venerdì 4 luglio 2014

Estate, Erlend Oye, e cibo sano

Erlend Oye è quel simpatico occhialuto dei Kings Of Convenience che da un po' di anni si diverte a ricantare pezzi in italiano.

Per questo 2014 ha scelto una delle canzoni più belle e intolleranti della tradizione italiana: Estate di Bruno Martino. Per ora è un semplice trailer ed è una vittoria assoluta.

ERLEND OYE | ESTATE TEASER from BLOCK10 on Vimeo.

Mi sono misurata i centimetri e i miei fianchi stanno serenamente nella tabella delle taglie 40. Sulla pancia tendiamo un velo pietoso, ne abbiamo ancora da stringere per sentirmi vagamente a posto in questa pelle sottile che mi ritrovo. Il giroseno da nuotatrice dalle spalle larghe invece mi condanna a veleggiare in un ibrido insoddisfacente e io non amo gli ibridi, nonostante il mio segno zodiacale lo sia.

Odio l'estate. Non so come abbia fatto a cambiare così repentinamente idea, quando ero piccola era la mia stagione preferita. Odio il caldo bollente se non sono al mare, sudare, puzzare, odio le colate di cemento. L'estate è bella se ti puoi tuffare nel mare di una spiaggia semisolitaria, sfruttare un coinquilino che ti porta in barca con gli amici (a me è successo) o goderti la montagna. L'estate in città è bella perché tutto si svuota e ti senti come se presidiassi un fortino speciale, mentre ti riappropri di tutti gli angoli.

È tornato il caldo e la mia voglia di insalate fresche, condite col limone e ricche di consistenze differenti. Tra pochi giorni assumerò un piccolo dominio sui pasti e non vedo l'ora di sentire l'emisfero della creatività sgorgare da una polla di ispirazione.

Non ho molto da dire, come potete vedere.
Ma lo sto facendo benissimo.

martedì 15 aprile 2014

Pulizie di primavera

Madonna la polvere.
E i ragni, per quanto mi stiano simpatici, preferirei usarli per prevedere il tempo, come gli antichi, invece di osservarli filare la tela sulle pagine di questo blog.

CookInMusic sembra la cucina di casa di mia nonna, dove sono rientrata temporaneamente calando nella pancia d'Italia come un mal di stomaco nei giorni delle feste di natale. Ho portato dietro una valigia strapiena di vestiti, il gatto, la necessità di lavorare e la crisi economica mondiale in scala un metro e cinquantasette centimetri.

Ho spolverato, pulito, arieggiato, sistemato, cacciato cimici malefiche e dormito abbracciata a Holden con la borsa dell'acqua calda in notti pungenti di freddo, con la Rupe a controllare il mio sonno dall'alto del tufo medievale.

Ho compiuto trent'anni e ho capito che non è una cazzata. A trent'anni hai una visione diversa e anche il cazzeggio ha un modo nuovo di esprimersi, non è tutto ganzo, diventi selettivo e questa cosa ti piace. Non hai più voglia di perdere tempo, le esperienze diventano più che preziose nella loro fugacità. Impari ad incassare, impari ad allargare i tuoi limiti. La pazienza non ti basta più, segui un filo di intolleranza che non ti dispiace: anche quella è affermazione di personalità.

Sono diventata zia di una serie di figliocci e figliocce di cui seguo le smorfie via whatsapp e hangout di Google. E non mi stanco mai di guardarli, tanto sono belli.

Cucino poco e sono più fallibile di sempre, ma imparo a conviverci. Pensa, ho sbagliato una torta cioccolato e pere traducendo la ricetta dall'inglese. Alla fine ho capito che mi mancava la planetaria necessaria ad impastare. Testardaggine acuta, non c'è niente da fare. Però su alcune cose salate sono ancora imbattibile e ho convertito la famiglia ad alcune sperimentazioni vegetariane.

