venerdì 14 novembre 2014

Chiama i ricordi col loro nome

Volta la carta e finisce in gloria.
(Fabrizio De Andrè)

Ascoltare le canzoni giuste funziona come una cura terapeutica praticamente per tutto. Non smetterò mai di ripetere che certi brani sono in grado di descrivere la mia vita attraverso piccole frasi estrapolate dal contesto originario.

Anche certi cibi, fondamentalmente, descrivono la mia vita attuale, rimbalzata tra la nuova cuccia minimalista bolognese nella quale mi sono amichevolmente ritrovata per intrecci di preziose amicizie e la precarissima stanzetta della residenza universitaria dove mi appoggio due/tre notti a settimana per inseguire un sogno in bocciolo dalla scorsa primavera.

Apri il frigorifero e trovi buste di insalata bio pronta, immancabili scatole di hamburger vegetali elegantemente impilate, confezioni di minestrone surgelato. In dispensa troneggiano i cibi più rapidi e meno distruttivi concepiti dall'industria alimentare. Insomma, la mia voglia di cucinare è pari a zero e si traduce in sporadicissime infornate di dolci per la gioia del mio nuovo coinquilino, che chiameremo l'Informatico per comodità di identificazione. Preferisco mangiare fuori, il che la dice lunga sul nuovo corso di una vita che sembra spaziare senza confini.

Però mi perdo in certi vicoli guardando panni stesi e ascoltando dialetti misteriosi. Annuso profumi profondi di pomodoro, aglio, crema, effluvi di pasticceria che si intrecciano all'odore denso del mare, conosco gente nuova che sembra incastrarsi perfettamente in questa urgenza di vita più leggera, meno zavorrata, quasi "strana" secondo un aggettivo che si rincorre su whatsapp da qualche tempo a questa parte.

Non c'è nulla di strano nel voler essere una nuova se stessa.

For once in my life I have someone who needs me
Someone I've needed so long
For once, unafraid, I can go where life leads me
Somehow I know I'll be strong
E quel qualcuno, in fondo, sono io.


domenica 28 settembre 2014

Cose - Autunno 2014 edition

-La serie tv You're The Worst, che mi fa cascare per terra dalle risate
-Il disco Wanted On Voyage di George Ezra: finalmente una voce come si deve e delle canzoni pop scritte con criterio
-I letti a soppalco: per i nani come me è bello guardare il mondo dall'alto quando ci si sveglia
-Gli arrangiamenti a due voci tra una mezzosoprano scuro (io) e un baritono fresco (il Chitarrista)
-Lo status di zia acquisita, certi "nipoti" sono amore puro
-Le zeppe oltre i dieci centimetri
-Milano e Bologna col sole di fine settembre
-Correre coi tacchi senza slogarsi le caviglie
-La zucca in padella cucinata dalla Milly


venerdì 4 luglio 2014

Estate, Erlend Oye, e cibo sano

Erlend Oye è quel simpatico occhialuto dei Kings Of Convenience che da un po' di anni si diverte a ricantare pezzi in italiano.

Per questo 2014 ha scelto una delle canzoni più belle e intolleranti della tradizione italiana: Estate di Bruno Martino. Per ora è un semplice trailer ed è una vittoria assoluta.

ERLEND OYE | ESTATE TEASER from BLOCK10 on Vimeo.

Mi sono misurata i centimetri e i miei fianchi stanno serenamente nella tabella delle taglie 40. Sulla pancia tendiamo un velo pietoso, ne abbiamo ancora da stringere per sentirmi vagamente a posto in questa pelle sottile che mi ritrovo. Il giroseno da nuotatrice dalle spalle larghe invece mi condanna a veleggiare in un ibrido insoddisfacente e io non amo gli ibridi, nonostante il mio segno zodiacale lo sia.

Odio l'estate. Non so come abbia fatto a cambiare così repentinamente idea, quando ero piccola era la mia stagione preferita. Odio il caldo bollente se non sono al mare, sudare, puzzare, odio le colate di cemento. L'estate è bella se ti puoi tuffare nel mare di una spiaggia semisolitaria, sfruttare un coinquilino che ti porta in barca con gli amici (a me è successo) o goderti la montagna. L'estate in città è bella perché tutto si svuota e ti senti come se presidiassi un fortino speciale, mentre ti riappropri di tutti gli angoli.

È tornato il caldo e la mia voglia di insalate fresche, condite col limone e ricche di consistenze differenti. Tra pochi giorni assumerò un piccolo dominio sui pasti e non vedo l'ora di sentire l'emisfero della creatività sgorgare da una polla di ispirazione.

Non ho molto da dire, come potete vedere.
Ma lo sto facendo benissimo.

martedì 15 aprile 2014

Pulizie di primavera

Madonna la polvere.
E i ragni, per quanto mi stiano simpatici, preferirei usarli per prevedere il tempo, come gli antichi, invece di osservarli filare la tela sulle pagine di questo blog.

