio.it, con tanta soddisfazione e non poca voglia di proseguire. Mettici anche che sto rispolverando ricette
    che ho voglia di cucinare
    che francamente con la dieta anche basta
    -va bene il controllo ma qui sto perdendo il gusto di mangiare-
    -e non va bene-
    metti che io di radio ci vivrei
    e mettici pure che non me la posso mangiare
    però ci sto arrivando
    -potrei sempre fare una torta a forma di radio, ora che ci penso-

    beh, cominciamo con le colazioni dal mondo. La ricetta del plumcake alle ciliegie glutenfree è quella di questa quinta puntata di CookInMusic.
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  5. Il tre è un numero perfetto, dicono.
    In realtà è stata la puntata più incasinata, finora, di CookInMusic su Deliradio.it

    Giudicate voi: tra canzoni che non partono, special guest, problemi tecnici eccetera, c'è stato da divertirsi un bel po' nel buio del San Belushi.

    Special guest, Harry Piccirillo e il suo punk folk al casatiello.


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  6. È andata.
    La prima puntata di CookInMusic su Deliradio.it, in onda giovedì 21 aprile, mi ha fatto uscire dallo studio dentro il San Belushi con un sorriso che non aveva intenzione di finire.
    Poi ho mangiato una pizza schifosa e il sorriso è scemato, ma non la sensazione di libertà e viaggio dentro un altro mondo tutto nuovo che mi accompagna da quando ho alzato il primo canale del mixer in modalità on air.
    "È la radio, è il potere della radio" mi ha detto qualcuno del mestiere per inquadrare quello sbandamento felice che mi ha illuminato il viso.
    Allora festeggiamo, dimentichiamo quella pizza schifosa e andiamo a celebrare con magistrali fettuccine ai carciofi accompagnate da gollate di vino rosso al portico d'Ottavia.

    Il primo podcast di CookInMusic in versione radiofonica, con tanti deliri (altrimenti che Deliradio sarebbe, scusate) è disponibile sul profilo Mixcloud ma siccome sono magnanima ve lo metto in embed qui sotto così potete ascoltarlo direttamente.



    E la ricetta? Ah giusto, la ricettina della prima puntata: la BB, la Bea Brisé dell'erbana Beatrice Calia che tante volte mi ha salvato perché è facilissima, veloce e si può condire veramente con tutto.

    250 gr di farina integrale (di grano o di farro)
    130 ml di acqua naturale (col farro potete aggiungerne un paio di cucchiai in più)
    1 vasetto di yogurt bianco (soia o normale, a scelta)
    sale qb
    olio qb

    Mescolate tutti gli ingredienti in una ciotola fino a formare una palla bella elastica. Fate riposare una quarantina di minuti in frigorifero per far distendere le fibre del glutine e renderla più digeribile. 
    Stendetela col matterello, mettetela in teglia e conditela con quel che vi piace di più. Potete anche tagliare l'impasto in miniporzioni singole e farcirlo a piacimento.

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  7. Radioestensioni conducono magneticamente azioni
    Forse perché radioestensioni riattivano inconsapevoli propulsioni
    (Subsonica - Radioestensioni)

    La foto è dell'anno scorso ma vale lo stesso
    Voi lo sapete che io parlo spesso per citazioni di canzoni, ma qui non mi basterebbe nemmeno l'intera discografia di Frank Zappa.
    Quindi sarò breve.

    CookInMusic esporta il suo essere digitale su Deliradio.it e diventa programma radiofonico dai contorni musicali sfaccettati tra il soul e l'hard rock per continuare a parlare di buon cibo e buona musica. 

    Ogni giovedì a partire dalle 19.30, splendido orario da aperitivo e pre-cena che istiga alla salivazione, CookInMusic sarà in diretta streaming su Deliradio per accompagnarvi in un'ora e mezza di canzoni vintage, chicche, qualche novità e tantissime notizie dal mondo del cibo. Non tralasceremo niente.

    Alla voce (sicuramente tremolante e impastata come una gelatina tiepida) ci sarò io. Non vedo l'ora di cominciare e al tempo stesso mi sento un po' morire.

    Lo streaming di Deliradio è disponibile sul sito ufficiale; se volete ascoltare da cellulare, scaricate la app TuneIn e cercate "Deliradio".

    I contatti per farmi salire l'ansia mentre sto in diretta sono ovviamente:
    -la pagina Facebook di CookInMusic
    -il Twitter @aricookinmusic
    -la pagina Facebook di Deliradio.it

    Qui c'è l'evento ufficiale di debutto: preparate le birrette virtuali che stappiamo tutti insieme. 
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  8. La pizza resta una delle passioni più sublimi della mia vita.
    Farla, ma soprattutto mangiarla quando preparata bene.

    A Roma, gioco facile, la pizza è sovrana: la pala è una tradizione, i forni mediamente di buona qualità, la scelta variegata e ricchissima di tradizione (zucchine, alici e fiori di zucca, bianca con mortadella, patate e mozzarella...). La classica pizza romana è sottile, scrocchiarella, e a volte non mi basta.