Tipo le polpettine di fagioli e bieta alla curcuma. Persino il Pater si è spazzolato la sua porzione e ha decretato che gli piacevano. La Mater, invece, in una notte d'insonnia s'è studiata le variazioni delle polpette di quinoa e ne ha prodotte di buonissima fattura.

Ultimamente sono in trip con gli agretti, conditi con tanto aglio, olio, limone e sale. Stop. Sbollentati e via. Sanno di prato, fanno bene e non impicciano. Come tutte le cose belle della vita.

giovedì 21 novembre 2013

Falafel con salsa di zucca

Oggi mi cimento con un menu vegano e preparo i falafel (volgarmente: polpette di ceci). Poiché immaginavo che sarebbero uscite un po' - come dire - pastose, ho deciso di servirle con una crema, che sarà di zucca, in quanto in Baviera, in questa stagione, le zucche escono fuori dalle fottute pareti.

Ecco di cosa avrete bisogno per seguirmi in quest'impresa.

Per le polpette:
400 g di ceci secchi 
1/2 cipolla
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di coriandolo
sale, pepe

Per la crema:
1 kg di zucca
1 cipolla
parmigiano a piacere (per i non vegani)

Ma, soprattutto, vi servirà l'attrezzo magico di ogni donna in cucina, ovvero il minipimer.



La preparazione delle polpette inizia il giorno precedente, mettendo i ceci in una bacinella con abbondante acqua fredda e lasciandoceli dentro per tutta la notte (almeno otto ore). Se non avete voglia di farvi tanti sbattimenti, utilizzate quelli in vetro (evitate i barattoli di alluminio come la peste bloggonica): in tal caso, saltate l'ammollo.

Una volta ammorbiditi, ponete i ceci in una nuova bacinella (o nella stessa di prima, che avrete sciacquato; insomma, chi meglio di voi sa come comportarsi nella vostra cucina?) insieme alla cipolla e all'aglio tritati grossolanamente e conditeli con tutte le spezie. Frullateli adesso con il minipimer (avrete certamente notato che non vi ho detto di cuocerli: difatti i ceci devono essere crudi) fino a ottenere una pasta omogenea e lavorabile.

Con le mani umide, lavorate la pasta e ottenete delle polpette che metterete in frigo per un'ora, affinché tutti gli ingredienti si compattino tra loro. 

A questo punto avete davanti due opzioni di cottura: le vostre polpette possono infatti essere fritte in olio d'oliva (in tal caso spolveratele previamente con del pangrattato) oppure adagiate su una terrina appena oliata e infilate nel forno a 180 gradi per 20 minuti. Io ho optato per il forno.

Preparare la crema è una sciocchezza. La parte più infelice sarà quella in cui voi, armate di un bel coltellaccio giapponese, pulite la zucca da semi e filamenti e ne separate la polpa dalla buccia: una volta fatto questo dovrete solo ridurla a tocchetti e adagiarla in padella su un soffritto di cipolla, aggiungere poi un filo d'acqua e lasciar cuocere per circa dieci minuti, o comunque fintanto che la zucca non si sarà ammorbidita. A questo punto frullate il tutto, sempre con l'aiuto del vostro fidato alleato (il minipimer, non certo il vostro marito o fidanzato), unite il parmigiano e versate copiosamente la salsa ottenuta sui vostri falafel caldi. 

Buon vegan-appetito a tutti.

martedì 1 ottobre 2013

La solitudine del primo giorno del mese - Riso Venere con Piselli e Fagiolini Alla Menta

Settembre è volato via tra viaggi, rullate sulle autostrade italiane, troppe emozioni, sbalzi d'umore, concerti, interviste, tappe intermedie, saluti, amici, pance che crescono, fame atavica di cibo.
Sono ingrassata.
La vita sedentaria, il nervosismo, le ansie, le paure, trovano sfogo in eccessi quantitativi di ingestione e fretta nel mangiare. Torna un poco di quella ciambellina di pancia che un anno fa era sparita: mi dispiace, la detesto, ma non posso fare altrimenti, ho fame di mondo, ho fretta di ingollare. E' sbagliato, lo so: mi ci vorrà un altro poco di regime come quello che mi fece aprire questo blog, due anni fa.