CookInMusic sembra la cucina di casa di mia nonna, dove sono rientrata temporaneamente calando nella pancia d'Italia come un mal di stomaco nei giorni delle feste di natale. Ho portato dietro una valigia strapiena di vestiti, il gatto, la necessità di lavorare e la crisi economica mondiale in scala un metro e cinquantasette centimetri.

Ho spolverato, pulito, arieggiato, sistemato, cacciato cimici malefiche e dormito abbracciata a Holden con la borsa dell'acqua calda in notti pungenti di freddo, con la Rupe a controllare il mio sonno dall'alto del tufo medievale.

Ho compiuto trent'anni e ho capito che non è una cazzata. A trent'anni hai una visione diversa e anche il cazzeggio ha un modo nuovo di esprimersi, non è tutto ganzo, diventi selettivo e questa cosa ti piace. Non hai più voglia di perdere tempo, le esperienze diventano più che preziose nella loro fugacità. Impari ad incassare, impari ad allargare i tuoi limiti. La pazienza non ti basta più, segui un filo di intolleranza che non ti dispiace: anche quella è affermazione di personalità.

Sono diventata zia di una serie di figliocci e figliocce di cui seguo le smorfie via whatsapp e hangout di Google. E non mi stanco mai di guardarli, tanto sono belli.

Cucino poco e sono più fallibile di sempre, ma imparo a conviverci. Pensa, ho sbagliato una torta cioccolato e pere traducendo la ricetta dall'inglese. Alla fine ho capito che mi mancava la planetaria necessaria ad impastare. Testardaggine acuta, non c'è niente da fare. Però su alcune cose salate sono ancora imbattibile e ho convertito la famiglia ad alcune sperimentazioni vegetariane.

Tipo le polpettine di fagioli e bieta alla curcuma. Persino il Pater si è spazzolato la sua porzione e ha decretato che gli piacevano. La Mater, invece, in una notte d'insonnia s'è studiata le variazioni delle polpette di quinoa e ne ha prodotte di buonissima fattura.

Ultimamente sono in trip con gli agretti, conditi con tanto aglio, olio, limone e sale. Stop. Sbollentati e via. Sanno di prato, fanno bene e non impicciano. Come tutte le cose belle della vita.

giovedì 21 novembre 2013

Falafel con salsa di zucca

Oggi mi cimento con un menu vegano e preparo i falafel (volgarmente: polpette di ceci). Poiché immaginavo che sarebbero uscite un po' - come dire - pastose, ho deciso di servirle con una crema, che sarà di zucca, in quanto in Baviera, in questa stagione, le zucche escono fuori dalle fottute pareti.

Ecco di cosa avrete bisogno per seguirmi in quest'impresa.

Per le polpette:
400 g di ceci secchi 
1/2 cipolla
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di coriandolo
sale, pepe

Per la crema:
1 kg di zucca
1 cipolla
parmigiano a piacere (per i non vegani)

Ma, soprattutto, vi servirà l'attrezzo magico di ogni donna in cucina, ovvero il minipimer.



La preparazione delle polpette inizia il giorno precedente, mettendo i ceci in una bacinella con abbondante acqua fredda e lasciandoceli dentro per tutta la notte (almeno otto ore). Se non avete voglia di farvi tanti sbattimenti, utilizzate quelli in vetro (evitate i barattoli di alluminio come la peste bloggonica): in tal caso, saltate l'ammollo.

Una volta ammorbiditi, ponete i ceci in una nuova bacinella (o nella stessa di prima, che avrete sciacquato; insomma, chi meglio di voi sa come comportarsi nella vostra cucina?) insieme alla cipolla e all'aglio tritati grossolanamente e conditeli con tutte le spezie. Frullateli adesso con il minipimer (avrete certamente notato che non vi ho detto di cuocerli: difatti i ceci devono essere crudi) fino a ottenere una pasta omogenea e lavorabile.

Con le mani umide, lavorate la pasta e ottenete delle polpette che metterete in frigo per un'ora, affinché tutti gli ingredienti si compattino tra loro. 

A questo punto avete davanti due opzioni di cottura: le vostre polpette possono infatti essere fritte in olio d'oliva (in tal caso spolveratele previamente con del pangrattato) oppure adagiate su una terrina appena oliata e infilate nel forno a 180 gradi per 20 minuti. Io ho optato per il forno.

Preparare la crema è una sciocchezza. La parte più infelice sarà quella in cui voi, armate di un bel coltellaccio giapponese, pulite la zucca da semi e filamenti e ne separate la polpa dalla buccia: una volta fatto questo dovrete solo ridurla a tocchetti e adagiarla in padella su un soffritto di cipolla, aggiungere poi un filo d'acqua e lasciar cuocere per circa dieci minuti, o comunque fintanto che la zucca non si sarà ammorbidita. A questo punto frullate il tutto, sempre con l'aiuto del vostro fidato alleato (il minipimer, non certo il vostro marito o fidanzato), unite il parmigiano e versate copiosamente la salsa ottenuta sui vostri falafel caldi. 