    Io preferisco la pizza col cornicione morbido dentro, ben lievitata, e con ingredienti semplici ma accostati in modo creativo.

    Ho trovato la mia casa della pizza da Farinè a San Lorenzo, in Via degli Aurunci: posto piccolo, ricambio di perse straordinario, ambiente semplice ma confortevole e una serie di caratteristiche speciali:
    -le pizze non sono molte, circa sette tipologie di cui almeno quattro strettamente tradizionali e fisse, mentre le "speciali" ruotano ogni settimana
    -tre formati: small (sfizio da assaggio, modello pizzetta classica), regular (leggermente più grande) e large (grandezza standard), a libera scelta a seconda dei commensali e delle cose da assaggiare
    -il servizio: la pizza viene presentata su fogli di carta, già fatta a spicchi, e si mangia serenamente con le mani.

    Tutto questo per dire che Farinè ha vinto laddove altre pizzerie più storiche non erano riuscite: impasto digeribilissimo, bella alveolatura -ora faccio la sapiente-, croccantezza superficiale che la rende piacevolissima, ottima creatività nelle pizze speciali e soprattutto un calzone ripieno che ha affascinato tutti, anche una vegetariana come me, dato l'accostamento tra foie gras, mela annurca e salsa di lamponi... assolutamente divino (sì, l'ho assaggiato).



    Tornare da Farinè? Sì, sicuramente, senza dubbio alcuno. Soprattutto per "la pastorale" con patate lesse, cipolla rossa, maggiorana e spolverata di pecorino all'uscita... E per le nuove pizze speciali che cambiano settimana dopo settimana.

    Io ho trovato la mia casa della pizza a Roma. E dici niente...

    Farinè la pizza
    Via degli Aurunci, 6/8 (San Lorenzo)
    00185 Roma  
    Tel: 064451162
    Facebook (aggiornato): Farinè

    (Le foto sono tratte dalla pagina Fb di Farinè)
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  9. Cose che ho imparato negli ultimi due mesi:
    -mettersi a dieta non è difficile, basta avere il nutrizionista giusto
    -seguire la dieta in modo rigorosamente talebano ti semplifica la vita: sai già cosa mangerai, quindi non è difficile cadere in tentazione
    -quando reimpari a mangiare ti sembra di avere le chiavi d'accesso al segreto del cibo
    -cominci ad apprezzare il non elaborato: pochi grassi, cotture, intingoli eccetera

    Però ti viene una voglia stratosferica di dolci.
    Incontrollabile.
    Del tutto ingestibile, subdola, aguzza lo stomaco e la lingua, fa venire i crampi allo stomaco dalla disperazione.

    Io, i dolci. Che non sono mai stata chissà che appassionata, mentre avrei ucciso per una focaccia fatta bene.

    E invece all'odore della pizza resisto, ma non a quello di un cheesecake, di una crostata genuina, di biscotti tiepidini. Mi so contenere, eh. Ma dentro sbavo senza controllo.

    Mettici anche che mi sono iscritta ad un corso di pasticceria vegana al Romeow Cat Bistrot, uno dei pochi neko-cafè d'Italia (sono i bar con i gatti dentro, solo che questo è un posto più elegante e radical chic, con sei splendidi micioni che si fanno allegramente gli affari loro), perché sentivo di avere voglia di curiosare più a fondo nel genere, oltre al fatto che mi sembrava un modo intelligente di ricreare in parte quel Club des Pirottines bolognese che tante amicizie belle ha portato.

    Quei pochi dessert che mi sono concessa di assaggiare hanno spalancato mondi sommersi di armonie alle mie papille gustative, col risultato che adesso non farei altro che sfondarmi di gaufres al farro con panna di soia (mentre scrivo ne sto evocando il sapore e sto salivando, ve lo dico) o torte di mele.
    E la ganache al cioccolato e latte di mandorla?
    E poi vogliamo pure metterci la scoperta di una pasticceria favolosa come Uovo A Pois che merita post a parte a breve?

    Niente, ho voglia di dolci. Biscotto, muffin, pancakes: non sto morendo per la cioccolata ma per altri zuccheri poco nobili. Vorrei infilare le dita in una crema pasticciera, ammorbidire bignè, lasciarmi sbriciolare come una frolla ben fatta.

    Invece vi posto una ricetta di polpettine di ceci e bieta con salsa di zucca che sono state votate in un vecchio sondaggio su Facebook, due mesi fa, e che ancora non avevano trovato la loro descrizione su queste pagine. È talmente facile che quasi mi vergogno.