Ottobre è arrivato e con esso un autunno umido col sole freddo. Ferrara è bellissima e vorrei davvero viverla di più, ma la mia condizione precaria non mi permette di affezionarmi troppo ai posti che frequento. Bologna l'ho amata tantissimo ma come tante storie è finita per sfinimento, lasciando un senso sgradevole ogni volta che mi trovo a guidare e camminare tra le sue strade. Non è più casa mia. Anche Ferrara non è casa mia, perché la tengo lì come quei maschi che frequenti perché un po' ti interessano e ti piace come ti guardano e ti accolgono, ma in fondo stai meglio da sola, a coccolare il gatto sul letto, a vederti un film, a pensare agli affari tuoi.

Ci sarà una città per me, che amerò tutta la vita come l'uomo che ho scelto?

Riso Venere Tiepido con Piselli e Fagiolini Alla Menta (VEGAN)
Riso Venere nero biologico
100 gr di fagiolini spuntati
100 gr di piselli freschi (ma anche surgelati vanno bene)
Qualche foglia di menta (in alternativa, mentuccia)
Uno spicchio di aglio
Olio extravergine
Sale
Pepe

Riso Venere con Piselli e Fagiolini Alla Menta


Sfruttate il vapore dell'acqua calda che avrete preparato per lessare il riso e improvvisate una vaporiera per cuocere i fagiolini e i piselli, separatamente e previa leggera salatura che preserva il verde brillante: ci vorranno circa 15 minuti di cottura, dovranno risultare sodi. Nel frattempo preparate in una ciotola una leggera infusione di aglio a fettine, fogliette di menta e tre cucchiai di olio. Trasferite le verdure nella ciotola e lasciatele riposare.
Lessate il riso per il tempo necessario, scolatelo e unitelo alle verdure. Aggiustate di sale e pepe se necessario. Servite tiepido.

In abbinamento, per un pranzo veloce che sa di momento di pausa nella fretta:

sabato 10 agosto 2013

Muoviti, pranzi funky - Penne Integrali con Zucchine Grattugiate e Pomodori Secchi al Basilico

Giornate intense di lavoro, fame, caldo e pisolini che mi stendono in coma per venti minuti ogni pomeriggio senza soluzione di continuità. Scrivo e lavoro, ascolto musica, preparo sfizi monopasto per togliermi vogliette subdole. Ferrara si svuota lentamente e ancor più lentamente torna il vento a ingentilire il contatto della canotta di seta sulla pelle.

Come previamente anticipato sulla pagina Facebook di CookInMusic, ieri era una di quelle giornate dove si è reso necessario un pranzo funky. I pranzi funky sono quelli pensati e realizzati in non più di mezz'ora, tempo di far bollire l'acqua (se c'è pasta, riso o altri cereali da lessare) e assemblare un sughino o i condimenti necessari. Io adoro i pranzi funky, si sposano bene con le urgenze e lo sciuè-sciuè che anima le mie pause: per preparare questo ci sono voluti esattamente 25 minuti, ovvero la durata di qualunque lato A di un caro vecchio vinile.