Buon vegan-appetito a tutti.

martedì 1 ottobre 2013

La solitudine del primo giorno del mese - Riso Venere con Piselli e Fagiolini Alla Menta

Settembre è volato via tra viaggi, rullate sulle autostrade italiane, troppe emozioni, sbalzi d'umore, concerti, interviste, tappe intermedie, saluti, amici, pance che crescono, fame atavica di cibo.
Sono ingrassata.
La vita sedentaria, il nervosismo, le ansie, le paure, trovano sfogo in eccessi quantitativi di ingestione e fretta nel mangiare. Torna un poco di quella ciambellina di pancia che un anno fa era sparita: mi dispiace, la detesto, ma non posso fare altrimenti, ho fame di mondo, ho fretta di ingollare. E' sbagliato, lo so: mi ci vorrà un altro poco di regime come quello che mi fece aprire questo blog, due anni fa.

Ottobre è arrivato e con esso un autunno umido col sole freddo. Ferrara è bellissima e vorrei davvero viverla di più, ma la mia condizione precaria non mi permette di affezionarmi troppo ai posti che frequento. Bologna l'ho amata tantissimo ma come tante storie è finita per sfinimento, lasciando un senso sgradevole ogni volta che mi trovo a guidare e camminare tra le sue strade. Non è più casa mia. Anche Ferrara non è casa mia, perché la tengo lì come quei maschi che frequenti perché un po' ti interessano e ti piace come ti guardano e ti accolgono, ma in fondo stai meglio da sola, a coccolare il gatto sul letto, a vederti un film, a pensare agli affari tuoi.

Ci sarà una città per me, che amerò tutta la vita come l'uomo che ho scelto?

Riso Venere Tiepido con Piselli e Fagiolini Alla Menta (VEGAN)
Riso Venere nero biologico
100 gr di fagiolini spuntati
100 gr di piselli freschi (ma anche surgelati vanno bene)
Qualche foglia di menta (in alternativa, mentuccia)
Uno spicchio di aglio
Olio extravergine
Sale
Pepe

Riso Venere con Piselli e Fagiolini Alla Menta


Sfruttate il vapore dell'acqua calda che avrete preparato per lessare il riso e improvvisate una vaporiera per cuocere i fagiolini e i piselli, separatamente e previa leggera salatura che preserva il verde brillante: ci vorranno circa 15 minuti di cottura, dovranno risultare sodi. Nel frattempo preparate in una ciotola una leggera infusione di aglio a fettine, fogliette di menta e tre cucchiai di olio. Trasferite le verdure nella ciotola e lasciatele riposare.
Lessate il riso per il tempo necessario, scolatelo e unitelo alle verdure. Aggiustate di sale e pepe se necessario. Servite tiepido.

In abbinamento, per un pranzo veloce che sa di momento di pausa nella fretta:

sabato 10 agosto 2013

Muoviti, pranzi funky - Penne Integrali con Zucchine Grattugiate e Pomodori Secchi al Basilico

Giornate intense di lavoro, fame, caldo e pisolini che mi stendono in coma per venti minuti ogni pomeriggio senza soluzione di continuità. Scrivo e lavoro, ascolto musica, preparo sfizi monopasto per togliermi vogliette subdole. Ferrara si svuota lentamente e ancor più lentamente torna il vento a ingentilire il contatto della canotta di seta sulla pelle.

Come previamente anticipato sulla pagina Facebook di CookInMusic, ieri era una di quelle giornate dove si è reso necessario un pranzo funky. I pranzi funky sono quelli pensati e realizzati in non più di mezz'ora, tempo di far bollire l'acqua (se c'è pasta, riso o altri cereali da lessare) e assemblare un sughino o i condimenti necessari. Io adoro i pranzi funky, si sposano bene con le urgenze e lo sciuè-sciuè che anima le mie pause: per preparare questo ci sono voluti esattamente 25 minuti, ovvero la durata di qualunque lato A di un caro vecchio vinile.

Penne Integrali con Zucchine Grattugiate e Pomodori Secchi al Basilico
Ingredienti del sugo per 2 persone:
2 zucchine medie
6 pomodori secchi sott'olio
olio evo
basilico fresco
una punta di coltello di curcuma
poca scorza di limone grattata 
sale

circa 200 gr di penne integrali biologiche 

Scaldate un cucchiaio di olio in una casseruola antiaderente e mettete in una pentola grande l'acqua per la pasta. Lavate le zucchine e grattugiatele direttamente nella casseruola usando la grattugia a fori grandi, salatele leggermente e fatele andare a fuoco vivace ma senza bruciarle. Sgocciolate i pomodori secchi dall'olio di conserva e tagliateli a filetti, uniteli alle zucchine saltate aggiungendo la curcuma e una tazzina di acqua di cottura della pasta integrale, che nel frattempo avrete messo a cuocere.
Quando la pasta è pronta, scolatela, saltatela nella padella del sugo, aggiungete la scorza di limone e il basilico fresco, mescolate e servite subito.

Foto dell'AM


In abbinamento, considerato le smosse di culo (si può dire culo) che mi devo dare in questo periodo:
James Brown - Get Up (I Feel Like Being Like A Sex Machine)