    Polpettine di ceci e bieta con salsa di zucca e germogli 

    Ingredienti per le polpettine:
    200 grammi di ceci lessati e freddi
    200 gr di bieta lessata e sgocciolata
    1 cucchiaino di tahine 
    sale
    pangrattato (o farina di mais fioretto)
    olio

    ingredienti per la salsa di zucca
    200 gr di polpa di zucca lessata
    paprika ungherese
    prezzemolo

    germogli di radicchio e rametti di rosmarino per guarnire

    Passate al passaverdure (o al mixer se preferite) bieta e ceci insieme, aggiustate di sale e aggiungete un cucchiaio di olio, la tahine e poco pangrattato. Formate le polpettine, passatele nel pangrattato (o nella farina di mais fioretto) e disponetele su piatto largo, coperte, a riposare in frigo per compattarsi.  Passatele in forno per mezz'oretta a 200 gradi, oppure se avete fretta potete anche farle in padella con poco olio. Fritte son più buone, ovviamente, ma più pesanti.
    Nel frattempo rullate la polpa di zucca ancora calda e sgocciolata, fatela andare in padella per "tirarla" un po': speziate a piacimento, io apprezzo il tocco dolce e piccante insieme della paprika quindi tendo ad abbondare, ma va a gusto.
    Mettete poca salsina sul piatto e il resto in piccoli bicchieri con i rametti di rosmarino a fare da "cucchiaio". Sopra la salsa, tre polpettine e i germogli di radicchio come guarnizione.

    In abbinamento, usciti dall'inverno: The Winstons - On a dark cloud
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  10. A mezzanotte del 31 dicembre stavo chiedendo ad un cameriere annoiato di allungarmi una bottiglia di spumante. Altro che romantiche attese per il bacio all'orario spaccato oppure balli sfrenati in compagnia di amici: solo io nel mio vestito rosso audace e il cameriere che mi guardava come se non vedesse l'ora di liberarsi di me.
    Ho stappato tra vetri rotti da troppe vibrazioni musicali e come da tradizione mi sono attaccata a canna alla bottiglia, perché la vera classe non è acqua ma ha sempre le bollicine che danno il pizzicore al naso.

    Non ho voglia di buoni propositi per il 2016. Leggo svogliatamente i consigli dei siti di benessere e lifestyle e lo faccio giusto per darmi un'infarinata delle solite cose, perché tanto alla fine parliamo sempre degli stessi argomenti: l'attività fisica, il mangiare sano, lo stare all'aria aperta.

    Dillo ad una freelance che lavora almeno 12 ore al giorno sbragata al computer e ama cucinare.

    Quando il corpo chiama solo cibi saporiti ricchi di morbido olio e la pelle inizia a riempirsi di microcrateri come la Luna, capisci che devi dare una frenata a quei tozzetti e ai torroni di frutta secca. Però non significa che si debba rinunciare di colpo al piacere del mangiare e buttarsi direttamente sullo scondito a tutti i costi. Diciamo la verità, la verza lessa non fa gola a nessuno. Per niente. È buona, sicuramente, ma non sarebbe meglio mangiarla dentro un bell'involtino primavera?

    Se c'è un'unica sfida alimentare per quest'anno, è quella di riuscire a concedermi tutto quello che mi va di mangiare senza sensi di colpa. Perché questo ho: il senso di colpa dei jeans che si allacciano a fatica, della pancia che sporge, delle guance tornate rotonde grazie a massicce dosi di carboidrati -provateci voi a resistere alla pizza al taglio sfornata calda sul tagliere-, dei fianchi che si espandono in tre dimensioni.

    Persino mio padre, al quale della forma fisica della sua fanciulla non è mai fregato nulla, nel corso dell'ultima cena fuori ha sussurrato a mia madre "però, mangia adesso!" additando la robusta porzione di baccalà in umido e broccoletti ripassati che avevo diligentemente sbafato spolpando persino le lische.

    Il celeberrimo baccalà all'orvietana

    Mangiare è un piacere in senso epicureo, e lo è anche sentirsi bene in una pelle curata e compatta. Se la sensazione che hai è di goffaggine, pesantezza, malagrazia, c'è qualcosa che non va: e rifugiarsi nel cibo non è di certo la soluzione migliore. Perché chi ama cucinare, poi, difficilmente riesce davvero a controllarsi. Trovare l'equilibrio tra questi due elementi è difficile.

    Io di propositi per il 2016 ne ho uno e riguarda la mia carriera lavorativa: non è un mistero, voglio fare la radio e sono una speaker dal profondo, la voce è il mio strumento. Dammi una lista di canzoni, dimmi che devo parlare tot minuti o tot secondi, e io lo farò rispettando i tempi. Questo è un obiettivo: tutto convergerà verso di lui.

    Di cucina continuerò ad occuparmi con estremo amore e con la curiosità di provare sempre qualcosa di nuovo. Prima o poi riuscirò a comprare una selezione di alghe e capire come usarle, ho già apprezzato il gomasio, sperimentato varie tipologie di farine e la sfida vera che mi aspetta è andare a carpire i segreti per preparare i migliori carciofi alla romana e alla giudia che la storia di Roma ricordi.

    Si riparte dalle basi. Da se stessi.


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