Penne Integrali con Zucchine Grattugiate e Pomodori Secchi al Basilico
Ingredienti del sugo per 2 persone:
2 zucchine medie
6 pomodori secchi sott'olio
olio evo
basilico fresco
una punta di coltello di curcuma
poca scorza di limone grattata 
sale

circa 200 gr di penne integrali biologiche 

Scaldate un cucchiaio di olio in una casseruola antiaderente e mettete in una pentola grande l'acqua per la pasta. Lavate le zucchine e grattugiatele direttamente nella casseruola usando la grattugia a fori grandi, salatele leggermente e fatele andare a fuoco vivace ma senza bruciarle. Sgocciolate i pomodori secchi dall'olio di conserva e tagliateli a filetti, uniteli alle zucchine saltate aggiungendo la curcuma e una tazzina di acqua di cottura della pasta integrale, che nel frattempo avrete messo a cuocere.
Quando la pasta è pronta, scolatela, saltatela nella padella del sugo, aggiungete la scorza di limone e il basilico fresco, mescolate e servite subito.

Foto dell'AM


In abbinamento, considerato le smosse di culo (si può dire culo) che mi devo dare in questo periodo:
James Brown - Get Up (I Feel Like Being Like A Sex Machine)

mercoledì 7 agosto 2013

Frittelle di fiori di zucca e ricette di famiglia

Come sapete dal The Who (Are Them) della colonna di destra, mia mamma è una grandiosa ideatrice di ricette con gli avanzi, ben prima che le mode dell'eco-cucina e dell'inventarsi manicaretti usando con scarti prendessero piede o meglio, bocca; la famosa PDF, celebrata anche nella puntata di Sentieri Notturni di Radio Capital che a maggio mi ha vista protagonista assieme a Sergio Mancinelli di un'attenta analisi dei miei dischi preferiti, è uno dei suoi punti d'onore, ciò che le ha permesso di accordare armonicamente quattro bocche affamate e ognuna coi suoi gusti (figlio scoglionato, marito pesciveriano, figlia controscoglionata e lei, l'unica che mangi tutto ad esclusione di meloni e cetrioli).

La Mater ha una dote che in cucina è fondamentale: la curiosità. Se può sperimentare, seduta in un tavolo di qualunque ristorante o comodamente a casa sua, state tranquilli che proverà qualcosa di diverso ogni sera. A volte rivisita i classici accumulati in quasi quarant'anni di carriera culinaria, altre si lancia in esperimenti che grazie alla conoscenza riesce ad azzeccare senza problemi, mantenendo al minimo la percentuale di errore e quasi sempre senza fallimento totale.

(Non come me. Non come me che una volta ho provato a fare i falafel e non ho pianto sull'olio bollente per non far esplodere la cucina, ma quasi)

Raramente la chiamo per delle ricette, ché ormai l'indipendenza mi fa cucinare sulle mie gambe e i nostri gusti tangono solo su una determinata area del cibo. La guardo sempre con un po' di fascinazione quando, nella sua cucina, inventa con una creatività che riesce a radicarsi in tradizioni orali e visive a me sconosciute. Mia mamma ha la levità di una ballerina mentre controlla quattro pentole contemporaneamente e spedisce il Pater verso il supermercato più fornito, in qualità di procacciatore del nutrimento per il desco famigliare nella moderna versione della caccia libera primitiva.

Oggi, però, avevo bisogno di lei e della sua memoria, nel senso duplice di "mandare a" e filo storico che lega le tradizioni della sua famiglia di origine a quella che lei si è creata e che ha fatto di lei La Mater. Breve consulenza telefonica, un rimprovero ("ma come, non ti ricordi nemmeno la consistenza?") ed ecco la Ricetta Di Famiglia più estiva che ci sia, originariamente preparata a giugno in piena fioritura delle zucchine: qualcosa che riusciva ad accontentare tutti e quattro.

Le Frittelle Di Fiori Di Zucca
(dosi approssimative per due persone molto affamate o quattro che fanno l'aperitivo)


Ingredienti
Olio per friggere 1 lt circa (arachidi o girasole, ma anche oliva va bene)
100 gr di fiori di zucca
circa 300 gr di farina bio
circa 250 ml di birra chiara 
foglie di basilico 
una punta di zucchero (facoltativa)
sale per condire in uscita

In largo anticipo sul momento della cottura, per dar tempo alla pastella di fermentare e risultare più digeribile, sbattete con la frusta la farina e la birra, incorporandola a filo fino a raggiungere una bella consistenza densa. Aggiungete una punta di zucchero per puro scrupolo, in modo da favorire la fermentazione, e riponete la terrina in frigorifero per almeno due ore. Pulite i fiori di zucca eliminando il picciolo e lo stigma interno e sfilateli grossolanamente, tritando poi qualche fogliolina di basilico per profumare: mettete tutto nella pastella già pronta e fate riposare per un altro poco, almeno mezz'ora.

Usate una casseruola alta di media grandezza: riempitela di olio per metà e scaldatelo a fuoco basso. Verificate che sia pronto con un goccino di pastella: se risale immediatamente, siete pronti per la frittura.
Con l'aiuto di un cucchiaio, fate tante piccole frittelline che colerete poco per volta nell'olio bollente (consiglio massimo quattro frittelle a giro, a seconda della grandezza della casseruola, per dargli modo di dorarsi adeguatamente e friggersi nel modo giusto). Spolverizzate di sale e servite subito, su un letto di insalatina fresca o di valeriana che smorza l'unto del fritto.

Foto, come sempre, dell'AM

Le dosi che vi ho dato sono indicative e lo ammetto, anche io sono andata un po' ad occhio sugli aggiustamenti di consistenza, badando alle effettive quantità.

In abbinamento, in omaggio al genio assoluto dell'invenzione musicale (e a tutte le volte che mio fratello la metteva a volume massimo in casa):

Frank Zappa And The Mothers Of Invention - I'm The Slime

lunedì 8 luglio 2013

Non si vive di solo cibo: c'è anche la biocosmetica! - Gli indirizzi di CookInMusic

Molte volte vi ripeto nelle ricette di fare attenzione ai cibi che scegliete, prediligendo la specifica extravergine buono quando parlo di olio e biologico nel resto degli alimenti. Non sono una di quelle esageratone che pretenda l'assoluto integralismo mangereccio, ma il "siamo ciò che mangiamo" è effettivamente vero; scegliere di consumare biologico, nonostante i costi altissimi che sono un'altra vergogna italiana (ma la nostra corrispondente dalla Germania dice che anche lì mangiare bio costa di più) e nonostante i recenti scandali che fanno venir voglia di impugnare i forconi contro certa gente, significa a latere scegliere di mangiare cibi più sani, meno impregnati di pesticidi o porcherie. E se ve lo dice una che a causa di pesticidi non può più consumare fragole, altrimenti diventa la Pimpa, le potete credere.

Foto dell'AM per Derigo Events

Ma non solo di bio-alimentazione si vive e questo va sottolineato. Negli ultimi anni è iniziata la grande rivincita di una grande industria orientata specialmente alle donne, ma che sta iniziando ad interessare anche gli uomini: la biocosmetica.
Principio fondamentale della biocosmesi è l'utilizzo di materie prime il più possibile naturali, come piante, fiori e frutti provenienti da agricolture biologiche certificate e sulle quali c'è un controllo rigidissimo: in Italia se ne occupa l'ICEA, Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, che vigila sulla produzione di cosmetici ecologici che devono rispettare determinati precetti per poter essere dichiarati biologici:
-  evitare le sostanze vietate (come il Sodium Laureth Sulfate o i sali di alluminio antitraspiranti nei deodoranti, al centro di molti studi una correlazione con alcuni tipi di cancro);
-  rifiutare l'uso di OGM;
-  non utilizzare le radiazioni ionizzanti;
-  impiegare i prodotti agricoli e zootecnici da agricoltura biologica certificati.


Fortunatamente non è difficile orientarsi in quello che sembra un mondo complicato e, sotto molti versi, contraddittorio e integralista: basta sapersi appoggiare alle persone giuste e dedicarsi un poco alla ricerca, oltre che alla prova dei cosmetici e dei prodotti che utilizziamo, esattamente come si fa per quelli non biologici, consapevoli che si sta per compiere una scelta da rispettare fino in fondo. Insomma, siamo ciò che mangiamo ma anche quello che ci spalmiamo sulla pelle.

Io sono entrata ufficialmente da poco nel trip della biocosmetica, complice la mia amica di Stending Ovuléscion che già l'anno scorso mi indottrinava sui benefici delle creme eco-bio e sugli scrub fai da te (diciamole di tornare, che ci mancano i suoi post), oppure la nostra Sara con la sua crociata intelligente contro gli antitraspiranti; adesso sono nel pieno della scoperta e della sperimentazione, complici due strepitose ragazze che mi spacciano campioncini e consigli su tutti i cosmetici sui quali mi intrippi, da brava neofita eccitata. Chiara e Alessandra sono in due città diverse ma le frequento regolarmente, complice questa nuova vita da globetrotter cui mi sto dedicando con passione.

Alessandra ha da poco trasferito il suo negozio, Thymiama Bio Profumeria, nel quartiere San Donato di Bologna. Le pareti gialle, il suo trucco impeccabile naturalmente minerale e le continue anticipazioni che posta sul profilo Facebook della profumeria sono un continuo divertimento, oltre che un coinvolgimento interessante nelle novità e nella serietà sul lavoro. Lei prova e sperimenta su di sé tutti i prodotti in negozio (ad eccezione dello shampoo secco per cani, ma non escludo che ne abbia verificato l'efficacia sui suoi splendidi bau) ed è una miniera preziosissima di informazioni. Sa consigliare con entusiasmo i cosmetici e le creme più indicate a seconda delle esigenze e, se appartenete alla schiera di quelle che amano impastarsi i cosmetici in casa, vi può fornire anche gli ingredienti per cominciare a sperimentare. Occhio agli scontoni che applica su certi prodotti a scadenza ravvicinata, si trovano vere e proprie chicce.

Chiara invece ha aperto poco più di un anno fa Le Ninfe Biocosmesi, un negozio piccolo ed elegante nel centro di Ferrara, giocato sul bianco e nero del bellissimo logo fumettoso di ispirazione giapponese. Ha un sorriso dolcissimo e professionale e ti indottrina con competenza e passione, facendoti sperimentare ogni singola goccia di crema che ti incuriosisca; spiega la sua filosofia lavorativa con piccoli esempi pratici e il suo negozio è la chiara espressione di tutto questo: non spara mai troppo in alto, sa convicerti per gradi e sconsigliare prodotti che forse potrebbero essere troppo aggressivi o non indicati per te, fidelizzando la cliente a tornare a chiacchierare sotto lo spettacolare soffitto a cassoni del suo negozio, che profuma di buono.

Io ammiro queste due ragazze per l'impegno e la scelta di portare avanti le loro attività in un periodo così difficile: scegliere la cosmetica biologica è importante e vi assicuro che non costa poi così tanto, basta sapersi orientare come in tutti i campi della vita. Andate a trovarle, sapranno consigliarvi al meglio: mi riferisco anche a quei maschi che non sanno dove sbattere la testa quando si tratta di fare un regalo alle proprie fidanzate. Oh, vi sto aiutando di brutto!

Thymiama Bio Profumeria (Alessandra)
Via Romolo Amaseo 3/c, Bologna
tel. 051 0410872

Le Ninfe Biocosmesi (Chiara)
Via Carlo Mayr 11/a, Ferrara
 tel. 0532 1861085

In abbinamento, un ritornello promettente dopo le cure biocosmetiche: Coldplay - Yellow



UPDATE: la mia collega Ran mi segnala che giustamente la biocosmetica si prefigge anche di scegliere prodotti e componenti non testati su animali, il che è un valore aggiunto all'etica che anima chi sceglie bio.